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Alcool e minori

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di LAURA FANO

La lunga notte di Capodanno


Come ogni anno, anche questo Capodanno è iniziato con il bollettino ufficiale dei morti e dei feriti dopo i festeggiamenti del 31 Dicembre.

Mentre, infatti, si registra fortunatamente un calo nel numero dei feriti per i botti di fine anno, aumentano in maniera spaventosa i casi di coma etilico provocati dall’abuso di bevande alcoliche. Un fenomeno a dir poco preoccupante, specie se si considera che le vittime delle alzate di gomito sono soprattutto giovani e giovanissimi, quasi sempre al di sotto dei vent’anni.

E’ il caso dei venti ragazzi finiti in coma al Caldarelli di Napoli, ma anche delle intossicazioni etiliche della lunga notte di San Silvestro in Brianza. Un nemico subdolo e silenzioso l’alcool che ha mietuto vittime anche a Madonna di Campiglio, a Perugia e a Genova, dove chi ha esagerato con i brindisi  ha inaugurato il 2018 con una corsa all'ospedale.

Centinaia di ragazzi finiti in Pronto Soccorso in fin di vita. Un bilancio terribile che troppo spesso si accompagna a quello degli incidenti stradali provocati da chi, proprio sotto l’effetto di sostanze alcoliche, perde il controllo del proprio veicolo.

Eppure non ci si può scandalizzare solo a Capodanno per gli eccessi alcolici dei ragazzi. E’ necessario che ci si preoccupi ogni giorno e che la responsabilità non venga scaricata solo sui giovani.

Ogni anno l’intossicazione da alcool colpisce 700mila ragazzi sotto i 25 anni, di questi circa 180mila sono under 18. Il 15% degli interventi al pronto soccorso riguardano gli under 14.

I giovani sono un target di popolazione estremamente vulnerabile ai rischi legati al consumo di bevande alcoliche. Rischi spesso assunti inconsapevolmente e sempre più frequentemente influenzati dalle pressioni sociali, medianiche, pubblicitarie, familiari.

La responsabilità primaria è dei genitori che non devono sottovalutare se i figli tornano a casa dopo una festa privata o una serata trascorsa, in pizzeria o nel locale alla moda sotto casa, in compagnia degli amici con l’alito del dopo sbornia. “I sintomi sono chiari: lo stato di ubriachezza porta a blaterare, biascicare le parole, barcollare. C’è perdita di equilibrio e mancanza di controllo dei movimenti dovuti all’assenza di percezione delle distanze. L’alcool rende irrazionali ma chi e non è ubriaco potrebbe fermare la caduta”.

“Fino a 21 anni i giovani non producono l’enzima capace di metabolizzare l’alcool, ancora più esposte sono le donne. Si può stare molto male per una birra. L’organismo impiega 3 ore per smaltire un solo bicchiere di vino e un bicchiere di troppo può uccidere, subito. L’alcool non è come il fumo, non aspetta. Se bevi puoi morire in pochi minuti, se consumi un pacchetto di sigarette al giorno, gli effetti deleteri si vedranno da adulto. E’ un concetto da inculcare fin dall’adoloscenza”.

“Sbaglia chi non porta questi ragazzi dai medici, se l’intervento è tempestivo e mirato ne escono fuori. Eppure diversi genitori quando intercettano i segnali di ubriachezza pesante nei figli preferiscono tenerli a casa per non dover ammettere la verità”, avverte Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio Nazionale Alcool dell’Istituto Superiore di Sanità.

Purtroppo l’alcool, a differenza di altri principali fattori di rischio, gode di una accettazione sociale e di una  certa popolarità legate alla cultura mediterranea del bere; purtuttavia a fronte delle modificate abitudini e di una maggiore offerta di bevande alcoliche, i giovani  hanno adottato modelli di consumo che separando il bere dalla ritualità dei pasti hanno trasformato il significato originale del bere in un valore comportamentale prevalentemente legato all’uso dell’alcool in funzione degli effetti che esso è in grado di esercitare sulle performance personali.

Così i giovani e i giovanissimi, molto inclini per natura al conformismo, finiscono per usarne e abusarne, tanto più se l’alcool lo si può reperire anche nei distributori automatici, per sentirsi magari più sicuri, più loquaci, per facilitare le relazioni interpersonali, per apparire più emancipati e per essere più facilmente accettati dal branco.

Agli occhi dei nostri ragazzi bere è normale: lo si vede nella vita quotidiana come nelle fiction televisive. Nonostante i divieti imposti, i media e le pubblicità propongono individui che bevono e hanno successo nella vita, nella coppia, nel lavoro e nella società.

E qui va sottolineato che, sin dagli anni ’90 le aziende produttrici di alcolici, in particolare le multinazionali, hanno introdotto nel mercato nuovi prodotti rivolti in particolare a un target giovane, anche giovanissimo, quali gli alcopops, cocktail premiscelati composti da superalcolici e bevande alla frutta, e gli energy drinks, un miscuglio di caffeina o taurina e superalcolici.  Prodotti tutti che vengono commercializzati, insieme agli alcolici e ai superalcolici di tipo tradizionale, attraverso le pubblicità e le nuove strategie comunicative quali promozioni, sponsorizzazioni e social media.

Bisognerebbe, invece, da genitori in primis sottolineare ai  giovani che nessuno può essere sollecitato al bere sulla base di messaggi che dicono che bere fa bene (anche quelli dei telegiornali e delle riviste) perché alle quantità di consumo indicate come favorevoli ad una malattia corrisponde contemporaneamente un maggior rischio di altre condizioni patologiche e sociali.

Il ricorso al bere è una scorciatoia agevole, ma insidiosa per la salute dei giovani. E’ una soluzione spesso  adottata per rispondere al disagio o a problemi personali e relazionali che andrebbero identificati (o meglio anticipati) attraverso il dialogo e la comunicazione soprattutto da parte dei genitori. Il ruolo chiave dei genitori, oltre che nel dialogo, dovrebbe poi essere esercitato ricorrendo alle buone pratiche.

Parlare ai giovani fin da quando sono bambini dei danni e dei rischi legati all’alcool e delle conseguenze che errate abitudini di consumo possono arrecare sia in termini di salute che i termini sociali può contribuire ad evitare che le indicazioni poste dai genitori si ammantino di un valore  integralista o di divieto e faranno accettare probabilmente con progressiva familiarità il concetto di stile moderato.

L’uso e abuso di alcool tra i giovanissimi non è un fenomeno da sottovalutare, sia che si tratti di comportamenti abituali, sia che si tratti di comportamenti occasionali come il consumo nei fine settimana, nelle discoteche, agli open bar o agli happy hour dove i superalcolici o alcolpops sono la “norma”.

Difendere i nostri figli dall’alcool è una grande responsabilità da condividere. Si spendono somme ingenti per pubblicizzare bevande alcoliche di ogni tipo, mentre non si investe abbastanza in campagne di informazione e sensibilizzazione rivolte ai giovani soprattutto nelle scuole.