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Il Mig 23 di Castelsilano, la chiave per tre misteri

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di PIERDOMENICO CORTE RUGGIERO

Il 18 luglio 1980, un Mig 23 libico cade sulla Sila, precisamente a Castelsilano.

 

 

Una vicenda misteriosa, mai chiarita. Che potrebbe essere la chiave per risolvere altri due misteri. La strage di Ustica e la strage della stazione di Bologna. Secondo la versione ufficiale, il Mig 23 la mattina del 18 luglio 1980, è in esercitazione in Libia con altri velivoli dello stesso tipo. Il pilota si sente male, e il pilota automatico guida il Mig verso la Calabria, dove cade dopo aver terminato il carburante. Pochi hanno mai creduto alla versione ufficiale. Cosa è realmente successo? Gli atti processuali portano a ritenere con buona certezza, l'esistenza di due documenti ritrovati sul Mig 23 e poi scomparsi. Una carta geografica con segnate due rotte che partivano o arrivavano su Crotone in direzione Gioia del Colle o Lecce. Il secondo documento era un manoscritto in lingua araba con la frase io sottoscritto pilota colpevole della morte di tanti seguita dal nome Khalil. Sono documenti che portano ad ipotizzare che il Mig 23 era di base in Italia. I piloti libici venivano addestrati sia in Sardegna che in Puglia. La dichiarazione manoscritta è la prova che il pilota del Mig, era coinvolto nella strage di Ustica? Forse. Analizziamo dove e quando cade il Dc9 Itavia. Sono le 21 del 27 giugno 1980, il Dc9 si trova sul braccio di mare tra Ponza e Ustica. Una zona non coperta totalmente dai nostri radar militari della difesa aerea. Il radar di Marsala, proprio quel giorno, alle 21 entrava in esercitazione. Quello di Siracusa, proprio quel giorno, era spento per manutenzione. Di sera l'aeroporto militare di Trapani Birgi cessava le attività. Quindi abbiamo una larga fetta del nostro spazio aereo, terra di nessuno. In quella terra di nessuno volava il Dc9. In quella terra di nessuno volavano spesso aerei militari americani, francesi, inglesi e probabilmente libici. I piloti militari hanno bisogno di addestramento molto realistico, che non è possibile realizzare con le misure di sicurezza del tempo di pace. Addestramento realistico che viene svolto in modo diciamo clandestino. Ipotizziamo che la sera del 27 giugno 1980, il Mig23 era in addestramento con l' impiego di aereo bersaglio e misure di guerra elettronica ( spiegherebbe la traccia radar AJ453). Gheddafi aveva un grande interesse per gli apparati di guerra elettronica italiani. Ipotizziamo che durante queste manovre d'addestramento, il Dc 9 viene colpito forse dall'aereo bersaglio. Il Mig 23 si trova coinvolto, “ rottami del DC 9 presumibilmente colpirono e danneggiarono il Mig e il pilota andò in direzione sud ovest”, come è descritto in un telegramma dell'ambasciata americana a Roma. Ipotizziamo che il Mig 23 cerca di rientrare in Puglia dove è di  base. Ci riesce, forse è inseguito da qualche caccia, ma ci riesce. Il pilota libico preso dal rimorso, scrive quel biglietto e il 18 luglio 1980 si schianta nei pressi di Castelsilano, nel tentativo di fuggire dall'Italia o deliberatamente. Ipotesi, ma che spiegano il documento manoscritto, che secondo la Corte d'assise di Roma “ indubbiamente doveva esistere e che è stato dolosamente sottratto alla verifica da parte dell'autorità giudiziaria “. Che il Mig 23  sia stato coinvolto in una battaglia aerea per difendere l'aereo di Gheddafi o per difendere il Dc9 Itavia, che trasportava materiale radioattivo destinato a paesi arabi, non convince. Gheddafi non era uno sprovveduto, non avrebbe mai affidato la propria vita a Mig 23 nettamente inferiori agli aerei occidentali e pilotati da stranieri, visto che la Libia non aveva personale preparato. Inoltre Gheddafi potevano eliminarlo in modo più discreto e meno compromettente, come accaduto nel 1981 con Sadat.  Stesso discorso per il Dc9, un traffico di materiale nucleare poteva essere fermato in modo più discreto. Nessuno indaga su due corrieri trovati morti o spariti nel nulla, mentre la morte di 81 persone è cosa diversa. Sempre per ipotesi, abbiamo il Mig 23 libico che si addestrava in Italia, coinvolto nella strage di Ustica. Sufficiente per creare uno scandalo . Il 4 febbraio 1980, Il Corriere della Sera titolava “La Libia di Gheddafi testa di ponte del Patto di Varsavia nel Mediterraneo”. L'Italia, paese Nato, vendeva armi ed apparati elettronici sofisticati alla Libia. Affari sporchi che potrebbero aver provocato la morte di 81 persone. Lo scandalo sarebbe stato terrificante.  Per evitare questo scandalo, viene decisa un'operazione diversiva a Bologna? Anche questa è solo un'ipotesi. Certo è che la strage di Bologna, è una strage anomala. Certo è che il Mig 23 nasconde segreti imbarazzanti, legati non solo ad Ustica. Moro, Pecorelli e il Mig23, sono forse legati dallo stesso filo nero. Nero come il petrolio, nero come certe trame, nero come certi fondi. Nero come il buio che avvolge la verità.

Credit foto https://www.analisidifesa.it/2015/07/libia-le-forze-di-tobruk-rimettono-in-linea-i-mig-23/