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La querela, nata per essere scudo è diventata spada

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di PIERDOMENICO CORTE RUGGIERO

Difendere la propria reputazione è un diritto garantito dal nostro ordinamento.

 

Garanzia che ha applicazione pratica con lo strumento della querela. Soprattutto per il reato di diffamazione, la querela è molto usata. Troppo. La querela non è più solo strumento per difendere la propria reputazione, ma è anche strumento per attaccare, per colpire. Molte le querele pretestuose fatte contro giornalisti che stavano conducendo inchieste. Querele, finite nella maggioranza dei casi con archiviazioni o assoluzioni. Essere querelati non è piacevole. Per il disagio psicologico di sentirsi imputati, per le spese da sostenere. Per i problemi derivanti dall'avere carichi pendenti. I tempi della giustizia italiana, sono lenti. Si rischia di essere imputati per anni, per una querela basata sul nulla o quasi. La querela diventa così, un modo comodo per evitare di dare risposte, per colpire chi fa domande o affermazioni scomode. In ogni ambito della cronaca, è frequente la querela. Anche in ambito giudiziario. Un caso recente è legato al caso del suicidio del brigadiere dei Carabinieri Santino Tuzi, vicenda legata all'omicidio di Serena Mollicone. Nel dicembre 2019, durante la trasmissione “Le Iene “, il consulente della famiglia Mottola, Prof. Carmelo Lavorino, citava vecchi atti d'inchiesta, oramai superati, che prendevano in esame la possibile colpevolezza di Santino Tuzi rispetto all'omicidio di Serena Mollicone. L'ipotesi di Santino Tuzi assassino era stata valutata dai Carabinieri nel lontano 2008 e subito scartata. Nell'informativa conclusiva del 2019, i Carabinieri scrivono chiaramente che è impossibile che Santino Tuzi abbia ucciso Serena Mollicone. Dopo la puntata, la famiglia del brigadiere Santino Tuzi ha manifestato pubblicamente il proprio sdegno e ha provveduto a querelare il Prof. Carmelo Lavorino. Rimane evidente che il nome di Santino Tuzi non andava fatto in una trasmissione televisiva. Tuzi non è mai stato indagato, non esiste il minimo indizio che lo collega all'omicidio. La Procura ipotizza un diverso coinvolgimento di Tuzi. Soprattutto Santino Tuzi è morto. Nessuno dice poi che Santino Tuzi a domanda diretta, risponde che secondo lui Marco Mottola non ha ucciso Serena Mollicone. Questo per dire che Tuzi non ha mai accusato nessuno, non si capisce la necessità di demolirne la figura. Il Prof. Carmelo Lavorino, poteva decidere di difendersi in tribunale o di cercare un chiarimento, decide invece di querelare Maria Tuzi, la sua consulente e il suo avvocato. Nemmeno è iniziato il processo per la morte di Serena Mollicone, e già siamo ad un numero record di querele. Come non pensare a Giulio Andreotti, che si è sempre difeso in tribunale, senza mai querelare nessuno. Ovviamente ciascuno è libero di procedere come crede. Sarebbe però tempo di pensare all'impatto della querela. Sarebbe necessario un maggior filtro in sede di indagini preliminari. Il “poi se la vede il giudice “, può avere effetti pesanti su una persona, dato che ci vorranno anni prima che un giudice decida. Una giustizia veloce ed equilibrata è ciò di cui abbiamo bisogno. La Legge è scudo. Non spada.

Credit foto http://www.linchiestaquotidiano.it/news/2019/12/12/dopo-il-fuorionda-a-le-iene-di-lavorino-maria-tuzi-deposita/29804