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di ANGELO GIANFRATE

La storia della cucina italiana ha subito l’influenza di tutti i popoli che, nel corso dei secoli, hanno lasciato il loro segno, non solo artistico e culturale ma anche gastronomico. Romani, greci, arabi sono solo alcuni dei popoli che hanno contribuito a creare una tradizione culinaria che dura ormai da secoli. La tradizionale cucina italiana ha ricevuto apprezzamenti in tutto il mondo e i suoi prodotti di grande gusto e genuinità hanno riscosso diversi riconoscimenti. Gran parte dei prodotti italiani, infatti, possono vantare la certificazione DOCG (denominazione di origine controllata e garantita).

 

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L’Agenda del SudEst.it

A cura di ANGELO GIANFRATE

Settimana dal 17 al 23 Ottobre 2020

Ottobre tonante raccolto abbondante

Accadeva …

20 Ottobre 1950  Bruno Pontecorvo, uno degli scienziati del gruppo di Fermi, fugge a Mosca. Nel 1940 era espatriato negli Stati Uniti e da qui si era poi stabilito in Inghilterra. La sua fuga all’Est desterà un grande scalpore.

18 Ottobre 1980  Forlani vara un Governo di centrosinistra.

Ed. De Agostini; Wikipediacon  S.Colarizi, Storia del Novecento italiano,Ed.BUR;  “30 Anni della nostra storia”  ERI edizioni, Gruppo Flli Fabbri Editori; G.Bisiach, Un minuto di storia, Mondadori. Wikipedia.

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Citazione

“Noi vivremo in eterno in quella parte di noi che abbiamo donato agli altri.”

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La buona lettura  (consigliati dal SudEst)

L’ultima storia                      John Grisham          Mondadori

Ali d’argento                         Camilla Lackberg    Marsilio

Vengo a prenderti                 Paola Barbato         Piemme

Ti scrivo una canzone          Daniela Volontè      Sperling & Kupfer

Una Cadillac rosso fuoco     Joe R. Lansdale      Einaudi

La lettura dei buoni libri è una sorta di conversazione con gli spiriti migliori dei secoli passati. (Cartesio)

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Gli onomastici della settimana

17 Ottobre – Ignazio

18 Ottobre – Luca

19 Ottobre – Laura

20 Ottobre – Irene

21 Ottobre – Orsola

22 Ottobre  - Donato

23 Ottobre -  Giovanni

Auguri!

L’Italia delle meraviglie”

Curon Venosta – Trentino Alto Adige

(Graun im Vinschgau o anche Neu-Graun in tedesco; La Carun in romancio) è un comune italiano di 2 386 abitanti della provincia autonoma di Bolzano in Trentino-Alto Adige.

