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Il silenzio degli innocenti

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di LAURA FANO

Dante Alighieri ci ha insegnato che “Tre cose ci sono rimaste del paradiso: le stelle, i fiori e i bambini”, rappresentanti umani dell'innocenza e del futuro del mondo.

 

 

Eppure, le recenti cronache ci conducono- ancora una volta- a riflettere su quanto quel paradiso di cui parlava Dante sia tuttora lontano.

A raccontarcelo, in un tema scolastico, questa volta, è stata una ragazzina di 14 anni, che ha avuto il coraggio di rompere il silenzio e denunciare gli abusi e le violenze subiti dal padre.

Non aveva confessato nulla a nessuno, mai, nemmeno alle sue sorelle, poi ha trovato di scrivere. Il padre, dopo l’arresto, si è tolto la vita; adesso la magistratura farà il suo corso.

Ogni giorno si leggono notizie, provenienti da tutto il mondo, di violenze e abusi sulla parte più indifesa dell’intero genere umano: i bambini.

L'abuso sessuale è un'ombra sul cuore, un segreto che viene conservato nel silenzio e nel dolore interiore di chi ne è vittima.  I bambini difficilmente raccontano; sono, nella maggior parte dei casi, incapaci di reagire e di denunciare tali fenomeni, perché non sono in grado di prendere decisioni che li riguardano, e per paura di ulteriori ripercussioni preferiscono subire passivamente e in silenzio.


Solo nel nostro Paese, più di due bambini ogni giorno soggiacciono a una violenza sessuale, oltre 950 minori ogni anno. E a subire più frequentemente abusi sono, ancora una volta, le femmine.

E il silenzio, spesso, è complice dell’indifferenza in cui versa questa nostra società malata.

La storia della ragazzina di Cassino è solo uno dei tanti volti della violenza perpetrata, in casa e fuori di casa, ai danni di quei bambini che la subiscono in ogni momento della loro infanzia e in tutti i contesti. Pensiamo all’episodio occorso a Cremona nei giorni scorsi, dove un cinquantenne ha ucciso la compagna e un bambino di tre anni, figlio di un’amica.

Ci sono leggi internazionali che dovrebbero proteggere l’infanzia, eppure per almeno 700 milioni di bambini in tutto il mondo, questa finisce troppo presto.

Un tempo, in una società adulticentrica, l’abbandono, l’infanticidio, la vendita, la schiavitù, l’istituzionalizzazione erano pratiche comuni nei confronti dei bambini; ora ne vengono riconosciuti i diritti peculiari.

Eppure, un impressionante numero di bambini – a cominciare da neonati- subisce esperienze di violenza, spesso causate proprio da chi dovrebbe prendersi cura di loro.

A livello globale, tre quarti dei bambini tra i 2 e i 4 anni – circa 300 milioni in tutto – subiscono in casa aggressioni psicologiche e/o fisiche. Nel mondo, circa 15 milioni di ragazze tra i 15 e i 19 anni sono state costrette a rapporti sessuali o altri tipi di violenza di natura sessuale. A livello globale, ogni 7 minuti un adolescente viene ucciso a seguito di un atto di violenza. Circa metà della popolazione in età scolare vive in paesi in cui le punizioni fisiche a scuola sono consentite o non sono totalmente proibite. Nelle zone di conflitto i minori vengono arruolati e trovano la morte come scudi umani, kamikaze o nelle azioni violente che colpiscono anche scuole e abitazioni. Per non parlare dei bambini vittime della mafia e della camorra.

Decine di conflitti in tutto il mondo continuano a privare i bambini della loro infanzia, violando tutti i loro diritti. Come ha ricordato Papa Francesco: "Ancora oggi il loro silenzio impotente grida sotto la spada di tanti Erode “.

Se continuiamo a fare le guerre, è evidente che dalla nostra storia recente abbiamo appreso ben poco.

Forse abbiamo già dimenticato quelle ideologie di morte che hanno giustificato il dominio dell'uomo sull'uomo e hanno considerato più di tutti i bambini un "oggetto d'uso" costretti, o indotti, a comportamenti predeterminati in funzione di interessi di altri uomini.

Durante l’Olocausto, i bambini furono, infatti, tra i più esposti alle violenze.  Almeno un milione e mezzo di loro fu ucciso dai Nazisti e dai loro fiancheggiatori. Di queste giovani vittime, più di un milione erano Ebrei; altre decine di migliaia erano Rom, Polacchi e Sovietici che vivevano nelle zone occupate dalla Germania, nonché bambini tedeschi con handicap fisici e/o mentali provenienti dagli Istituti di cura.

Il destino dei bambini poteva seguire diverse vie: uccisi immediatamente, al loro arrivo nei campi di sterminio; uccisi subito dopo la nascita, o mentre si trovavano ancora negli Istituti che li ospitavano; destinati al lavoro forzato o usati per esperimenti medici.

Anche i bambini non-Ebrei dei gruppi presi di mira dai Nazisti non vennero risparmiati, come ad esempio i bambini Rom uccisi nel campo di concentramento di Auschwitz; o i bambini - tra i 5.000 e i 7.000 - eliminati nell'ambito del programma "Eutanasia"; o, ancora, quelli assassinati durante le operazioni di rappresaglia, come per esempio la maggior parte dei bambini di Lidice; e, infine, i bambini che vivevano nella zona occupata dell'Unione Sovietica e che vennero uccisi insieme ai loro genitori.

Nel giorno della Memoria, tra i tanti bambini cui l’infanzia viene rubata, ho voluto ricordare anche la loro drammatica esperienza, perché, ancora oggi, in tanti -in troppi forse- non hanno ancora compreso che i bambini non sono oggetto, ma soggetti di diritto e la loro vita va salvaguardata e protetta.

I figli non sono solo i nostri figli, come dice il poeta Gibran, “sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita”, “dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono”, sono gli adulti di domani, il nostro futuro: il loro rispetto e il rispetto della loro vita riguarda quindi l’intera nostra società.