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Simonetta Cesaroni e la strana telefonata

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di PIERDOMENICO CORTE RUGGIERO

Sono 29 anni che Simonetta Cesaroni, attende giustizia.

 

Dopo anni di indagini e un processo che ha visto l'assoluzione di Raniero Busco, il suo fidanzato. L'omicidio di Simonetta Cesaroni, è uno dei più grandi misteri italiani, ma è sempre più dimenticato. Perché molti ritengono che non sia più possibile risolvere il caso, mentre altri credono nella colpevolezza di Busco, nonostante la sua assoluzione. Busco è innocente e l'assassino di Simonetta Cesaroni è senza volto. Simonetta Cesaroni, viene uccisa il 7 agosto 1990 a Roma in Via Poma, negli uffici dell'Associazione Alberghi della Gioventù (AIAG), dove lavorava nel pomeriggio, due giorni a settimana. Viene colpita 29 volte con un oggetto tagliente, forse un tagliacarte. I vestiti vengono portati via. Viene uccisa in un luogo circoscritto, un ufficio chiuso da una porta blindata. Per entrare era necessario avere la chiave o doveva essere Simonetta ad aprire la porta. E lei non avrebbe aperto la porta a chiunque. Questo è il primo elemento. Simonetta lavorava in Via Poma due giorni a settimana per inserire dati contabili nel computer. Lei lavorava per la Reli sas, era stata “prestata” all'AIAG, grazie ad un accordo tra il suo datore di lavoro Ermanno Bizzocchi  e il presidente dell'AIAG Francesco Caracciolo di Sarno. Simonetta aveva iniziato a lavorare in Via Poma, a Giugno del 1990, e non era mai sola. Era affiancata da un impiegato dell'AIAG, Luciano Menicocci. Fino a fine luglio, poi l'impiegato va in ferie e Simonetta va al lavoro sola in Via Poma. Questo è il secondo punto di interesse. Perché lasciare Simonetta sola? Non era più semplice e sicuro chiederle di lavorare la mattina? Arriviamo al giorno 7 agosto 1990. La mattina Simonetta si reca a lavoro alla Reli sas. Torna a casa verso le 12.40. Si cambia gli indumenti e pranza. Durante il pranzo si reca nella sua cameretta per una telefonata. Verso le 15 viene accompagnata dalla sorella alla fermata Subaugusta della metro A. Arriva in Via Poma verso le 16-16.15. Nessuno la vede arrivare. Arriviamo alle 17.15, alla telefonata che può essere la chiave per risolvere il mistero. Luigina Berrettini è una impiegata AIAG e lavora in Via Poma. Si trova a casa, quando verso le 17.15 riceve una telefonata da Via Poma. E' Simonetta Cesaroni, che ha un problema con l'inserimento dati e chiede aiuto alla Berrettini. Ma la Berrettini non può aiutarla e quindi dice a Simonetta che avrebbe chiamato Anita Baldi, direttore amministrativo AIAG, e poi l'avrebbe richiamata per darle la soluzione del problema contabile.  La Berrettini chiama a casa la Baldi, che le fornisce le istruzioni da dare a Simonetta. La Berrettini quindi richiama Simonetta in Via Poma. E' una strana telefonata. Simonetta aveva in numero di Menicocci e nel caso poteva contattare la Baldi, perché chiamare la Berrettini? La Berrettini dichiara che aveva parlato altre volte al telefono con Simonetta, ma se era presente già Menicocci perché parlare con la Berrettini? Inoltre perché la Baldi affida le istruzioni alla Berrettini, invece di chiamare Simonetta? Se era Simonetta è una strana telefonata, se non era Simonetta era un qualcuno a conoscenza di procedure e dinamiche dell'AIAG. La falsa telefonata, serviva forse a creare un falso alibi, collocando l'orario della morte a dopo le 17.30, quando in realtà Simonetta era morta, forse, prima,  intorno alle 16.30-16.40. Più che dal Dna, questo è un omicidio che può essere risolto solo dalla logica, un omicidio dove il ruolo di una donna nell'uccisione di Simonetta Cesaroni, potrebbe essere più importante  di quanto ipotizzato.  29 anni di attesa sono tanti. Sono  troppi.

Credit foto https://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/poma-dal-sangue-di-simonetta-cesaroni-del-1805772/