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Sandro Ciotti, il calcio raccontato

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di MARIO GIANFRATE

Con la sua voce roca, ha raccontato agli italiani il Festival di Sanremo e le Olimpiadi romane, avvenimenti legati allo spettacolo - scriveva e frequentava di Buscaglione e Celentano, di Jannacci e Dario Fo – e allo sport.  Al calcio, in particolare. Una voce, quella di Sandro Ciotti, soprattutto della radio, una voce capace di far rivivere emozioni senza le immagini, di seguire una partita di pallone descrivendola con tanto di pathos che potevi realmente “vedere” gli assist di Platini o il gol di Paolo Rossi.

Per anni aveva seguito e commentato il Festival che richiamava folle di ascoltatori negli anni della rinascita economica, anche quello in cui Tenco si tolse la vita nel suo camerino. Al suo suicidio Ciotti non ha mai creduto: “La morte di Tenco – scrisse – è un mosaico in cui troppe tessere non combaciano, o sono al posto sbagliato, o addirittura mancano”.

“Tutto il calcio minuto per minuto” lo rese popolare e la sua voce riempì, quei pomeriggi domenicali, attraverso il collegamento radiofonico con i campi di calcio. Capitò, una volta, che un giovane telecronista al suo esordio, intervenne da Firenze, interrompendo Ciotti, per comunicare una rete. Si lasciò prendere dall’emozione: “Scusa Ciotti, sono Ciotti”, urlò concitato.  Rendendosi conto dell’errore, cercò allora di correggersi: “Scusa Ameri, sono Ciotti”… “Ciotti sono io…”, chiarì Ciotti. Il giovane esordiente, ormai nel pallone, tentò ancora di porre rimedio e “Scusa Ciotti, sono Ameri”… “Ormai non sappiamo più chi siamo”  concluse scoraggiato Ciotti.

Suonava il piano e amava Napoli, l’umanità della sua gente.

Sandro Ciotti ci ha lasciato 18 luglio del 2003.