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Figli ostaggi di genitori malvagi

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di LAURA FANO

Nel nostro Paese, complice anche la legge sul “Divorzio breve”, i casi di separazione e divorzio sono aumentati negli ultimi anni in maniera spropositata e a farne le spese sono  spesso e purtroppo i figli, testimoni involontari del fallimento della coppia.

La cronaca riporta periodicamente casi di figli contesi tra i genitori in crisi, e chi opera quotidianamente nell’intricato mondo della giustizia sa bene quanto i figli vengano strumentalizzati e manipolati alla fine di un amore, per essere dati in pasto ai Tribunali, ai servizi sociali e ai periti.

Nonostante le profonde trasformazioni subite, la famiglia, intesa come la cellula primaria della società, dovrebbe essere il luogo privilegiato dove l’essere umano si sviluppa e cresce: dove gradualmente diventa sé stesso e cioè un individuo con le sue caratteristiche peculiari ed apprende la difficile arte della relazione. I bambini e gli adolescenti per poter crescere  bene e prepararsi a vivere in un mondo “buono” hanno bisogno di sentimenti di rispetto, sicurezza, apprezzamento, tolleranza, accettazione, condivisione ed il luogo per imparare questi sentimenti è proprio la famiglia.

La famiglia, però, diventa un luogo di crescita se il dissidio non fa paura, ma è vissuto come un’occasione di conoscenza di sé stessi e dell’altro, dei propri limiti e bisogni, come superamento del proprio narcisismo per l’accoglienza e la tolleranza verso le diversità dell’altro

Quando la coppia scoppia e divorzia dall’amore reciproco, da quell’amore eterno e indissolubile che ci si era promessi sull’altare, la vita dell’intera famiglia cambia inevitabilmente e può accadere  che in questo fiume in piena  di emozioni forti e contrastanti tra i coniugi vengano travolti i figli, dimenticandosi in realtà di loro come esseri umani con i loro bisogni e le loro emozioni.

Spesso i genitori non si accorgono che i figli annegano perché sopraffatti dai loro rancori, litigi, dalla violenza gratuita, dai loro egoismi e dalle loro bieche vendette, tanto da plagiarli perché rifiutino l’altro genitore o quantomeno ne abbiano una visione distorta e negativa. Nei continui conflitti tra i genitori i figli fanno da spettatori ad accuse reciproche, offese, ingiurie. Non di rado, si trovano triangolati e incastrati all’interno di dinamiche fatte di ricatti affettivi, di alleanze, di conflitti di lealtà che li spingono a prendere le parti ora dell’uno ora dell’altro genitore ed a sperimentare la spiacevole sensazione di tradire comunque qualcuno a cui tengono, qualunque comportamento adottino.

Dovrebbe stare a noi preservarli da un dolore che loro non hanno né chiesto, né voluto. Un figlio ha il diritto di crescere e svilupparsi in un ambiente sano e sta ai genitori anche istintivamente custodirne e preservarne la vita.

Quello dell'istinto materno è però uno stereotipo. L'istinto materno, a guardarci intorno, non esiste. Quello paterno anche meno. Genitori non si nasce: si diventa. Esiste invece l'amore, paterno o materno, quando la parola amore è ricca di indispensabili contenuti: responsabilità, rispetto, affettività, ma anche capacità di considerare i figli soggetti da formare, per renderli autonomamente capaci di affrontare la vita, e non oggetti, ostaggi da possedere e manipolare per le esigenze della propria vita.

La nostra cultura è fondata, invece e purtroppo, sullo stereotipo dell'«amore» incondizionato di qualsiasi mamma e di qualsiasi padre; come fosse un dogma inoppugnabile. Tale da provocare sconcerto quando viene smentito da delitti nei quali protagonisti sono proprio il padre o la madre.

