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Emanuela Orlandi, interessa ancora la verità?

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di PIERDOMENICO CORTE RUGGIERO

E' dal giugno 1983, 36 anni, che si parla della scomparsa di Emanuela Orlandi.

 

Si parla e si indaga. Emanuela è stata cercata ovunque. La sua presenza è stata segnalata ovunque. Ultimamente viene cercata nel cimitero Teutonico in Vaticano. Sono state aperte tombe e ossari. Anche se le prime risultanze delle indagini scientifiche, escludono che le ossa possano appartenere ad Emanuela Orlandi. Il caso Orlandi ha una particolarità, in 36 anni è stato dato credito alla più lunga lista di mitomani e cialtroni, che la storia criminale italiana abbia mai visto. Personaggi improponibili, tesi fantasiose, a tutto è stato dato credito. L'importante era sostenere che il Vaticano fosse implicato, che Emanuela Orlandi era vittima di un intrigo internazionale. Kgb, Stasi, la banda bassotti, la Spectre, lupi grigi, turchi napoletani alla Totò, lupi solitari, cani zoppi, papere gialle, nel caso della scomparsa di Emanuela Orlandi è entrato di tutto. Ma il risultato è sempre stato lo stesso. Zero. Con la verità sempre più lontana. Ma a molti la verità non è mai interessata. Il caso Orlandi è il pretesto per fare politica , sociologia, teoria del complotto, per regolare faide nel Vaticano. Per portare avanti le proprie tesi. Per dividersi in tifoserie, alla Bartali e Coppi. Una povera ragazza scomparsa, è diventata una clava mediatica da usare. E la verità? La verità nella scomparsa di Emanuela Orlandi, è diventata un optional. Addirittura un fastidio. Non a caso uno dei migliori libri scritti sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, “Atto di dolore” di Tommaso Nelli, è caduto nell'indifferenza di molti. Eppure è frutto di una indagine giornalistica accurata, fondata su testimonianze e atti giudiziari. Il problema è che il libro ha un “difetto” imperdonabile. Smonta tutte le teorie seguite in 36 anni. E non potrebbe essere altrimenti. Se una bella ragazza scompare nel nulla dopo aver ricevuto una strana quanto falsa offerta di lavoro, la prima pista da seguire è quella legata al movente sessuale. Invece nel caso Orlandi, questa pista è sempre stata respinta con sdegno. Meglio dare credito a fantasiose guerre tra spie, a guerre tra fazioni vaticane a base di messaggi segreti. Meglio dare credito alle mille versioni di Agca, che è ancora vivo proprio perché non ha nessuna verità da raccontare o nessuna volontà di farlo. Non è un caso se dopo 36 anni, ancora non ha un nome la ragazza che era con Emanuela Orlandi, poco prima della scomparsa. Non è un caso che il primo pubblico ministero che ha indagato sul caso, venne criticato per aver seguito la pista sessuale. Non è un caso che Mirella Gregori è un fantasma, di cui pochi parlano. La famiglia ha tutto il diritto di credere Emanuela viva. Discorso diverso  per tutti coloro che dolosamente accreditano piste fasulle. Che scrivono libri su piste assurde. Può essere risolto il caso Orlandi? Certamente. Basterebbe indagare sulle ragazze scomparse o vittime di violenze o strane offerte di lavoro, dal 1980 al 1983. Basterebbe trovare la ragazza in compagnia di Emanuela. Tutte cose che il Tenente Colombo avrebbe fatto e risolto il caso. Ma questo non è un film. O meglio non dovrebbe esserlo. Sarebbe ora che attori, figuranti e giullari lasciassero posto alla vera protagonista. La verità.

Credit foto https://news.sky.com/story/vatican-bones-too-old-to-be-missing-15-year-old-girl-emanuela-orlandi-11772412