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di LAURA FANO

Figli di una società in crisi


Scorro le principali notizie della settimana: la Corea del Nord lancia un altro missile balistico finito in mare, a largo delle coste nipponiche, nella zona economica esclusiva del Giappone, dopo un volo di 50 minuti, mentre la politica  italiana sembra totalmente presa dal tema delle Fake news, diventato centrale nella campagna elettorale.

In mezzo, altre notizie minori, di cui sembra che i nostri politici sembrano non preoccuparsi affatto.

Tra queste c’è la vicenda di una blogger 19enne di Porto Recanati, nelle Marche. L'accusa è istigazione al suicidio e lesioni gravissime. Le indagini sono state avviate a seguito della denuncia presentata dalla mamma di una ragazza di 15 anni che frequentava assiduamente un blog in cui gli iscritti venivano incoraggiati a perseguire l'estrema magrezza fino a diventare anoressici.

La ragazza aveva accusato gravi disturbi  alimentari che determinavano una costante perdita di peso, al punto che la quindicenne era stata costretta ad affidarsi alle cure di uno psicologo.

Ma, c’è anche la penosa storia di Michela Deriu, la 22enne barista di Porto Torres che si era tolta la vita a inizio novembre, vittima di un ricatto per un video hard. Una morte che ricorda per troppi versi quella di Tiziana Cantone, la giovane donna che si tolse la vita dopo che un suo video intimo era diventato vitale.

Un video hard, una dona fragile, un suicidio. Gli elementi sono gli stessi; l'esito, ugualmente drammatico.

Drammi strazianti che non sono figli del fato e, perciò, richiedono un'attenta riflessione.

C’è, infatti, un filo conduttore che unisce i destini di queste ragazze tra loro diverse e sconosciute: l'assenza, il fallimento dei nostri istituti educativi; intendendo con ciò tutte le più importanti agenzie di formazione: in primis la famiglia, quindi la scuola, la stessa Chiesa, lo Stato, nelle sue molteplici articolazioni territoriali, fino ai mass-media.

È la società nel suo complesso che deve interrogarsi su questi fenomeni e avere il coraggio di assumersi le proprie responsabilità. Chiedersi, ad esempio, perché un’adolescente decide di diventare anoressica sino a stare male, o perché una ragazza decide di girare filmati pornografici.

Quelle ragazze sono il prodotto di una società che ha smarrito i suoi valori e che li ha gettati via senza sapere sostituirli con altri, ma lasciando un vuoto colmato dal caos, dagli istinti animali e dal cinismo di una visione solamente consumistica e utilitaristica della vita.

Una mente debole, magari culturalmente incapace di ragionare a fondo, è più facilmente soggetta ad assimilare modelli di pensiero preconfezionati dalla società che lo circonda.

Guardiamoci attorno: nostra realtà, a ogni livello, è piena di cattivi esempi che dovrebbero suscitare indignazione e riprovazione; invece assurgono addirittura a modelli da emulare, perché "andare sopra le righe" paga, mentre il rispetto delle norme è roba da "sfigati".

In questo contesto, è difficile poter dare a un adolescente punti di riferimento stabili ed edificanti, impartirgli sani principi di rettitudine, se poi la stessa società è piena di esempi "vincenti" fondati, invece, sulla sistematica trasgressione di questi valori.

Ciò non significa, però, che bisogna abdicare al proprio ruolo di educatori, benché si tratti d’impresa ardua e sfiancante. Già, perché oggi i genitori non hanno più voglia e interesse a lottare per far crescere bene i propri figli, trovando, invece, più facile dire "sì" alle loro pretese per evitare, altrimenti, di imbattersi in snervanti conflitti. E così diventa normale che un minore resti fino a tarda notte fuori casa, che si regalino ai figli smartphone e tablet senza vigilare sull’utilizzo dei social network. A questo aggiungi l’alcol, il fumo, il gioco d'azzardo, il porno in rete e i videogiochi violenti e la frittata è fatto.

Quella che abbiamo sotto gli occhi è una generazione fuori controllo, bombardata da impulsi di ogni tipo, dall'anarchia di Internet e da un vuoto emotivo assoluto, vive inebetita in uno stato di anestesia, capace di sviluppare intelligenze fredde, ribellandosi forse inconsciamente ad adulti che hanno dato tanta libertà e poco affetto.

