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L'ultima corsa di Niki

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di DANILO GIANFRATE

È volato via, ma non senza combattere.

 

Niki Lauda ci ha lasciati e con lui va via un altro baluardo del motorsport,  perché il riferimento alla sola formula 1 sarebbe solo riduttivo. L’austriaco ha perso l’ultima battaglia, dopo averne vinte tante.  Se dovessi scegliere tra tutti gli aggettivi che la lingua italiana mi offre, determinato mi parrebbe quello meglio esplicativo di Niki. Niki, austriaco, si approccia alle corse non avendo il beneplacito della famiglia: è qui che il giovane si reca in banca chiedendo un cospicuo prestito per poter finanziare la propria carriere conscio del fatto che,  l’estinzione del debito è strettamente correlata ai suoi risultati. Solo una persona determinata e conscia delle proprie possibilità farebbe mai. È veloce Niki, è un abile collaudatore, è schietto e questa sua caratteristica a volte sembra incrinare i rapporti con molti suoi compagni. Ma la sua schiettezza, la sua freddezza sono complici nella creazione di quello che nel collettivo Niki rappresenta. Campione del mondo per 3 volte, determinato dopo il rogo del Nurburgring a tornare a vincere e strappare un campionato che alla resa dei conti nella gara del Fuji, sarà consegnato nelle mani di Hunt, suo acerrimo nemico in pista, uno dei pochi con cui stringerà fuori. Al Fuji, a detta di molti, vi è una palese manifestazione di quanto il pilota fosse pilota, umano. La frase resa a Forghieri che consigliava di parlare di un problema elettrico che giustificasse il motivo del ritiro e la risposta di Niki che diceva di dire la verità, la paura. Paura e velocità sono come bollente e ghiacciato, un ossimoro. Un antitesi di poli contrastanti che per un momento convivono come il ghiaccio che poco prima di sciogliersi convive con il caldo. Niki conviveva, come tutti, con questa altalenanza di emozioni, di stati senza che una prevalesse sull’altra in perfetto equilibrio. Per tanti emblema della velocità, è stato tra i primi piloti professionisti che curavano l’aspetto pre-corsa e sviluppo sotto molteplici aspetti, nonché tra i pochi piloti ad avere una carriera oltre la Formula 1. Avremmo voluto che Niki vincesse un’altra gara, ma sicuramente in un altro posto ne starà già vincendo tante. La fama e il mito resteranno imperturbati, malgrado il paddock senza quel cappelli con visiera rossa non sarà più lo stesso.