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La leggenda del crisantemo

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di LAURA FANO

 

In greco significa 'fiore d'oro'. Eppure, nella tradizione cattolica il crisantemo è conosciuto piuttosto come il fiore dei defunti.

 

 

Diventato industria funeraria, costretto agli spazi cimiteriali in squallidi portafiori in plastica, la tradizione vuole che in questi giorni di festa, il povero, gentile soave e meraviglioso crisantemo, degno di un Van Gogh, si rovesci a tonnellate, sulla tomba dei propri cari.

Del resto, il crisantemo da noi sboccia proprio in questo periodo dell’anno, cosa che ha fatto sì che il significato di questo fiore venisse a coincidere con la festività di Ognissanti e con il ricordo dei defunti. A nessuno, di conseguenza, verrebbe in mente di sposarsi con un bouquet di crisantemi o di regalarne un mazzo alla fidanzata come dichiarazione d’amore.

Ma, se da noi il crisantemo è per antonomasia il fiore da portare al cimitero, in  altre parti del mondo questo fiore non è affatto legato alla simbologia mortuaria.

In gran parte del nord Europa si usa regalare crisantemi al posto delle rose. Del fiore, del resto, esistono centinaia di varietà. E’ adatto per comporre bouquet perché se ne trovano di tutte le tonalità e di tutte le taglie; con petali enormi e carnosi, o sottili e lineari; a pompon, piatti e a margherita.

In diversi Paesi questo fiore ha una connotazione positiva e gioiosa, come si evince già dall’etimologia del nome composto da chrysòs «oro» e ànthemon «fiore». Nel Regno Unito il Crisantemo si regala per felicitarsi per una nascita, mentre nell’Inghilterra vittoriana esso era donato in segno d’amicizia e come augurio per una pronta guarigione. In Australia è il fiore donato per la Festa della Mamma, mentre negli USA simboleggia la gioia e la positività. L’unica eccezione in terra statunitense è data da New Orleans, in cui esso assume significato che ha in Italia.

Il significato che il mondo orientale è solito attribuire al crisantemo è quello di vita e felicità. In Corea e in Cina, per esempio, è il fiore dei festeggiamenti gioiosi e si usa regalarlo per matrimoni e compleanni. In Giappone, la “margherita dai 16 petali” è il fiore simbolo dell’Impero del Sol Levante.

L'attuale bandiera dell'imperatore è un crisantemo dorato posto al centro di uno sfondo rosso. La stessa iconografia accompagna poi le figure dell'imperatrice, del principe e della principessa ereditari. L'immagine del crisantemo è associata a quella della Dea del sole, Amaterasu, divinità della religione shintoista, considerata l'antenata della famiglia imperiale.

In Giappone si attribuiscono ai crisantemi qualità curative prodigiose tanto che a essi è dedicata anche una delle maggiori festività del Paese, il’Kiku no sekku' - letteralmente 'Giorno dei crisantemi' - che risale a, 1100 d.C e che non ha niente a che vedere con la festa dei defunti. In quest’occasione le città e i villaggi nipponici si riempiono di ogni qualità e colore di crisantemo, esposti in parchi e giardini: una vera e propria festa nazionale dei fiori.

L’uso del crisantemo nella famiglia imperiale risale all’epoca dell’Imperatore Gotoba-tennò, il quale regnò in Giappone dal 1183 al 1198. Fu proprio lui che, amando molto il crisantemo, lo adottò come emblema, facendolo disegnare sui suoi abiti e su tutti i suoi beni e rendendolo un simbolo di nobiltà e di pace. Nel corso dei secoli continuò a essere uno dei fiori più utilizzati per le decorazioni ed essendo molto in voga divenne persino un nome femminile: Kiku.

Oggi il crisantemo è coltivato da tutta la popolazione giapponese, in precedenza essendo un fiore imperiale era privilegio esclusivo dell’Imperatore possederne intere coltivazioni, tale diffusione ha reso possibile la creazione di numerose specie ibride che sono esportate anche nei vari continenti. L’espressione del crisantemo come simbolo di pace è rappresentata e ribadita, in Giappone, anche dalla scelta del disegno del crisantemo per il francobollo da 2 Yen, emesso in ricordo della firma del trattato di pace che mise fine alla guerra del Pacifico.

Nonostante il crisantemo sia il fiore più apprezzato e coltivato del Giappone non è di origine giapponese ma cinese, e si presume che fu introdotto in Giappone, per importazione, attraverso la penisola coreana. Nel ’800 la famiglia imperiale diffuse l’uso di una bevanda: il sakè, preparata con i petali di crisantemo, e introdusse una particolare festa celebrativa per la fioritura dei crisantemi, che si svolgeva il nono giorno del nono mese del calendario lunare.

Nel mondo orientale al crisantemo è legata anche un'affascinante leggenda che lo associa alla vita e alla rinascita.

La storia narra che in un piccolo villaggio giapponese una bambina vegliava in lacrime sulla mamma moribonda quando uno spirito impietosito le comparve vicino e le porse una margherita: madre e figlia sarebbero rimaste insieme per tanti giorni quanti erano i petali. Quando lo spirito si dissolse, la bambina, con molta cura e delicatezza, iniziò a ridurre i petali in striscioline sottilissime senza farli staccare. Il giorno in cui arrivò la Morte, trovò il fiore dall’infinito  numero di petali, dall'aspetto di un crisantemo, e decise di non portar via la donna: mamma e figlia rimasero insieme per sempre.

Nel nostro Paese, invece, i crisantemi sono associati al 2 novembre e nella cultura popolare costituiscono piuttosto segni di sfortuna e disgrazia. In realtà non ci sono retroscena importanti o legami particolari tra il fiore e il trapasso. Ciò che ha portato a farne il fiore dei cari estinti è semplicemente la sua stagionalità: il crisantemo, infatti, fiorisce a Novembre, proprio in concomitanza con le celebrazioni della festa del Giorno dei Morti. Di qui l’usanza di utilizzarli come omaggio per i cari defunti.

Nell’Ellade, che gli ha dato il nome, era il dono delle Antesterie, la festa dei fiori, ornava i templi e indifferentemente le case e i tumuli. Ma, pròvati adesso, che l’intelligenza dei Greci è stata sequestrata tutta dai professori di filosofia, a regalare a qualcuno, a una donna, un mazzo di crisantemi!

Facciamo venire qualche maestro giapponese che ci istruisca in crisantemologia pratica, che ci faccia riscoprire la particella di bellezza irradiata da quel cenno di luce quando è sapientemente collocato in un bel vaso delle nostre case dove ha lunga durata, piuttosto che al camposanto, e coi petali filiformi creerebbe ikebane di sorriso, sottraendo alle nostre disumane solitudini qualche briciola del loro potere feroce di lacerare e di uccidere.