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L’Europa perde sempre più biodiversità

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di NICO CATALANO

Nel periodo 2014 -2020 la Pac non ne ha arrestato il declino

 


 

In quest’ epoca, il genere umano sta vivendo in una maniera non sostenibile, consumando le già limitate risorse naturali della Terra più rapidamente di quanto essa sia in grado di rigenerare. Negli ultimi decenni le nostre campagne sono state oggetto da parte dell’uomo dell’applicazione manichea e zelante dei principi della “rivoluzione verde”. Oggi, in seguito alla spinta determinata dall’incontrollata crescita demografica mondiale e dai nefasti effetti del consumismo sfrenato, l’agricoltura intensiva o “imperiale” così come ultimamente è stata definita dal sociologo rurale Erwin Van Ploeg occupa estensioni agricole per miliardi di ettari che vengono trattati con pericolosi pesticidi e impattanti fertilizzanti derivati del petrolio e dalla chimica di sintesi. Tutto questo associato all’utilizzo non razionale durante i processi produttivi agricoli dell’acqua e della fertilità del suolo, ha prodotto delle modificazioni degli ecosistemi iniziali, causando oltre all'esaurimento delle risorse naturali, al pericoloso aumento dell'inquinamento ambientale, ai gravi effetti sul clima e alle conseguenti ingiustizie sociali, anche la distruzione della variabilità genetica, della diversità vegetale e della fauna. Infatti, la perdita di biodiversità, rappresenta una delle cinque principali minacce per la vita del nostro pianeta, ed è causata principalmente dall’agricoltura intensiva che ha trasformato paesaggi un tempo diversificati, caratterizzati da tanti piccoli appezzamenti e innumerevoli nicchie ecologiche, in distese ininterrotte di campi contraddistinti dalla presenza di monocoltura in successione su sé stessa, gestiti con grandi macchinari, su cui opera solo una ridottissima forza lavoro. In Europa negli ultimi trenta anni, la biomassa totale degli insetti si è ridotta del 75%, le farfalle del 39%, mentre le 39 specie più comuni di uccelli sono diminuite del 34%. “La Politica Agricola Comune non ha contribuito a mantenere e rafforzare la biodiversità dei terreni agricoli, tanto che la diversità genetica delle colture e degli animali allevati è in continuo declino nell’Unione Europea” è quanto emerge dalla relazione della Corte dei Conti Europea, l’organismo comunitario che ha il compito di valutare l’efficacia delle politiche di Bruxelles. Tramite la relazione pubblicata la scorsa settimana e intitolata “Biodiversità nei terreni agricoli: il contributo della Pac non ne ha arrestato il declino” i contabili di Bruxelles hanno esaminato concezione, attuazione, risultati e il monitoraggio delle azioni intraprese dall’Ue per arrestare la perdita di biodiversità in agricoltura nel periodo 2014-2020, valutando la loro coerenza rispetto agli obiettivi che la stessa Unione Europea si era data in precedenza. Una coerenza che in questi anni è mancata a causa della presenza di uno scarso coordinamento tra le politiche e le strategie dell’Ue, secondo quanto evidenziato dalla stessa Corte dei Conti. Difatti a fronte di una spesa a favore della biodiversità che nel periodo 2014-2020 è arrivata a toccare la cifra di 86 miliardi di euro (pari all’8,1 per cento del bilancio europeo), dalla relazione purtroppo emerge che l’Ue non dispone ancora di una strategia comune per la conservazione della diversità genetica. Inoltre, sia la crescente uniformità dei moderni sistemi di produzione alimentare, così come la nostra alimentazione standardizzata e poco varia hanno contribuito non solo alla diffusione di varie forme di patologie causate dalla cattiva nutrizione così come ad un repentino declino della biodiversità. La riduzione della diversità vegetale e animale si traduce in una minore presenza di risorse genetiche che ha come conseguenza una minore resilienza naturale di fronte sia ai sempre più frequenti cambiamenti climatici ma anche rispetto a organismi nocivi come virus e batteri. In un mondo e in Europa che sta ancora facendo i conti con i postumi dell’emergenza causata dal Covid 19, la relazione della Corte dei Conti Europea risulta più di un monito. La discussione sulla riforma della nuova Pac che dovrebbe entrare in vigore dal 2021, è prossima tra i banchi di Bruxelles, quindi ora tocca alla politica agire per il bene comune.

Fonte della Foto: Il Sole 24 Ore