Il SudEst

Sunday
Apr 30th
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Sociale Sociale Matrimonio per amore, matrimonio per forza

Matrimonio per amore, matrimonio per forza

Email Stampa PDF


di LAURA FANO

 

In Italia i matrimoni combinati non esistono più da qualche decennio. Soprattutto dopo gli Anni ‘70, con il raggiungimento di una maggiore emancipazione femminile, anche nelle famiglie patriarcali del Sud (dove questa pratica era più diffusa) le nozze diventarono una libera scelta dei coniugi. Eppure ancora oggi assistere a unioni combinate e forzate nel nostro Paese non è raro.

 

Pensiamo alla quindicenne torinese di origini egiziane che è stata allontanata qualche giorno fa dalla famiglia, su provvedimento del Tribunale dei Minori, e inserita in una comunità. La madre le aveva detto che non sarebbe più andata a scuola, poiché a una moglie non serve l'istruzione, e che non avrebbe più potuto ribellarsi perché l'avrebbe mandata in Egitto dalla futura suocera. La giovane, che per evitare il matrimonio combinato con una persona molto più grande di lei aveva tentato il suicidio tagliandosi le vene dei polsi e si è confidata con una compagna di classe che l’ha convinta a rivolgersi alla polizia per denunciare quanto le stava accadendo.

Per molti dei ragazzi immigrati di seconda generazione, infatti, ancora oggi sono i genitori a scegliere i futuri partner, secondo le tradizioni dei vari Paesi d’origine. India, Pakistan, Bangladesh, Egitto, Tunisia, Marocco, Albania: la lista degli Stati in cui i matrimoni forzati sono la norma è molto lunga. Si tratta di fenomeno che dal Sud del mondo è arrivato anche da noi. Nel mondo ci sono 60 milioni i matrimoni forzati ogni anno, 146 i paesi dove le ragazze possono sposarsi al di sotto dei 18 anni e 52 quelli in cui il matrimonio è consentito prima di compiere i 15 anni; ma anche dove la legge lo impedisce, si verificano casi limite di matrimoni combinati con bambine di 8 o 10 anni. Un fenomeno che riguarda anche i paesi industrializzati.

Il problema, seppure di dimensioni non rilevantissime, esiste e la prospettiva è quella di un suo aumento nel tempo con le giovani immigrate di seconda generazione che non accettano più le imposizioni familiari. La pratica dei matrimoni forzati coinvolge oggi, nella sola Italia, tante giovani donne e bambine costrette a subire violenze fisiche e psicologiche, segregazioni, stupri, scompensi psichici e della salute, sequestri e rimpatrio forzato nei Paesi d’origine. A a volte, la morte.

Il matrimonio esiste fin dall'antichità in diverse forme, riflettendo i costumi e i valori di una società. Anche in Italia, come d’altro canto in tutta Europa, come dicevo in apertura di questo articolo, era diffusa in passato la pratica dei matrimoni forzati.

Storia e letteratura ci offrono molti esempi celebri di questo genere di unioni, nozze di convenienza che spesso servivano per sancire unioni commerciali o alleanze politiche. Spesso, per non disperdere il patrimonio si sposavano anche i consanguinei: è accaduto anche nella mia famiglia.

I più conosciuti sono quelli che riguardano i sovrani, spesso veri e propri accordi diplomatici: fu il caso del matrimonio di Enrico VIII d’Inghilterra con la spagnola Caterina d’Aragona, zia dell’imperatore Carlo V, o quello – forse il più noto in assoluto – delle nozze tra il re di Francia Luigi XVI e la giovanissima Maria Antonietta d’Austria.

Famosissima anche l’unione tra la principessa triste Soraya e lo Scià di Persia: nonostante il matrimonio fosse stato combinato tra i due scoccò subito una passione enorme fino a che il 6 aprile 1958, lo Scià la ripudiò, anche se visibilmente affranto, constatato che non avrebbe potuto dargli dei figli.

Pietro Manzoni, padre del più celebre Alessandro che scrisse di Renzo e Lucia, e Giulia Beccaria  si unirono in matrimonio nel settembre del 1782, nella Milano asburgica di Giuseppe II. Fu un matrimonio combinato dal padre di Giulia, il marchese Cesare Becca e dal conte  Pietro Verri per accasare convenientemente la non ricca fanciulla; e si rivelò subito infelice, non tanto per la notevole differenza d’età, quanto per l’assoluta diversità di carattere.

La storia dell’umanità è piena di queste tristi vicende d’amore. Infelici storie d’amore contrastato si hanno nell’antichità classica e medioevale, pensiamo a Lancillotto e Ginevra. La tragedia di Giulietta e Romeo e del loro infelice amore, ma anche tante storie raccontate nelle pellicole cinematografiche e televisive.

In passato, più di oggi, il matrimonio era un elemento decisivo nel determinare la posizione sociale di una persona, poteva comportare una “caduta verso un grado più basso della scala sociale” e addirittura un radicale impoverimento o, al contrario, portare a una mobilità sociale ascendente, oppure – nel caso dell’omogamia – perpetuare le posizioni sociali raggiunte dalle famiglie degli sposi. La scelta del coniuge era pertanto un momento chiave nelle biografie individuali, nella tessitura delle reti sociali e nel mantenimento dell’ordine sociale di parrocchie, paesi, quartieri e città.

