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Francesca, Anna e le altre

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di LAURA FANO

Tutte le donne di Battisti

 

 

"Può darsi ch'io non sappia cosa dico/scegliendo te - una donna - per amico/ma il mio mestiere è vivere la vita/che sia di tutti i giorni o sconosciuta/ti amo, forte, debole compagna/che qualche volta impara e a volte insegna".

Era il lontano1978; il femminismo era ormai entrato nelle vene della nostra società e della cultura italiana quando Lucio Battisti, con testo scritto da Mogol, usciva col disco “Una donna per amico”.

L’8 marzo, lungi dall’essere la festa della donna, è una data importante in cui si ricordano le conquiste sociali, le lotte per la parità dei sessi e purtroppo tutte le violenze e le discriminazioni di cui le donne sono ancora oggi vittime in tutto il mondo.

La musica, meraviglioso linguaggio universale, è stata spesso un mezzo, sia di denuncia, che di dichiarazione d’amore nei confronti della donna, di quest’essere complesso e a tratti meravigliosamente contraddittorio, musa ispiratrice dei più grandi cantautori e interpreti della storia. Tra questi l’indimenticabile Lucio Battisti, uno dei più grandi innovatori della nostra storia musicale, scomparso il 9 settembre del 1998, a soli 55 anni, e che il 5 marzo avrebbe festeggiato il suo 75° compleanno.

Una chioma ricolma di riccioli bruni e negli occhi un sottile velo di malinconia. Battisti, col suo filo di voce, ha raccontato le emozioni così come pochi altri hanno saputo fare: ci ha accompagnato con le sue note di chitarra nei falò estivi sulla spiaggia, sotto la doccia e le sue indimenticabili canzoni hanno fatto da colonna sonora a quattro generazioni di romantici.

Con il supporto decisivo di Giulio Rapetti, ha tracciato con le sue canzoni, legate le une alle altre con un sottile filo conduttore, la rapida evoluzione del costume italiano e della complessa e indissolubile relazione tra uomo e donna negli anni '60 e '70, legandola alla sempre enigmatica e insondabile (per un uomo) personalità femminile.

Non si è trattato, però, sempre di rapporto semplice: spesso Battistisi è rivolto a loro con animo tormentato e quasi ossessionato da quel nome che rimane in testa e non se ne va. 

Anna faceva morire gli uomini, Linda li salvava e....10 ragazze con capelli da accarezzare, labbra sensuali sulle quali morire, non bastano. Perchè la protagonista della canzone è in realtà l'undicesima misteriosa donna che fa palpitare il cuore di Battisti-Mogol.

Nelle vita vera, però, c'era solo lei,  Grazia Letizia Veronese, amore di sempre, dal lontano 76. Eppure Battisti alle donne ne ha dedicate davvero tante di canzoni, assieme al fidato Mogol. Canzoni romantiche, indimenticabili, effervescenti, evocative, sugli amori, i tradimenti e le bionde trecce, gli occhi azzurri e le calzette rosse.

Linda non ha gli occhi belli, non è dolce come lei, non fa perdere la testa, non parla mai d’amore, però non sa mentire, balla più che mai ed è una certezza. Diciamocelo francamente, nessuna di noi vorrebbe essere la Linda di un uomo. Eppure, almeno una volta nella vita, tutte lo siamo state. Probabilmente Linda è stata il rimpiazzo. E’ stata capace di prendere l'iniziativa ha vinto, e per ora vivono insieme, sembrano felici, ma nel cuore di lui è rimasta la biondina, le promesse non mantenute di una storia iniziata forse troppo presto e la sua ossessione è Anna.

che gli uomini li fa piangere e li fa sentire maschi. E poi li molla. Anna è il vero grande amore in grado di traumatizzare a vita un uomo e tutte quelle che verranno dopo di lei, Linda compresa.

Nelle sue “Innocenti evasioni” le donne sone due: la fidanzata ufficiale, che torna a casa al momento sbagliato, e l'amante, che resta fuori dalla porta un paio di ore a suonare. Da qui la grande legge del traditore: fra due donne, si sceglie sempre quella che ha le chiavi di casa, alla fine. Il triangolo è un tema caro a Battisti. Ne “La luce dell’est” lo scontro tra due donne avviene in un bosco, una giovane, sexy e dell'Est, e una forse meno avvenente ma con un gran merito dalla sua: è lei la donna del presente.

Francesca, invece, si è fatta beccare dal suo miglior amico, capita. Eppure, lui non ci crede e insiste, “Ti stai sbagliando chi hai visto non è, non è Francesca”;Francesca non farebbe mai una cosa del genere. Con un uomo poi. Tu ci vedi male, amico. In due strofe la meravigliosa arte della negazione delle corna anche davanti all’evidenza perché l’amore, si sa è cieco. E il tradimento ritorna, con perdono sotto pioggia anche in “Comunque bella”. Lei è così bella, ma tanto bella che anche se torna al mattino vestita di pioggia con lo sguardo stravolto da una notte d’amore lui non resiste. Che romanticismo!

Se non fosse Battisti a cantarla, “E penso a te”  sembrerebbe la litania di un moderno stalker, a sentire bene le parole, un pensiero ossessivo per questa donna ovunque vada e qualsiasi cosa faccia da mattina a sera. Eppure è una delle canzoni più sentimentali e sussurrate della storia della musica leggera.

Intere generazioni hanno canticchiato, La canzone del sole: non c’è stato adolescente, dalla fine degli anni ’60 e per i successivi 30 anni, che non abbia nella propria play list sentimentale questo brano in pillole: la improvvisa presa di coscienza, spesso dolorosa, del cambiamento altrui e nostro. Sebbene estremamente orecchiabile e facile da suonare, “La canzone del sole” nasconde nel suo significato una profondità e una complessità che rimandano ai grandi temi della crescita e del modo in cui gli esseri umani amano, desiderano e, infine, nonostante tutto, cambiano. E per chi non è più giovane, la struggente nostalgia del passato e delle prime farfalle nello stomaco.

Il viaggio di Lucio si è fermato 20 anni fa, ma il percorso delle donne continua, evitando le curve più dure, senza per questo cadere nelle… paure” viaggiando come direbbe Battisti dolcemente rallentando per poi accelerare, illuminando la strada per saper dove andare.

E chissà se gli uomini continueranno a maledirci, amarci e odiarci e a sceglierci comunque come compagne che poche volte imparano e a volte insegnano.