Situato all'estremità nordoccidentale della provincia, confina a nord - attraverso il Passo Resia - con l'Austria, a ovest con la Svizzera (Engadina, Grigioni) e a sud con Malles Venosta. Spesso il comune di Curon viene erroneamente chiamato "Resia" (Reschen), a causa della popolarità dell'omonima frazione. Nel suo territorio si trova il lago di Resia (situato a 1.498 m s.l.m., con una superficie di 660 ettari), un lago artificiale per la produzione di energia idroelettrica, la cui realizzazione causò la scomparsa dell'antico abitato di Curon, che venne ricostruito più a monte (1950). Soltanto il campanile della vecchia chiesa continua ad emergere dalle acque, tanto da essere divenuto una delle principali attrazioni del borgo. Nel territorio comunale è ubicata anche la stazione meteorologica di San Valentino alla Muta, ufficialmente riconosciuta dall'Organizzazione meteorologica mondiale.  Come già accennato, dal 1950 il vecchio villaggio di Curon è sommerso dal lago di Resia, un bacino imbrifero artificiale atto alla produzione di energia idroelettrica. Nell'anno 15 a.C. la Val Venosta, fino ad allora popolata da etnie celtiche, cadde sotto il dominio dei Romani, i quali costruirono la prima grande strada di comunicazione commerciale e militare, attraversante il Passo Resia: la Via Claudia Augusta. Tale strada, che collegava l'Italia con la Germania, nel Medioevo prese il nome di "Via Superiore" (in tedesco Oberer Weg) oppure di Via di Svevia (ted. Schwabenweg). Dal 450 giunsero nella zona i primi evangelizzatori, provenienti dalla Valle dell'Adige e da Coira. Ad iniziare dalla fine del Medioevo l'alta Val Venosta fu colonizzata da popolazioni provenienti dalla Germania, che divennero l'etnia dominante. Nel 1140 Ulderico Primele di Burgusio fonda in località Muta (Haide) un ospizio per pellegrini e carrettieri, e costruisce una cappella in onore di San Valentino alla Muta. Intorno a questo ospizio ed alla cappella sorge il paese di San Valentino alla Muta (St. Valentin auf der Haide). Nel 1147 per la prima volta è menzionata per iscritto Curon, con il toponimo latineggiante Curun apud lacum. Nel 1317 la val Roia è indicata come Schafhöfe (un allevamento di ovini) ed è soggetta al versamento di tasse al Principato vescovile di Coira. Nello stesso periodo è edificata, a 2000 m di altitudine, la chiesetta di san Nicolò. Nel 1326 gli abitanti delle Fischerhöfe (case dei pescatori) di San Valentino alla Muta sono obbligati a inviare il loro pesce alla Certosa di Senales e nel 1348 la peste provoca un grande numero di vittime nella zona. Nel 1393 in un documento si fa menzione di un maso di proprietà di un certo ReschRiisch. Dall'estensione delle proprietà di questo maso sorgerà la frazione di Resia (Reschen in tedesco). Nel 1499 gli Engadini saccheggiano e incendiano Resia e il centro di Curon.

Il campanile che emerge dall'acqua L'antica chiesa venne edificata nel 1357 ed il campanile che emerge dall'acqua è l'unica parte della struttura residua. In inverno, quando il lago di Resia gela, il campanile è raggiungibile a piedi. Una leggenda racconta che in alcune giornate d'inverno si sentano ancora suonare le campane (che invece furono rimosse il 18 luglio 1950, prima della formazione del lago). Nel 2009 venne effettuato l'ultimo (al gennaio 2020) restauro della struttura: nel mese di maggio il livello dell'acqua del lago venne leggermente abbassato con delle arginature temporanee allo scopo di consentire gli interventi sulle zone sommerse, soggette a infiltrazioni dell'acqua e gelate invernali che avevano causato crepe e instabilità. Anche il tetto venne restaurato, per la prima volta dal 1899 (come risultava dalla data impressa sulle tegole). La spesa complessiva del restauro, che si concluse il 9 luglio 2009, si aggirò sui 130.000 €. La vicenda viene ricordata nel film Il paese sommerso presentato all'edizione 2018 del Trento Film Festival e raccontata nel romanzo Resto qui di Marco Balzano. La cittadina, con il suo campanile sommerso, viene scelta come ambientazione di una serie Netflix, intitolata Curon

