Il SudEst

Monday
Jul 22nd
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Sociale Sociale L'eredità morale di Capaci e Via d'Amelio

L'eredità morale di Capaci e Via d'Amelio

Email Stampa PDF

di PIERDOMENICO CORTE RUGGIERO

Sono passati 27 anni dalle stragi di Capaci e Via d'Amelio.

 

Dalla morte di Giovanni Falcone, di sua moglie, di Paolo Borsellino e degli agenti di scorta. 27 anni di commemorazioni e discorsi sulla mafia, di vittorie contro la mafia. Ma anche 27 anni di misteri. Le indagini sulla trattativa stato mafia portano a risvolti inquietanti. A pezzi dello stato, che hanno collaborato con la Mafia nella pianificazione delle stragi di Capaci e Via d'Amelio. Falcone e Borsellino, vivevano una esistenza blindata, erano i primi a sapere che non dovevano difendersi solo dalla mafia. Tenevano custoditi gelosamente i dati delle loro inchieste, si fidavano di pochissime persone. Questa è la vera eredità morale che lasciano Borsellino e Falcone, servitori non di uno stato di cui spesso si fidavano poco, ma servitori della Legge e della Costituzione. Servitori che non si facevano illusioni, sapevano di combattere un nemico mortale, ma che per senso del dovere hanno continuato. Per tanti anni la lotta alla mafia, alla malavita, è stata condotta da pochi uomini con pochi mezzi. Con leggi inadatte e con gli ostacoli di una politica spesso collusa. Oggi ricordare Falcone e Borsellino è doveroso, ma è doveroso ricordare anche altro. A Falcone prima e Borsellino poi, è stato negato quel ruolo di coordinamento della lotta antimafia che meritavano. Perché? Perché gli spostamenti di Falcone erano noti ai sicari della mafia? Perché? a Borsellino non é stata garantita una protezione efficace? La verità è, che Falcone e Borsellino sono morti prima di Capaci e Via d'Amelio. Uccisi da una società civile che non aveva capito l'importanza della loro battaglia, da una politica distratta nel caso migliore, dall'ostilità di parte della magistratura, dalle lentezze e inefficienze burocratiche. Falcone e Borsellino avevano molto chiaro che la parte più pericolosa della mafia, non è quella che spara. E' quella che tratta con la politica, è quella che controlla economia e appalti. Avevano ben chiare le protezioni di cui la mafia godeva. Mentre Borsellino e Falcone, non potevano uscire di casa per prendere un gelato, nella Palermo bene si incontravano alla luce del sole politici, imprenditori e mafiosi. Ora sono degli eroi Falcone e Borsellino, ma prendiamo i giornali degli anni 80, con le accuse di protagonismo e di sfruttare il fenomeno mafioso per fare carriera. Non facciamo '\errore di pensare che la lotta alla malavita, sia compito esclusivo della magistratura e delle forze dell'ordine. Non è così. E' compito di tutti noi. Con l'educazione costante alla legalità, con il coraggio di denunciare condotte illecite, con un voto consapevole. Borsellino e Falcone sono morti da soli, con coraggio e dignità, ma soli. Questa è l'eredità di Capaci e Via d\Amelio. Non servono eroi e solenni funerali di stato. Serve una compatta e organica lotta alla malavita, da parte di tutti, in ogni ambito della società. Perché la lotta alla mafia è cosa nostra.

Credit foto www.ilmetropolitano.it