Di padri e madri indegne se ne vedono ogni giorno. Se solo pensiamo alle madri che buttano i figli nei cassonetti o che li sfruttano per denaro a favore di pedofili e pervertiti, ma anche a padri violenti, che abusano dei figli o che picchiano e ammazzano per gelosia la moglie privando la prole del proprio genitore, non possiamo che rassegnarci all'idea della indiscutibile esistenza di mamme cattive e papà cattivi. Al di là di ogni tabù. Non malati, o pazzi, ma proprio cattivi, perché privi di considerazione della soggettività e umanità dei propri figli.

Mamme e papà che, nella gerarchia dei valori, mettono al primo posto il proprio ego, l’ «onore» sociale, l'interesse,  la propria vita, i propri amanti e comunque sia se stessi: giudicando i figli un fattore variabile.

Questi genitori sono quelli che gli esperti chiamano genitori malevoli, e la nostra società malevole ne è piena.

Una sindrome descritta per la prima volta nel 1995 da I. D. Turkat e riscontrabile nei casi di divorzio e affidamento dei figli: quando i genitori decidono di interrompere il proprio legame coniugale, si attivano infatti una serie di meccanismi competitivi riguardanti l’affidamento e la custodia dei figli, che spesso fanno emergere il loro lato peggiore. Nei casi di separazione altamente conflittuale spesso è difficile mantenere distinte le competenze genitoriali dal proprio fallimento coniugale, finendo così per dimenticare che i figli, per poter crescere in maniera sana ed equilibrata, necessitano di affetto, educazione e cura da parte di entrambi i genitori.

Anche chi non ha una storia di malattie psichiatriche o precedenti penali può manifestare comportamenti altamente problematici nel corso del processo di separazione e custodia dei figli: alcuni genitori interferiscono deliberatamente con le visite dell’altro e, a volte, manipolano i figli portandoli ad odiare l’altro genitore (è il caso della Sindrome di Alienazione Genitoriale o PAS); in alcune circostanze, quelle più estreme, la lotta per l’affidamento dei figli può scaturire in vera e propria violenza.

Madri e padri che continuano a mantenere una relazione di accudimento apparentemente inalterata con i figli, ma che mettono in atto tutta una serie di comportamenti lesivi nei confronti dell’ex-coniuge, al fine di comprometterne la relazione con i figli.

La Sindrome della Madre e del Padre Malevolo è una vera e propria anomalia comportamentale che comprende: la manipolazione psicologica dei figli utilizzati, senza validi motivi legati la benessere del bambino, come arma contro l’altro genitore; la vessazione del partner attraverso accuse gravi e infondate, la disponibilità ad andare contro la legge o sfruttarne ogni piega pur di danneggiare il proprio ex, il coinvolgimento di altre persone in azioni malevole contro il coniuge, e le menzogne.

I figli minori “ostaggi” di genitori malevoli o contesi da entrambi come al tiro alla fune possono avere gravi conseguenze di salute, durante lo sviluppo evolutivo. La contesa dei genitori è da considerare una violenza, sia perché va contro il diritto del bambino di rapportarsi ai due genitori, sia perché quasi sempre si accompagna ad una violenza assistita. Si tratta di atti di aggressività fisica, verbale, psicologica, sessuale o economica compiuta sulle figure di riferimento del bambino, di cui egli viene ad avere esperienza diretta o indiretta.

Comprendere ciò è già intuibile con il buon senso e poiché la separazione dei genitori è già di per sé un trauma, è dovere dei genitori cercare di limitare i danni sulla crescita psico-socio-affettiva dei gei propri figli.

I piccoli esseri umani, necessitando di molti anni per diventare autonomi e indipendenti ‘si aspettano’ di sopravvivere grazie all’intervento adulto, ma anche di vivere e sviluppare il loro potenziale grazie a un sostegno affettivo e psicologico da parte di figure di riferimento stabili e attendibili, di solito i genitori, in ogni caso esseri umani capaci di affezionarsi, di ‘aver cura’ a lungo, di trovare piacere più nel dare che nel ricevere.