Dozza – Emilia Romagna

Dozza (Dòza in romagnolo) è un comune italiano di 6 629 abitanti della città metropolitana di Bologna in Emilia-Romagna, composto da due paesi: Toscanella (La Tuscanèla in romagnolo, oltre 5 000 abitanti), l'unica frazione, e il capoluogo comunale Dozza (poco più di mille abitanti). Dozza è considerato uno dei più caratteristici borghi medievali dell'Appennino tosco-romagnolo, sia per lo stato di conservazione sia per il paesaggio nel quale è immerso. Il capoluogo è detto anche Dozza Imolese per distinguerlo dalla borgata di Bologna. Fa parte del Nuovo Circondario Imolese. ituata sulle colline a sud ovest di Imola (da cui dista solo 6 km), Dozza si trova a pochi chilometri a monte della Via Emilia, ovvero provenendo da Bologna, e percorrendo la Strada Statale Emilia verso Rimini, è il primo comune della Romagna storica. Ad ovest il centro più vicino è Castel San Pietro Terme, da cui dista 8 km. Nel territorio del Comune scorre il torrente Sillaro, che delimita il confine occidentale della Romagna con l'Emilia. Sulla Via Emilia, la frazione Toscanella, situata pochi km ad Est del torrente Sillaro, rappresenta l'ingresso nella regione storico-geografica della Romagna per chi proviene da Bologna.

Il territorio dozzese, già abitato in epoca celtica e romana, fu colpito dalle invasioni di popolazioni barbariche (germaniche e in particolare longobarde), che invasero tutte le terre di Romagna. Alla metà del VI secolo Dozza venne ricompresa nei territori dell'Esarcato d'Italia, ovvero dei territori bizantini d'Italia, trovandosi sul confine con i possedimenti longobardi. Tramontato l'Esarcato alla metà dell'VIII secolo, furono i Carolingi a prendere possesso degli ex possedimenti bizantini. Essi donarono alla Chiesa imolese il possesso della collina sulla quale venne eretto l'abitato. Verso il 1150 Dozza divenne libero Comune. Tra il 1151 e il 1182 il capitolo della cattedrale di San Cassiano risiedette a Dozza a causa della distruzione di Castrum Sancti Cassiani, allora sede episcopale, da parte degli imolesi. Nella Descriptio provinciae Romandiolae (un censimento fiscale del 1371) sono elencate le località dipendenti dal comune di Dozza. Esse sono (si riproduce il testo in latino): Casali, Montis Catonis, Flagnani, Corvarie, Mazumoli, Montis Moriteni, Sassignoli, Belvederis, Plancandoli

Vicende alterne hanno interessato il dominio della rocca e del borgo, passato più volte di mano in mano fra le potenti famiglie bolognesi e imolesi. Nel 1412 Dozza diviene feudo della famiglia imolese degli Alidosi, che poco dopo cedette il borgo alla famiglia Riario. Da ricordare il quinquennio di Caterina Sforza, moglie di Girolamo Riario, che tenne il feudo dal 1494 al 1499. Fu Caterina a dotare Dozza della rocca e delle mura difensive che la circondano ancora oggi.
Dopo il breve dominio di Cesare Borgia (che in pochi anni annesse ai suoi domini tutta la Romagna), Dozza ritornò allo Stato della Chiesa. Nel 1528 papa Clemente VII concesse Dozza in feudo alla famiglia Malvezzi di Bologna e nel 1531 al cardinale Lorenzo Campeggi.

Nel 1728 cessò l'infeudazione della famiglia Campeggi; la Santa Sede assegnò il feudo di Dozza a Emilio Malvezzi (1688-1767) nipote ex sorore del cardinal Campeggi. Gli vennero conferiti i titoli di: marchese della terra e del castello di Dozza, conte palatino di Toscanella e della Pianta. Giacomo Malvezzi, figlio di Emilio (1716-1806) fu l'ultimo marchese di Dozza: nel 1797 i francesi invasero la Legazione di Romagna e abrogarono i poteri feudali. Dopo la parentesi napoleonica, Dozza venne inserita nella nuova Legazione di Ravenna.
Con la fine del dominio pontificio, il Governatore delle «Provincie provvisorie» Luigi Carlo Farini, il 27 dicembre 1859, ridefinì le circoscrizioni territoriali aggregando il Comune di Dozza alla circoscrizione di Bologna. Al termine della seconda guerra mondiale, con lo sfondamento della Linea Gotica, Dozza fu teatro di alcuni scontri tra le forze alleate, sotto il cui comando operava il gruppo di combattimento "Folgore", e le truppe tedesche in ritirata. La sede comunale è situata nel borgo medioevale ma il principale centro residenziale e industriale è Toscanella, frazione che si sviluppa sulla via Emilia. La denominazione allude al fatto che, da questa località, partono strade che valicano l'Appennino e consentono di raggiungere la Toscana.

