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Il punto sul Ddl Pillon e l’affido condiviso

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Associaizone Steps

 

Molti padri separati stanno perdendo la pazienza nei confronti del loro santone, il Sen. Simone Pillon per le promesse non mantenute e i continui rimandi della discussione del testo unificato sulla riforma dell’affido condiviso in Commissione Giustizia al Senato.

 


Mantenimento diretto e casa coniugale si stanno dissolvendo davanti gli occhi di quei pochi papà amorevoli e fiduciosi che si sono trasformati in un’orda di haters che sta prendendo di mira ormai da giorni la pagina facebook del Senatore con insulti e minacce.

Ma la riforma, per come il Senatore la vuole strutturare, serve veramente? A quanto pare no e questa risposta ci viene data da come reagiscono i padri separati, sembra proprio una richiesta di pochi intimi, una lobby, una vera e propria minoranza di arrabbiati e rancorosi genitori all’interno di quel 20% di separazioni giudiziali che, a causa dell’elevata conflittualità si sono riversate nei Tribunali rimanendo investiti dalle decisioni giudiziarie.

Per fortuna che qualche Magistrato, illuminato grazie alla norma attuale scelga di tutelare i deboli proteggendo l’interesse e la salvaguardia fisica e psicologica dei figli minori. Ma cosa chiede esattamente questa piccola aliquota di padri? A quanto ci risulta chiede semplicemente rivalsa nei confronti delle ex mogli o compagne utilizzando l’arma più vulnerabile e debole che possa esistere, i figli. Ancora più grave e deplorevole e qui la politica ha le sue responsabilità, è mettere in relazione dei bambini in un disegno di legge che auspica mantenimento diretto, tempi paritari obbligatori, casa coniugale, mediatori e coordinatori, case famiglia e altre corbellerie che sono una vera e propria minaccia alla sicurezza e stabilità emotiva dei minori.

Il ddl Pillon non guarda assolutamente alla famiglia nella sua concreta e problematica complessità, tutela solamente gli interessi dei padri separati, nella più ampia contraddizione indipendentemente da come possano realmente essere ovvero assenti, violenti, disinteressati, livorosi o semplicemente incapaci.

Basta soffermarci solo un attimo sulla sostenibilità di quanto chiedono in nome della bigenitorialità perfetta. Con lo scopo di annullare l’assegno di mantenimento per i figli, qualche euro per le carene della moto o il nuovo cellulare non guastano mai, pretendono tempi paritetici, ovvero vorrebbero stare per 15 giorni al mese, 24 ore su 24 a completa disposizione dei figli. Ma se all’interno di una famiglia italiana media in cui il padre lavora da lunedì a sabato e solamente la domenica riesce a stare dietro la famiglia, come fa da separato a starne fino a 15? La separazione non trasforma genitori incapaci in capaci, bensì ne decreta le limitate capacità e responsabilità, d’altronde se la famiglia si sfascia una ragione dietro ci deve pur essere.

E’ anche vero che la Magistratura, nell’emettere frettolose decisioni commette degli errori penalizzando qualche genitore capace e attento, allontanandolo ingiustamente dai figli o limitandone eccessivamente il diritto di visita. Su questo ci si potrebbe lavorare senza alcuna riforma partendo proprio da quanto di buono ha introdotto la legge 54 del 2006, rivisitando ed aggiungendo alcuni punti che potrebbero proprio riguardare la flessibilità delle figure genitoriali in funzione delle necessità dei figli; ma è anche vero, e su questo la Magistratura attraverso i procedimenti di volontaria giurisdizione a tutela i figli minori ne ha dato atto, che le mura di casa sono il teatro dell’80% dei maltrattamenti e, sempre secondo l’ISTAT i figli minori che assistono alle violenze sono il 4% ossia oltre 420.000 bambini sono testimoni ogni anno di violenza contro quel 1,4 milioni di madri che nel nostro paese la subiscono.

A chiudere il cerchio, il 64% delle donne che si rivolgono all’autorità giudiziaria e ai Centri antiviolenza hanno figli e sono minorenni più del 70% dei casi con oltre 550.000 donne silenti e vittime di violenza familiare che per non sfasciare la “stabilità” familiare rimangono in silenzio.

E partendo da questi dati sarebbe giusto chiederci, nel caso in cui sia previsto un allontanamento coatto dalle mura di casa del genitore violento a protezione dei figli minori, come si fa a proporre una legge che conceda nuovamente a quest’ultimo la possibilità di crescerli avendo addirittura tempi paritetici? E se i piccoli non volessero stare con il loro papà perché intimoriti e poco sicuri?

Nessun problema, rispunta la PAS, sindrome da alienazione parentale, strumento né scientifico né clinico ma prettamente giuridico che dà margine di manovra agli avvocati e ai Magistrati per giocare sul collocamento dei figli da una casa all’altra, da un genitore all’altro, da una paura all’altra, tanto si abituano e diventano più intelligenti, affermano i sostenitori del ddl Pillon.

La PAS riteniamo che debba uscire dai Tribunali, lontano da una qualsiasi strumentalizzazione ed impugnazione per vendetta o per gioco forza in un conflitto di coppia. Sulla questione dei tempi paritetici, comunque contemplato dalla legge attuale, questi non dovrebbero essere concessi laddove vi sia asimmetria genitoriale sotto il punto di vista capacitivo e patrimoniale perché se oggi a dormire in auto ci è finito qualche papà, un domani potrebbero fargli compagnia anche tantissime mamme assieme ai propri figli, con buona pace della Giustizia e della equità sociale.