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Coronavirus, tra senso civico e delazione

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di PIERDOMENICO CORTE RUGGIERO

“State a casa”, sono settimane che questo è l'imperativo.

 

Stiamo a casa così il contagio da Coronavirus rallenta, così gli ospedali possono affrontare meglio l'emergenza, così torneremo prima ad un a vita normale. Le norme sono chiare, tutti a casa tranne per le dovute eccezioni. Controlli continui delle Forze dell'Ordine e dell'Esercito. Tutto assolutamente giusto e condivisibile. Con un grosso ma. Perché oltre al doveroso e professionale controllo delle Forze dell'ordine, si è attivata una seconda forma di controllo. Quella dei cittadini che segnalano presunte violazioni delle norme che impongono di non uscire di casa. Centinaia e centinaia di segnalazioni alle Forze dell'Ordine e/o sui social, spesso con tanto di fotografie dei presunti colpevoli. Verrebbe da dire che è un lodevole senso civico. Verrebbe, ma non è sempre così. Partiamo da un presupposto, le persone ora hanno così tanta paura perché temono di perdere la vita, la loro e quella delle persone care. Normale avere paura, ma la paura non si accompagna mai alla razionalità. Inoltre situazioni estreme come queste, creano due sentimenti estremi. Grande generosità o grande egoismo. La paura, genera spesso il nemico. La necessità di un nemico, per sfogare la paura. Un nemico da battere, per tornare presto alla normalità. Il nemico dovrebbe essere il Coronavirus. Visto, però, che il Coronavirus si trasmette da persona a persona, si rischia che il nemico diventi la persona. “Sei tu che puoi mettere a rischio la mia vita “, “ sei tu che mi impedisci di fare una vita normale “. Sia chiaro è dovere di tutti segnalare alle autorità, palesi violazioni delle norme. Ma appunto palesi. E poi dobbiamo tenere conto della situazione. Persone che chiamano la Polizia perché sentono rumori nell'abitazione accanto e pensano ci sia una festa; persone che contano quante volte il vicino esce per fare acquisti; la condanna a prescindere per una passeggiata in condizioni di sicurezza; sono pericolose derive. Il fenomeno della delazione è stato già ampiamente studiato. Durante il fascismo, durante l'occupazione tedesca in Italia, in Germania Est con la Stasi. La delazione nasce per un presunto senso civico, per paura o per odio. Rimanere vivi è la priorità, ma anche rimanere umani è una priorità. Le limitazione alle nostre libertà costituzionali sono provvisorie, quella del Coronavirus sarà una parentesi nella vita sociale. Il clima da giorno del giudizio è pericoloso, il clima da sopravvivenza è pericoloso. Difendere la vita non è solo evitare di morire ma è difendere i valori della vita. Il buonsenso e il senso di umanità, sono essenza stessa della vita. Le situazioni di emergenza, non giustificano la perdita di qualsiasi umanità. Sopratutto non giustifica il diventare giudici e censori. Tanto più che molti quelli che oggi chiamano i Carabinieri per segnalare una persona che passeggia, sono gli stessi che non chiamavano in caso di violenze in famiglia o aggressioni in strada. Vivere non è solo la presenza di attività cardiaca e respiratoria. Attenzione a non morire dentro.

https://bodosproject.blogspot.com/2015/12/sulla-delazione-nel-mondo-moderno.html