Curiosando: Sant’Agata de Goti - Campania

Sant'Agata de' Goti è un comune italiano di 10 849 abitanti della provincia di Benevento in Campania. Situato alle falde occidentali del Monte Taburno, confina con la provincia di Caserta. L'integrità paesaggistica del centro storico ha procurato a Sant'Agata de' Goti il soprannome di "perla del Sannio". Il comune è bandiera arancione del Toring Club Italiano e il centro storico da novembre 2012 fa parte del circuito de I borghi più belli d'Italia. Dal 2005 Sant'Agata de' Goti fa parte dell'Associazione Nazionale Città del Vino.

Gli storici concordano sull'ipotesi che nell'attuale territorio di Sant'Agata de' Goti anticamente sorgeva la città sannita di Saticula. Necropoli sannite ricche di importanti ritrovamenti sono infatti venute alla luce nella zona a nordest del territorio santagatese, nell'area compresa tra il fiume Isclero ed il comune di Frasso Telesino. Il villaggio di Saticula venne citato da Virgilio nel testo dell'Eneide.

Già nel 343 a.C. il console Aulo Cornelio Cosso aveva stabilito sulla rocca tufacea un castrum, ossia un accampamento invernale per i soldati veterani. Nel 315 a.C., durante le vicende inerenti alla seconda guerra sannitica, Saticula venne occupata dal dittatore Lucio Emilio, ma il villaggio resistette in assedio per due anni e fu preso solo grazie all'intervento di Quinto Fabio Massimo Rulliano. Quindi divenne colonia romana, restando fedele a Roma durante la seconda guerra punica.

Furono i Romani i primi ad accamparsi sulla rocca fondando un "Castrum", nel quale in un primo momento vennero ad abitare i soldati veterani stanziati a Capua e successivamente, nel 42 a.C., nacque una vera e propria colonia dell'Impero per opera di Ottaviano Augusto (Viparelli, pagg. 13-20). In generale i Romani non costruivano muri di cinta laddove le condizioni geologiche consentivano una difesa naturale; anche in questo caso usarono la difesa dei fiumi per cui fu sufficiente tracciare sulla rocca, come era d'uso, il "cardo" e il "decumano" a incrocio e aprire le porte alle estremità dei due percorsi. Presso il "Pretorium", spazio a ridosso della porta sud, i Romani costruirono l'alloggio del generale simile a un tempio e negli spazi di risulta le baracche per i soldati; si trattò probabilmente di un accampamento invernale, quindi costruito in pietra. Con la riforma dell'esercito romano avvenuta nel IV secolo ad opera di Diocleziano e l'arrivo dei Romani d'Oriente, il "Castrum" si trasformò in "Kastron": i costoni tufacei che fungevano da basamento al villaggio furono resi più inaccessibili costruendo al di sopra di essi una cinta muraria perimetrale composta da case accostate l'una all'altra in aderenza, aventi pochissime aperture estremamente piccole e mantenendo le tre porte (vedi voce Castrum, Wikipedia). Ciò avvenne probabilmente nel periodo in cui la popolazione che abitava nella valle a nord est, nell'area intorno all'antica città sannita di Saticola ebbe bisogno di maggior protezione e il vecchio "Kastron" - che da' ancora oggi il nome a quest'area chiamata popolarmente "Castrone" - non offriva più adeguata protezione. Il nuovo "Kastron" mantenne la stessa struttura anche in epoca longobarda poiché i barbari non avevano cognizioni di ingegneria difensiva.