Un tempo in Italia il "matrimonio combinato" era la prassi, l'unione di due giovani non era dettata dall'amore, bensì dalla volontà delle famiglie di unire due casati, oppure di sedare una guerra tra fazioni opposte, o unire i ‘soldi’ (la robba) in un unico patrimonio, o tentare la scalata sociale ... ancora ai tempi dei nostri nonni capitava che il padre presentasse alle figlie il loro "futuro sposo", magari un amico di famiglia più grande di loro ... inutile opporsi. E’ vero ci voleva il "libero consenso" dei futuri sposi (nella documentazione ci sono tutti i processi verbali delle autorità civili e religiose su questo libero consenso) ma questo era ‘sedato dall’autorità patriarcale e matriarcale.

La sorella di mia nonna fu destinata a un parente che non le piaceva, con un occhio offeso che la impressionava non poco. Eppure non osò ribellarsi: in fondo era la volontà paterna ad imporle quella unione. Fortunatamente riuscì ad evitare quel matrimonio a causa di una scollatura troppo audace di sua sorella sulla quale la famiglia del futuro sposo ebbe non poco da ridire. E il fidanzamento fu miracolosamente rotto con buona pace di tutti.

Ci si sposava, insomma, più per convenzione che per convinzione.

Oggi, secondo i sociologi, la scelta del partner è guidata da criteri socio-economici e socio-culturali: status, livello d’istruzione ecc. L’amore è piú importante di tutto il resto, lo hanno capito anche le monarchie europee. Dalla Danimarca, alla Spagna, alla Svezia, gli eredi al trono hanno deciso di sposare, in nome del sentimento, pubblicitarie, giornaliste divorziate o insegnanti di ginnastica. Ormai vale tutto. Basta che il matrimonio funzioni. Il primo ad affermare questo principio è Edoardo VIII nel 1936, quando, appena salito al trono, sceglie di abdicare pur di sposare l’americana Wallis Simpson, che, in quanto divorziata, non puó diventare la consorte del re, in base al protocollo dell’epoca.

Al trono sale il fratello, Giorgio VI, e sua moglie Elisabeth Bowes Lyon, che è nobile, sí, ma non principessa, diventa regina. In seguito sarà conosciuta come “Queen mom”, Regina madre.

Al suo esempio ne seguiranno molti altri. Tutti i figli di sua figlia Elisabetta II sposeranno persone che non appartengono allo stesso rango. Carlo, l’erede al trono, sceglie la nobile Diana in prime nozze, ma poi si risposa con la donna comune che ama da una vita, la divorziata Camilla Parker Bowles.

Ciò nonostante, ancora oggi in molte culture nel mondo nascere femmina sia un destino (non una casualità sulla quale costruire un percorso di libere scelte), e come famiglia e patriarcato misurino l’onore a partire dal corpo femminile. In tutto il mondo i diritti delle donne vengono violati, soprattutto quando le donne rifiutano l’imposizione di comportamenti e regole non rispettosi della loro volontà e libera scelta. Una di queste violazioni riguarda il diritto di scegliere se, quando e con chi sposarsi: i matrimoni precoci e/o forzati trovano infatti profonde radici negli squilibri di potere tra donne e uomini, in stereotipi e leggi che rispecchiano l’idea che la donna debba ricoprire un ruolo sociale e familiare subalterno, regolato da modelli patriarcali, sul consenso al controllo sociale sul corpo e sulle scelte sessuali delle donne. Tutto ciò rafforza il persistere di queste pratiche in molte comunità, dentro e fuori i paesi d’origine.

Molti Stati, per evitare la condanna internazionale rispetto al fenomeno delle spose bambine, hanno iniziato ad introdurre nelle proprie legislazioni il divieto di celebrare matrimoni precoci. Tuttavia sposalizi forzati trovano ancora legittimazione culturale e giuridica presso vari popoli e nazioni. Anche in Italia bambine, adolescenti e giovani donne immigrate, spesso nate e cresciute nel nostro Paese, hanno famiglie che scelgono di sottoporle a matrimoni imposti. Si tratta di casi che talvolta finiscono alla ribalta della cronaca nera, quando le giovani che vogliono sottrarsi vengono punite con violenze fisiche, persino uccise, oppure tentano il suicidio. In molti altri casi le giovani semplicemente spariscono da scuola o dall’Italia, senza che la loro richiesta di aiuto sia stata accolta o senza aver trovato il coraggio di chiedere aiuto.

L‘intelligenza di un popolo sta nel ricordare quelle consuetudini che non sono più, affinché le nuove generazioni conoscano il passato e sappiano capire quello che è stato. Ogni epoca storica ha i suoi usi e costumi. Se non fosse così non ci sarebbe evoluzione, civiltà, cultura. Tutto rimarrebbe

ingessato in un momento storico senza possibilità di miglioramento di vita per gli uomini.