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Covid19, il nostro nuovo 8 settembre

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di PIERDOMENICO CORTE RUGGIERO

Esiste una data che ha condizionato e condiziona ancora la nostra Storia.

L'8 settembre 1943. Il giorno dell'armistizio con gli Alleati, il giorno della dissoluzione del nostro apparato statale, il giorno di una profonda lacerazione della nostra unità nazionale. Il giorno in cui è iniziata la guerra civile, che ha strascichi ancora oggi. La vicenda storica è nota. Il Re e Badoglio, dopo aver deciso per la firma dell'armistizio, lasciano Roma. Scappano verso Brindisi. Una fuga, un tradimento. L'intero apparato militare e burocratico italiano, rimane senza testa. Da Roma non arrivano ordini e se arrivano ordini, sono confusi. Le Forze Armate erano nelle condizioni di contrastare le forze tedesche. I tedeschi erano meglio armati e addestrati, ma le forze armate italiane erano numerose e “giocavano in casa”. Gli americani erano pronti a fornire supporto, con il lancio su Roma di una divisione di paracadutisti. Era necessario però, non perdere tempo, agire velocemente e con coraggio. Sfruttare i pochi mezzi ma l'enorme valore dei soldati e dei cittadini italiani. Cacciando i tedeschi da Roma, la guerra sarebbe durata molto meno, risparmiando morti e distruzione. Invece i vertici politici e militari, hanno scelto di prendere tempo, di non decidere. Di scaricare tutto il peso sui singoli soldati, sui singoli cittadini. In poche ore lo Stato è evaporato. Niente superiori, niente sindaci, niente prefetti. Nessuna legge. La guerra, l'incertezza, l'odio. Poi la guerra è passata, la pace è arrivata. Però la fiducia nello Stato non era più quella di prima. Noi queste cose, le abbiamo lette ( poco ) nei libri di storia. Non abbiamo vissuto emergenze così devastanti. Non abbiamo vissuto l'anarchia. Non abbiamo vissuto l'incubo di essere soli davanti al pericolo. Poi è arrivato il Covid19 e tutto è cambiato. La generale paura di morire, i camion pieni di bare. La confusione a Roma, la stessa confusione dell'8 settembre 1943. Dopo un lockdown duro come quello di marzo e aprile, era necessaria prudenza e rigore. Estate da passare nei confini regionali, assoluto divieto di movida notturna, didattica a distanza per scuole superiori e  università, lotta ad ogni forma di assembramento. Perché il nostro sistema sanitario, ha paurose carenze di personale e attrezzature . Le stesse carenze del sistema scolastico e dei trasporti. Abbiamo medici; infermieri; insegnanti; autisti, capaci e valorosi, ma si trovano ad affrontare la battaglia della “carne contro l'acciaio”. Esattamente come nel 1943. Esattamente come nel 1943, oggi da Roma arrivano ordini confusi, poco coraggiosi. Oggi, come nel 1943, i cittadini iniziano a sentirsi soli davanti al pericolo. Ospedali al collasso, mancanza di aiuti alle categorie danneggiate. Il virus costringe alla lontananza fisica, siamo più soli, con poche certezze, con un futuro minaccioso. Esattamente come i nostri nonni, quel giorno di settembre del 1943. Come loro possiamo decidere di lottare o decidere di soccombere. La Storia, insegna gli errori da non ripetere. Spetta a noi imparare.

Credit foto https://iltorinese.it/2020/09/01/8-settembre-1943-oggi-una-riflessione-serena-e-possibile/