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A cura di ANGELO GIANFRATE

Settimana dal 9 al 16 Ottobre 2020

Ottobre tonante raccolto abbondante

Accadeva …

15 Ottobre 1920  La sinistra del PSI diffonde un manifesto in cui dichiara l’adesione del gruppo alla Terza Internazionale.

14 Ottobre 1940  Mussolini comunica la sua decisione di attaccare la Grecia a Badoglio che gli prospetta le difficoltà dell’impresa.

11 Ottobre 1950 In Francia il servizio militare obbligatorio viene prolungato a 18 mesi.

11 Ottobre 1960  E’ inaugurata la trasmissione televisiva “Tribuna Politica”.

13 Ottobre 1960  Muore a Roma a 69 anni il commediografo e giornalista Guglielmo Giannini.

11 Ottobre 1970  Liberato a Genova il giovane Sergio Cadolla rapito sei giorni prima.

12 Ottobre 1970  Il democristiano Vito Ciancimino è eletto sindaco di Palermo.

13 Ottobre 1970  Arrestata negli Stati Uniti l’estremista di colore Angela Davis.

15 Ottobre 1970  Anwar al Sadat eletto Presidente della Repubblica Egiziana.

14 Ottobre 1980  A Torino si svolge la “Marcia dei quarantamila”: migliaia di quadri intermedi della FIAT sfilano per le strade della città chiedendo la fine dello sciopero proclamato dai sindacati.

10 Ottobre 1990  Viene presentato il nuovo nome e il nuovo simbolo degli ex-comunisti: il partito si chiamerà Partito Democratico della Sinistra.

12 Ottobre 2000  Il cacciatorpediniere statunitense USS Cole viene colpito durante un attentato terroristico compiuto da due attentatori suicidi a bordo di una piccola imbarcazione. Muoiono 17 membri dell’equipaggio.

13 Ottobre 2000  La comunità Open Source, da poco costituita, fornisce il primo accesso pubblico al codice sorgente donato da Sun Microsystem.

10 Ottobre 2010  Dopo vari referendum di riforma amministrativa tenutasi nei territori, le Antille Olandesi cessano di esistere come entità unitaria.

Ed. De Agostini; Wikipediacon  S.Colarizi, Storia del Novecento italiano,Ed.BUR;  “30 Anni della nostra storia”  ERI edizioni, Gruppo Flli Fabbri Editori; G.Bisiach, Un minuto di storia, Mondadori. Wikipedia.

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Citazione

“Si realizzano sempre le cose in cui credi realmente e il credere in una cosa la rende possibile.”

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La buona lettura  (consigliati dal SudEst)

Non c’è rosa senza spine     Aurèlie Valognes        Sperlin & Kupfer

Gli eletti                               Jeffery Deaver             Rizzoli

Le quattro stagioni              Agostino Traiani          Piemme (Per i più Piccoli)

Tutte le commedie              Franca Valeri               La tartaruga

Il morso della vipera           Alice Basso                  Garzanti

La lettura dei buoni libri è una sorta di conversazione con gli spiriti migliori dei secoli passati. (Cartesio)

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Gli onomastici della settimana

10 Ottobre – Daniele

11 Ottobre – Firmino

12 Ottobre – Serafino

13 Ottobre – Edorado

14 Ottobre – Callisto

15 Ottobre  - Teresa

16 Ottobre -  Edvige

Auguri!