Così non va, occorre polso fermo.

Educare le nuove generazioni non è mai stato un compito facile, e non lo è ancora di più oggi, epoca di "relativismi morali e culturali" in cui, alla fine, tutto è accettato in nome del successo e della visibilità.

Forse, benché non ancora vecchia, non sono abbastanza moderna da integrarmi in una mentalità che giudico eccessivamente “disinvolta”. Forse sono refrattaria ad accogliere nel paradigma della mia etica certe novità di comportamento che comprendono atteggiamenti di svalutazione della dignità e del rispetto di se stessi e della società in cui viviamo. O forse, più semplicemente, ho ragione nel giudicare che ci debbano essere dei confini invalicabili al concetto di libertà di comportamento, che non deve mai giungere ad essere licenza e soprattutto degrado.

Mi riferisco a notizie sul comportamento, purtroppo abbastanza comune delle ragazzine anche di 14-16 anni che, non solo fanno sesso in modo indiscriminato e con tantissimi senza neppure la giustificazione di un amoretto, ma lo fanno tanto per farlo quando, in certi casi, non lo fanno per un compenso in denaro o addirittura per la miseria di una ricarica telefonica o l’ultimo gadget di grido. Senza rispetto, soprattutto per se stesse.

Certamente non tutte. Certamente, credo e spero, non la maggior parte.

Ma, già il fatto che molte siano disposte a “svendere” il proprio corpo, mortificandolo in mille modi, prefigura un comportamento sociale che deriva, secondo me, da una divulgazione dei media di atteggiamenti non immorali, ma peggio ancora, amorali che esaltano, con la stessa esibizione mediatica, comportamenti di puro utilitarismo e di cinico calcolo nel progettare una “carriera” sulla base della mercificazione del proprio corpo in assenza di un qualsiasi freno educativo dato che gli eventuali insegnamenti delle famiglie sono sopraffatti dalla pressione mediatica.

Certo la pillola contraccettiva ha aiutato a non avere paura del sesso. Certo le lotte femministe con gli slogan del tipo “L’utero è mio e lo gestisco io” hanno dato una sorta di lasciapassare per abbattere i tabù sessuali. E certo i modelli che la televisione e la rete presentano quotidianamente incoraggiano le giovani menti, le più facilmente suggestionabili, a valutazioni amorali.

E che si sia giunti al punto che una ragazza muoia suicida per essere magra a tutti i costi o per aver girato filmati hard poi finiti sul web mi pare che non è giustificato da nessuna conquista femminista, né da nessun proclama di libertà.

Piuttosto penso che tali comportamenti siano soprattutto causati dalla maleducazione dei media e delle TV in particolare che creano falsi miti e ipocrite aspettative nei giovani.

E’ tempo di riflettere, è tempo di cambiare direzione, è tempo di ribellarci alla frana dei valori.

Ci sono molti modi di morire, si può morire di noia, di solitudine, di amore, di disperazione, si può morire rimanendone in vita, semplicemente perdendone il senso.

La morte di un ragazzo è una questione sociale, ancor prima di essere un lutto gravissimo delle persone, delle famiglie che lo vivono come se avessero fallito personalmente, come se qualcosa o qualcuno, magicamente si fosse introdotto nei loro affetti, nei loro progetti e li avesse dirottati, deviati verso il male.

Per questo, ogni qualvolta, le cronache ci raccontano dei nostri ragazzi morti, nelle strade, giù dai ponti, suicidi, nei vicoli delle nostre città o sui lastricati ben ordinati delle nostre piazze, che si sforzano di trasmettere un ordine esteriore senza che ci sia un vero legame interiore a tenerle insieme, riceviamo un colpo, uno schiaffo in faccia.

Sono i nostri figli che stanno morendo, molti, troppi, perché una società possa ancora riconoscersi come comunità umana. E qui non si parla di Fake news.

Tutti siamo responsabili di tutto, nessuno può sentirsi esentato dal rispondere. Come ricorda Bernanos: quando lo spirito dei giovani si raffredda tutta l’umanità batte i denti.