Giustizia per Marco Vannini

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di MARCO DE RUBEIS

La morte del povero Marco Vannini presenta ancora numerosi lati oscuri e interrogativi a cui nessuno ha ancora dato risposta. Marco chiede al Ministro della Difesa Trenta di fare luce su questa tragica vicenda.


Caro Ministro Trenta,


abbiamo assistito in questi ultimi mesi alla vicinanza da parte delle Istituzioni nei confronti della famiglia Vannini, una vicinanza rinnovata soprattutto alla luce delle incongruenze che continuano ad emergere e che, nonostante tutto, in sede giudiziaria sembrano non aver inciso tanto che coloro che hanno cagionato la morte di Marco hanno visto ridimensionata la loro pena.



Tra i messaggi di vicinanza alla famiglia abbiamo letto anche il suo messaggio e per questo le chiediamo di prendere visione dell’ultima puntata del giorno 24 Aprile 2019 della trasmissione Le Iene che ha dedicato quasi quattro ore a questa triste vicenda facendo un sunto complessivo tra indagini, intercettazioni e testimonianze.


Nelle testimonianze alla fine del servizio, il conduttore Giulio Golia ha fatto luce sulla posizione di Manlio Amadori, brigadiere all’epoca in servizio nella Caserma di Ladispoli.

Il brigadiere, che lavorava proprio la notte dell'omicidio di Marco Vannini, ha fatto intendere che lui onora l’Arma dei Carabinieri e non si tirerà mai indietro per la ricerca della verità, ma una verità che deve andare di pari passo con la realtà.

Realtà che il brigadiere Amadori, ora maresciallo, non può esprimere senza rischiare conseguenze sul piano professionale: il brigadiere fa capire infatti che se avesse le autorizzazioni potrebbe rispondere a delle domande giuste e inerenti quella notte.

Caro Ministro chi meglio di Lei può autorizzare adesso il maresciallo Manlio Amadori e magari aiutare a fare un po’ di luce su quella maledetta notte?


Le chiediamo chiarezza, quella chiarezza che in questa storia ancora non c’è mai stata.