L’Italia delle meraviglie”

Reggello - Toscana

Reggello  è un comune italiano di 16 574 abitanti della città metropolitana di Firenze in Toscana. Appartiene all'Unione di Comuni Valdarno-Valdisieve. Reggello presenta un clima temperato continentale, con inverni moderatamente freddi ed estati moderatamente calde ma con valori più contenuti rispetto alla pianura sottostante. Durante l'inverno si possono avere delle nevicate che talvolta possono essere anche abbondanti. Il picco delle precipitazioni si ha in novembre mentre il minimo si ha nel mese di luglio. Durante l'inverno la temperatura può scendere anche di diversi gradi sotto lo zero, e questo accade dopo nevicate oppure in casi di cielo sereno. La nebbia è un fenomeno piuttosto raro. Rispetto alla vallata presenta minime invernali superiori ma massime inferiori perché l'effetto dell'inversione termica è più contenuto. la temperatura media di gennaio si aggira attorno ai 3/4 gradi, mentre quella di luglio varia dai 21 ai 25 gradi. La neve può comparire anche più di una volta durante tutto l'inverno e talvolta può succedere che nevichi anche a novembre oppure a marzo. Mentre sui monti circostanti la neve è quasi una costante fa la sua comparsa a novembre e scompare a marzo inoltrato.  Il territorio reggellese è stato abitato fin dall'antichità. Le prime testimonianze scritte risalgono al X e XI sec. Inizialmente chiamato Castelvecchio di Cascia, Reggello nasce come luogo di mercato tra la via del Casentino e la Cassia vetus (attualmente chiamata strada dei Setteponti). Solo nel 1773 grazie ad un provvedimento legislativo del Granduca Leopoldo si ha la nascita della comunità di Reggello. Al plebiscito del 1860 per l'annessone della Toscana alla Sardegna i "sì" non ottennero la maggioranza degli aventi diritto (971 su un totale di 2899), con un astensionismo da record, sintomo dell'opposizione all'annessione

Castelli e torri: Il Castello di Sammezzano, circondato da un ampio parco, si trova nella frazione di Leccio. L'aspetto attuale del castello è opera di Ferdinando Panciatichi Ximenes d'Aragona che trasformò l'edificio preesistente tra il 1843 e il 1889. Al momento il castello è chiuso e non visitabile.

La Torre del Castellano svetta sulla valle dell'Arno. Costruita per scopi difensivi in una posizione strategica, probabilmente intorno a una torre di avvistamento longobarda, fu successivamente trasformata in abitazione signorile e in villa. Durante la Seconda Guerra Mondiale qui furono ospitate a protezione le statue delle Gallerie degli Uffizi.  I piatti tipici e l'olio di oliva. I piatti tipici di Reggello trovano origine nella cucina tradizionale toscana. Di particolare pregio è il Cecino Rosa di Reggello, dal sapore delicato e prodotto in piccole quantità. Tipico di queste zone, e di tutta l'area valdarnese del Pratomagno, è anche il fagiolo zolfino. Nelle tavole reggellesi non manca il rinomato olio extravergine di oliva. L'altezza delle olivete e un terreno abbastanza unico nella regione fanno dell'olio di Reggello un prodotto con bassa acidità e caratteristiche organolettiche particolari. L'oro verde viene celebrato ogni anno nella tradizionale Rassegna (fine Ottobre-inizio Novembre). E' inoltre sempre possibile visitare uno degli storici frantoi o dedicarsi a un'esperienza con i giovani produttori locali.

Bussana - Liguria

Bussana Vecchia (Bussann-a Vegia in ligure) è una frazione collinare del comune di Sanremo. Il violento terremoto del 23 febbraio 1887 semidistrusse il paese, fino a quel momento chiamato semplicemente "Bussana", tanto da venire completamente evacuata dagli abitanti (su ordine dell'autorità militare imposta dal governo), che si spostarono circa tre chilometri più a valle, fondando il paese di Bussana Nuova. Totalmente abbandonata per decenni, ha ricominciato ad essere abitata dal finire degli anni cinquanta del Novecento da artisti italiani e stranieri, attratti dalla particolarità del luogo, che ristrutturarono e resero nuovamente abitabili gli edifici meno danneggiati. Attualmente ospita una comunità di artisti internazionale, con botteghe artigiane ed alcuni punti di ristoro, tanto da essere divenuto, negli anni, un caratteristico "villaggio di artisti" in un'ambientazione da borgo medioevale.

