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Perché il lockdown era anacronistico ma inevitabile

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di PIERDOMENICO CORTE RUGGIERO

I verbali del Comitato Tecnico Scientifico resi pubblici in questi giorni, hanno creato enormi polemiche.

Il 7 marzo, il Comitato aveva consigliato al Governo misure più severe in alcune zone per contrastare il Covid19 e misure più blande per il resto del territorio nazionale. Invece il 9 marzo, il Governo decide di chiudere tutto il territorio nazionale. Inizia così il famoso lockdown, il “io resto a casa”. Francamente sono polemiche difficili da comprendere. Era noto che la decisione di chiudere tutti in casa, era politica. Possiamo discutere dei profili di incostituzionalità, del fatto che è stata limitata la libertà personale e non solo la libertà di circolazione. Però, è palese che il lockdown era inevitabile. Ma non per la situazione dei contagi. Le motivazioni che hanno spinto il Governo sono di natura diversa. Un sistema sanitario a pezzi in molte zone d'Italia. Medicina territoriale trascurata, pochi posti letto in terapia intensiva, pochi medici ed infermieri. Il Covid19 poteva essere affrontato in due modi. Quello moderno andando a cercare il virus casa per casa, con tamponi a tappetto e curando a casa i pazienti con le terapie del caso, appena si presentano i primi sintomi. Monitorando gli spostamenti. Per fare questo, è necessario avere mezzi, personale e tecnologia. Come ha fatto Taiwan. Poi esiste il metodo diciamo antico, quello di chiudere tutti in casa, Non avendo mezzi, personale e tecnologia, l'Italia è stata costretta ad usare gli stessi metodi illustrati dal Manzoni nei Promessi Sposi. Non si inventa un Sistema Sanitario. Sopratutto non si può centralizzare. Non funziona il modello di pochi ospedali su cui caricare il peso di tutto. La medicina territoriale è la chiave. Come ha dimostrato il Portogallo. Esiste poi una seconda ragione,  istituzionale e politica. Per anni, il Governo era presente in ogni Comune e Provincia. Con il segretario comunale, con il medico provinciale e con l'ufficiale sanitario. Il Presidente del Consiglio, il Ministro dell'Interno e il Ministro della Sanità, avevano un controllo capillare del territorio nazionale e la possibilità di applicare velocemente le direttive. Poi con il passaggio di molte competenze alle Regioni, le cose sono cambiate e non sempre in meglio. Perché molto potere decisionale è passato ai Presidenti di Regione. Figure istituzionali certo ma anche politiche. Questo condiziona le loro scelte e i rapporti con il Governo. E' inutile nasconderlo. Nel caso del Covid19, il Governo si è trovato a dover dialogare con Presidenti di Regione, che procedevano in ordine sparso. Alcuni erano per chiusure totali, altri più tolleranti. Il rischio di frammentazione istituzionale, era alto. Anche per questo si arriva al lockdown. Il lockdown era sbagliato ma inevitabile per via delle carenze del sistema Italia. Siamo sicuri che i Presidenti di Regione possono gestire certe competenze e certe emergenze? Siamo sicuri che non sia il caso di dare ai Prefetti potere di veto nel caso di misure che possono minare l'efficienza del sistema sanitario nella Provincia? Non sarebbe il caso di tornare a figure come il medico provinciale che risponde direttamente al Ministro della Sanità e al Prefetto? Le Regioni sono istituzioni necessarie ma non hanno la necessaria agilità in alcune situazioni e non rispecchiano le necessità di tutto il territorio. Per esempio, è ovvio che il Presidente della Regione Lazio concentra i suoi sforzi su Roma, come in Lombardia su Milano, ecc. Polemizzare sul passato è inutile. E' tempo di imparare dagli errori. Con umiltà. Con onestà intellettuale.

Credit foto http://www.strettoweb.com/2020/08/coronavirus-multe-dpcm-lockdown-illegittime-violazioni-anticostituzionali-sentenza-giudice-pace-frosinone/1043191/