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Barbara Cuppini e il sogno che non muore

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di PIERDOMENICO CORTE RUGGIERO

E' la Rossa per eccellenza, l'orgoglio italiano.

 

L'abbiamo sognata tutti, almeno una volta. La Ferrari. Non è semplicemente una macchina. E' passione, precisione assoluta, bellezza. Pensi alla Ferrari e pensi a cose piacevoli. Lavorare in Ferrari è un sogno, anzi è poter contribuire a realizzare un pezzo di sogno. Come faceva Barbara Cuppini. Nata nel 1975 a Mogadiscio, da padre italiano e madre somala, si trasferisce nel 1991 in Italia. A Carpi, con suo padre. Dopo il liceo, si laurea in scienze politiche presso l'Università di Bologna. Viene assunta in Ferrari, come Responsabile Marketing Italia. Appassionata del suo lavoro, capace e brillante. Parla quattro lingue. Viene apprezzata anche per le sue doti umane. Trova la sua realizzazione professionale. In Ferrari trova anche l'amore. Agli inizi del 2011, Barbara inizia una relazione con Alessandro Persico, ingegnere elettronico alla Ferrari. Tutto apparentemente normale. Quante storie d'amore nascono sul luogo di lavoro? Tantissime. Ma il rapporto tra Barbara e Alessandro, è solo apparentemente normale. Iniziano presto i problemi. Alessandro Persico è depresso, manifesta intenzioni suicide. Barbara inizialmente decide di aiutarlo, poi però arrivano  i dubbi. Inizia a valutare di troncare un rapporto che diventa sempre  più tormentato. Arriva 17 giugno 2011. Barbara festeggia il suo compleanno. Il giorno dopo Alessandro la invita a cena fuori per festeggiare.  Barbara accetta e decide di fermarsi per la notte a casa di lui, a Serramazzoni. Però ha intenzione di troncare la relazione. Decide di farlo in modo civile, di non negare comprensione ad una persona in difficoltà.  Dopo aver chiarito con Alessandro, sarebbe tornata dal suo adorato padre e poi lunedì nuovamente a lavoro, per costruire ancora un pezzo di sogno. Il lunedì, però, Barbara non torna a lavoro. Il suo sogno finisce nella notte tra sabato 18 e domenica 19 giugno 2011. Barbara Cuppini è a letto, dorme.  Alessandro Persico invece è sveglio. Guarda un film, poi chatta con un'amica su Facebook. Come se nulla fosse, conclude la giornata uccidendo Barbara Cuppini. L'accoltella tredici volte, usando due coltelli. Poi lava i coltelli, si cambia d'abito, prende i cellulari di Barbara e va via. Si ferma per una notte a Lavarone e il lunedì si costituisce presso il commissariato di Rovereto. Dirà di aver ucciso a causa di un raptus. Strano raptus, visto che uno dei coltelli era nascosto sotto il letto. Si accerta che Persico il 25 settembre 2010, era stato arrestato a Firenze perché con un coltello squarciava le gomme di alcune auto. La sua ex moglie riferisce di essere stata minacciata con un coltello. Persico viene condannato a dodici anni di carcere e sei di Rems. Aveva problemi psicologici ed era seguito da uno psichiatra.  Una donna bella, solare e un uomo con un pericoloso lato oscuro. Una storia come tante altre tragiche storie. Si invita le donne alla prudenza, ed è giusto. Amare, però, significa spesso per una donna aiutare il suo uomo a superare i suoi lati problematici. Inoltre non è facile pensare  che l'uomo che ti bacia,  con cui hai vissuto momenti felici, possa diventare un feroce assassino. Resta indispensabile ogni forma di prevenzione. Servizi sociali, centri antiviolenza, misure di prevenzione per uomini autori di gesti violenti.

La storia di Barbara Cuppini, non è però solo una storia di morte. E' la storia di un sogno, è la storia di un ricordo che vivrà nelle tante persone che hanno conosciuto e apprezzato Barbara. Piace pensare che Barbara abbia trovato ad attenderla Enzo Ferrari, per continuare a guardare insieme con emozione il loro sogno, la Ferrari. Perché non puoi uccidere l'amore, la bellezza. Non puoi uccidere i sogni .

Credit foto https://www.giornaletrentino.it/cronaca/trento/la-uccide-poi-confessa-a-rovereto-1.593022