Posta circa 8 km a nord-est di Sanremo, su una collina rocciosa alle spalle di Bussana Nuova, ha la tipica struttura "a pigna" di borgo medioevale arroccato. L'area che occupa è relativamente verde, circondata da macchia mediterranea, castagneti e pini marittimi; tuttavia l'intera area è stata destinata recentemente a zona industriale, destinata prevalentemente alla floricoltura

. l paese parrebbe essere stato fondato in epoca romana, con originario nome di ArmedinaArmedana; è tuttavia solo nel VII secolo che si hanno le prime evidenze di una presenza stabile; in seguito ad invasioni longobarde la popolazione decide di muoversi nella sottostante Valle Armea, dove resta fino al X secolo quando le frequenti invasioni saracene spingono a muoversi nuovamente in posti più elevati e facilmente difendibili. Inizia quindi l'edificazione spontanea delle prime strutture difensive sulla collina sovrastante.

Almeno dall'inizio del XI secolo Bussana Vecchia cade sotto il controllo dei Conti di Ventimiglia, che provvedono all'edificazione di un primo castello a scopo difensivo.

Nel XIII secolo il paese viene acquistato dalla Repubblica di Genova, che tuttavia lascia una relativa indipendenza ai circa 250 abitanti di Bussana Vecchia. Nel frattempo l'originale castello perde la propria funzione difensiva, per passare a struttura residenziale. L'annessa cappella continua a fungere da luogo di culto per gli abitanti del paese.

A partire dal XV secolo inizia uno sviluppo edilizio del paese, accompagnato ad un forte incremento demografico: nel 1404 viene completata la prima chiesa, edificata sui resti di una precedente, e viene dedicata a Sant'Egidio. Contemporaneamente le abitazioni, edificate secondo lo stile romano con pietre squadrate, iniziano ad essere realizzate con le pietre stondate provenienti dalle vicine spiagge rocciose. L'originario castello, abbandonato, è oramai in rovina.

Nel XVI secolo il paese si allarga alla zona sud-est, ed è a questo periodo che risalgono quasi tutte le costruzioni attualmente presenti nel paese. Nel 1505 vengono completati i lavori alla chiesa di Sant'Egidio, che acquista due navate laterali. Diventa sempre più evidente la struttura "a pigna", tipica dei villaggi edificati su terreni molto scoscesi, come è evidente ancor oggi, ad esempio, nel nucleo originario di Sanremo.

Il XVII secolo vede la completa rivisitazione della chiesa, che dallo stile romanico originale passa al barocco. Vengono quindi rimosse le colonne che delimitavano le due navate, e sulle pareti vengono aggiunte sei cappelle con altare. Le decorazioni vengono affidate ad un giovane pittore di Osteno (lago di Lugano), Gerolamo Comanedi, che dedicherà l'intera vita ad apporre stucchi, fregi e pitture di buon livello.

La vita nel paese prosegue relativamente tranquilla, tanto che nel corso dei due secoli seguenti il borgo resta sostanzialmente immutato. La popolazione è prevalentemente rurale, vive di agricoltura, di coltivazione di olivi e agrumi (su terreni disposti in terrazzamenti), e di piccolo allevamento. La vita religiosa assume un ruolo sempre maggiore, tanto che la chiesa viene ulteriormente decorata e restaurata.

A partire dal XIX secolo cominciano ad aversi i primi sentori della pericolosità del luogo, ancora oggi considerato zona a rischio sismico. Si cominciano a verificare i primi terremoti di un certo rilievo (nel 1831, 1851 e 1854), tanto che la popolazione decide di rinforzare gli edifici esistenti introducendo i tipici archetti che collegano, all'altezza del primo o del secondo piano, le abitazioni che si affacciano da lati opposti degli stretti carrugi di Bussana Vecchia.

