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Aspettando Godot!

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di NICO CATALANO

Da sempre l’azione politica si è distinta in una visione strategica dove si potevano scorgere le priorità dettate dal continuo confronto con la base:

iscritti, militanti e simpatizzanti in costante continuità con la cittadinanza,  la crisi delle identità storiche ha portato al consolidarsi di comportamenti  inediti come il leaderismo e l’uso dei media come strumenti sia di azione così come di propaganda che di fatto hanno dissolto ogni espressione di appartenenza creando sempre più quella sfiducia verso ogni tipo di rappresentanza partitica accompagnata da un diffuso allontanamento dei cittadini  da tutto ciò che è politica; in questo clima da postdemocrazia “Crouchiana” è stato fondato quel partito democratico che ha contrassegnato gli ultimi dieci anni di politica Italiana, una fusione a freddo di due mondi completamente diversi, spesso agli antipodi, un partito “post ideologico” che doveva rispondere ai bisogni dell’imprenditore così come dell’operaio ma che di fatto è stato l’utile strumento di quella “americanizzazione” della politica Italiana dettata dalla globalizzazione di quella “lotta di classe” effettuata dall’alto verso il basso che ha portato anche i partiti di derivazione socialista e socialdemocratica a fare proprie le ragioni del liberismo tanto da minacciare le conquiste ottenute attraverso decenni di sacrifici di tante e tanti come il welfare state nonché ridurre o peggio annullare i diritti e le tutele per i lavoratori impoverendo la classe media e facendo sprofondare le classi non abbienti in una miseria senza precedenti mai registrata nel nostro Paese.

Termini come socialismo,comunismo, lotta di classe, diseguaglianze,  proletariato, operaismo, giustizia sociale sono stati emarginati, quasi cancellati fino a fare apparire chi li pronunciava un eretico da disapprovare, disprezzare, deridere in modo da provocare autocensura, dubbio, pentimento e auto conversione al fine di fare sparire dalla società quelle parole e le opinioni che le accompagnavano così come spiega la studiosa tedesca Elisabeth Noelle Neumann con la sua tesi dal titolo la “spirale del silenzio”.

Spettacolarizzazione, mediatizzazione, personalizzazione e assuefazione altre altrui ragioni fino a farle diventare proprie hanno caratterizzato nel nostro Paese anche le sinistre cosidette radicali, una moltitudine di formazioni derivate da infantili litigi e divisioni, spesso prese all’inseguimento del leader di turno vittorioso in qualche “primaria” o perse nella ricerca di un “mondo migliore” meglio se lontano dai quartieri periferici senza servizi pubblici delle grandi città o dalla zone rurali funestate dalla crisi e dal degrado ambientale.

Quanto sta avvenendo in questi giorni nel partito democratico è emblematico, il partito reduce dalla sbornia liberale chiamata Renzismo  riportato alla realtà dopo la sconfitta subita nel referendum del 4 dicembre scorso in cui Il popolo italiano ha bocciato in modo inequivocabile le riforme Costituzionali proposte da Matteo Renzi.

Un partito ridotto nei consensi e negli iscritti in cui si è avverato forse il sogno nascosto dello stesso Matteo Renzi ossia allontanarsi da ogni idea di sinistra tramite le politiche prodotte in tre anni dal governo da lui presieduto caratterizzato da un’impostazione più di stampo Reaganiano e Thatcheriano che simile alla già tanto famigerata “terza via” Blairiana,  oggi il PD è una polveriera vicina all’implosione con Speranza, Rossi e Emiliano pronti a ricoprire il ruolo di principale competitor dello stesso Renzi nel prossimo imminente congresso se non addirittura pronti alla scissione.

Venti di scissione, l’ennesima (sic!) che non risparmiano neanche il nascente partito di sinistra Italiana nato dallo scioglimento di sinistra ecologia e libertà in un’area che comprende parte delle tante sigle e personalità che caratterizzano la sinistra radicale Italiana con il capogruppo alla Camera dei Deputati Arturo Scotto pronto ad abbracciare il movimento creato dall’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia e quindi in contrasto con la linea di autonomia rispetto al partito democratico proposta dall’ex segretario di SEL Nicola Frattojanni e candidato alla segreteria del nascente soggetto.

In un momento storico dove le elezioni non costituiscono più occasione di reale partecipazione e confronto di visioni contrapposte,  bensì spesso una banale scelta di governanti, le forze politiche che si rifanno all’esperienza della sinistra dovrebbero prendere atto della realtà e magari ragionare più di cose concrete come garantire diritti e welfare, proporre in modo trasparente e partecipativo politiche rispettose per l’ambiente e la salute di tutte e tutti anziché perdersi in competizioni congressuali inutili in cui le uniche parole d’ordine sono il ritorno di proposte politiche “vintage” come centrosinistra, campi larghi o ulivi vari utilizzati come amuleti per scongiurare quelle tanto temute ma solo annunciate scissioni; scissioni che per quanto riguarda il partito democratico sono già avvenute con il popolo Italiano dopo l’approvazione della buona scuola, dell’jobs act e dello sblocca Italia, un allontanamento dalla realtà e dalla gente che si ripete ogni qualvolta questo partito enuncia tramite bellissimi discorsi di essere diverso per poi ritrovarsi a votare comodamente assieme alle destre liberiste il CETA in Parlamento Europeo.

Prassi che generano purtroppo quella “Controdemocrazia” tanto cara al politologo Pierre Rosanvallon in cui l’erosione della fiducia verso i partiti e le istituzioni  è sempre più trasformata in sfiducia organizzata verso i populismi e la xenofobia, l’altra medaglia del liberismo selvaggio e di quella globalizzazione senza regole che attanaglia i nostri tempi.

Tutto ciò mentre per tante e tanti militanti di sinistra sembra essere come in quella commedia di Samuel Beckett ovvero di aspettare invano, riponendo le proprie speranze in qualcosa che, alla fine dei giochi, non si presenterà mai e quindi “aspettando Godot “ !

Foto: Gazzetta d’Asti