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Violenze e speculatori

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di EZIO FORSATO

Quando si decide di affrontare il tema della violenza sulle donne, bisogna sapere di addentrarsi in un campo minato. Cadere nella facile strumentalizzazione, è facile. L’argomento è delicato e va trattato coi guanti di velluto. Partiamo dalla protagonista principale. Una donna che viene sfiorata o travolta da queste tragedie è una figura ormai segnata per sempre. I drammi, le paure determineranno inevitabilmente in essa, un drastico cambiamento di vita, modificandone usi e atteggiamenti verso se stessa e verso gli altri. Ma come sempre più spesso accade, anche in questo caso ci si accorge che questa oscura medaglia, ha due facce. Purtroppo ben diverse e distinte l’una dall’altra. Da un lato la povera vittima che dopo ciò che ha vissuto e sperando sia sopravvissuta, deve metabolizzare l’accaduto. Tentare di tornare a vivere. Dall’altra l’apparizione di soggetti esterni che nascono e prendono vita, alimentandosi di quei drammi. Il lavoro incessante dei media, che diffondono informazioni sui questi casi è talmente veloce e continuo (purtroppo n.d.r.), che non si ha  più la capacità di realizzare ciò che abbiamo ascoltato pochi minuti prima. Un nuovo dramma, una nuova tragedia, divora la precedente. Senza poi parlare di trasmissioni televisive dove la violenza diventa unicamente un macabro show. Dove spesso giornalisti improbabili sono costretti loro malgrado a dare notizie allo spettatore, con una meticolosità tale di particolari da far rabbrividire. Tutte queste figure secondarie al dramma vero e proprio si atteggiano, quasi fossero loro i protagonisti, sotto i riflettori falsi di un palcoscenico desolante. Ma nel momento in cui quelle luci saranno spente, le paure e le ferite resteranno soltanto addosso alla povera vittima di turno. E qui l’altro aspetto negativo. I manager delle donne vittime di violenza. Il dolore di una donna non potrà mai essere compensato da nessuna somma di denaro. Ma oggi lo stesso dolore diventa business. I talk show assumono l’aspetto di passerelle del dramma. Un divano e qualche indumento firmato e il gioco è fatto. In pochi minuti, quella povera donna viene lasciata in pasto a conduttori o conduttrici senza scrupoli e il cui unico obiettivo è quello di far salire lo share, l’audience. Dietro un contratto di qualche centinaio di euro si tenta di lenire le profonde ferite della malcapitata di turno. Ma una volta spenti i riflettori, la protagonista dovrò fare i conti dentro se, con quanto gli è accaduto. Questa nuova categoria professionale sta prendendo piede e purtroppo sarà sempre in aumento visto il notevole incremento di casi di cronaca in tal senso. I falsi profeti del dolore andrebbero combattuti allo stesso modo con cui andrebbero perseguitati gli aguzzini delle vittime.  Sarebbe necessario ripartire a zero. Dal rifondare una cultura nuova del rispetto verso la donna ripartendo proprio dalla scuola. Perché quei drammi potrebbero capitare a chiunque e la scuola dovrebbe avere un ruolo determinante per combattere la violenza. Di qualsiasi genere essa sia.

Ma questa è un'altra grave nota dolente e ne parleremo un’altra volta…