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Formia 12 agosto 1970, una morte di serie B

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di PIERDOMENICO CORTE RUGGIERO

La cronaca nera, non è semplice cronaca di omicidi e delitti.

 

 

Di misteri e miserie. La cronaca nera è il ritratto, forse quello più vero, della società. La cronaca nera è sociologia, costume. La cronaca nera, insegna l'amara verità che non siamo uguali, nemmeno davanti alla morte. Che esistono morti di serie B. Raccontiamo proprio la storia di una morte di serie B. 12 agosto 1970, un giorno come tanti in una cittadina come tante. Formia, che in realtà non è una cittadina come tante. Piena di storia, famosa località turistica. La Perla del Tirreno. Una cittadina tranquilla, un po' borghese, placidamente e convintamente democristiana. Mancano tre giorni a Ferragosto, clima di festa. Eppure succede qualcosa. I carabinieri si recano presso un appartamento in via Appia lato Napoli n.126. Un forte odore, odore di morte, ha allarmato i passanti. I carabinieri sfondano la porta e vengono investiti da un fetore nauseabondo. Riescono, con molta fatica, ad ispezionare l'appartamento. In una stanza da letto, trovano ai piedi del letto un corpo. Supino, girato su un fianco. Quasi totalmente decomposto, coperto solo da una vestaglia chiara. Il letto è vistosamente disfatto. Si tratta di una donna. La notizia turba la cittadinanza. Si sospetta la morte violenta. Il 14 agosto, però, i giornali tranquillizzano la pubblica opinione. La donna è stata identificata, si tratta di una entraineuse. Proprio così, prima di indicare nome e cognome, specificano che si tratta di una entraineuse. Come a dire: “State tranquilli non è una cosa che tocca la vostra tranquillità, la vostra coscienza”. La donna, anzi la ragazza morta, è Antonia Atzori. Ha solo 21 anni, sarda di S. Nicolò d' Arcidano. Giovanissima si trasferisce a Roma dove lavora come domestica. Nel luglio 1969, si trasferisce a Formia e nel mese di ottobre va a vivere nell'appartamento dove viene trovata cadavere. Antonia, lavorava presso locali notturni di Gaeta. I giornali, con istituzionale pudore, lasciano intendere senza affermarlo, che concedesse i suoi favori a pagamento. Un particolare importante viene accertato dagli investigatori, Antonia Atzori arriva a Formia incinta. Partorisce ad inizio di gennaio del 1970. Successivamente affida  suo figlio, ad una balia in provincia di Caserta. I giornali, tolgono anche la dignità di madre ad Antonia Atzori. Scrivono infatti “un suo bambino”, non suo figlio, perché se sei entraineuse non puoi essere madre. L'ultima volta viene vista intorno al 19 marzo. Poi di lei nessuna notizia. Probabilmente il corpo è rimasto nell'appartamento per cinque mesi. Possibile che nessuno si sia accorto di nulla? E soprattutto come è morta Antonia Atzori? Nessun segno evidente di violenza, ma il corpo è praticamente decomposto. Poi il letto disfatto genera dubbi. Anche se è Ferragosto, viene deciso di trasportare il corpo a Roma, per una autopsia più approfondita. I dubbi sono molti. Vengono sentiti gli amici, che descrivono Antonia come una ragazza solare, serena. Gli investigatori si interessano del proprietario dell'appartamento. Si tratta di Giovanni Corte, un cameriere che lavora a Zurigo. Accertano che il Corte è dal dicembre 1969 che non si reca presso il suo appartamento a Formia. Però dei testimoni vedono un uomo soggiornare per alcuni giorni nell'appartamento, proprio nel periodo della morte di Antonia Atzori. Chi era? Per dare risposta a questa domanda, gli inquirenti convocano Corte Giovanni. A questo punto,  mistero si aggiunge a mistero. Pochi giorni prima di tornare in Italia, Corte viene travolto e ucciso da una vettura che si dà alla fuga. Le indagini finiscono qui. La vicenda viene rapidamente dimenticata. Di storie così sono pieni gli archivi, le pagine dei giornali. Storie ai margini, storie di serie B. Sulla bilancia della Giustizia, ogni vita dovrebbe avere lo stesso peso, la stessa dignità. Dovrebbe.

Credit foto Archivio quotidiano “Il Tempo”