Il mercoledì delle Ceneri del 1887, un 23 febbraio, alle 6:21 si verifica la scossa di terremoto che segnerà per sempre il destino del paese. A quell'ora buona parte della religiosa popolazione si trova in chiesa per seguire la messa. In soli venti secondi il sisma provoca morti e danni ingentissimi: fa crollare la volta della gremita chiesa, e la quasi totalità delle abitazioni della parte alta del villaggio vengono distrutte, seppellendo centinaia di persone.

I sopravvissuti decidono dapprima di accamparsi nella zona bassa del paese, in attesa di capire se sia possibile recuperare in qualche modo le costruzioni meno lesionate e ricostruire le abitazioni crollate. Tuttavia un'apposita commissione istituita per verificare la fattibilità della ricostruzione stabilisce che sia molto più sicuro abbandonare il borgo per ricostruirlo più a valle, anche perché viene presentata la situazione molto più tragica di quanto in realtà non sia, probabilmente per fini legati a speculazioni immobiliari. La maggior parte della popolazione è contraria a questa scelta, in quanto vorrebbe ampliare il borgo originario e sostituire le costruzioni più malandate, tuttavia il vivo ricordo del terremoto e le imposizioni delle autorità convincono la popolazione a fondare il paese di Bussana Nuova, nell'area già nota come Capo Marine.

Nel 1889 viene posta la prima pietra del municipio di Bussana Nuova, e nel 1894 i bussanesi abbandonano definitivamente il borgo originario, celebrando l'ultima messa nella Domenica delle Palme. Il paese, da quel momento, verrà chiamato "Bussana Vecchia".

Curiosando Laghetti di Marinello - Sicilia

La riserva naturale orientata Laghetti di Marinello è un'area naturale protetta situata nel comune di Patti, in provincia di Messina. La riserva occupa oltre 400 ettari ed è stata istituita nel 1998. Situata sotto il promontorio del Santuario di Tindari, l'area lagunare di Marinello è sottoposta a molte variazioni morfologiche del territorio che, modificando la costa, creano laghetti del litorale salmastri.

Il trasporto sulla costa di sabbia e ghiaia è dovuto all'approfondimento del fondale marino, dovuto all'azione, in questo caso, del Mar Tirreno.

1877, dopo l'"elezione" dell'Istituto idrografico della Marina, il quale sosteneva l'inesistenza della formazione sabbiosa che già era presente. Sulle pareti prospicienti sono presenti diverse grotte. Lago Marinello; Lago Mergolo della Tonnara; Lago Porto Vecchio; Lago Fondo Porto; Lago Verde; Lago Nuovo.

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di ANGELO GIANFRATE

La storia della cucina italiana ha subito l’influenza di tutti i popoli che, nel corso dei secoli, hanno lasciato il loro segno, non solo artistico e culturale ma anche gastronomico. Romani, greci, arabi sono solo alcuni dei popoli che hanno contribuito a creare una tradizione culinaria che dura ormai da secoli. La tradizionale cucina italiana ha ricevuto apprezzamenti in tutto il mondo e i suoi prodotti di grande gusto e genuinità hanno riscosso diversi riconoscimenti. Gran parte dei prodotti italiani, infatti, possono vantare la certificazione DOCG (denominazione di origine controllata e garantita).

 

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La storia della cucina italiana ha subito l’influenza di tutti i popoli che, nel corso dei secoli, hanno lasciato il loro segno, non solo artistico e culturale ma anche gastronomico. Romani, greci, arabi sono solo alcuni dei popoli che hanno contribuito a creare una tradizione culinaria che dura ormai da secoli. La tradizionale cucina italiana ha ricevuto apprezzamenti in tutto il mondo e i suoi prodotti di grande gusto e genuinità hanno riscosso diversi riconoscimenti. Gran parte dei prodotti italiani, infatti, possono vantare la certificazione DOCG (denominazione di origine controllata e garantita).

 

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