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Mola: Osservazioni al Piano Regionale e di Gestione dei rifiuti

Mola: Osservazioni al Piano Regionale e di Gestione dei rifiuti

Associazione "Chiudiamo la discarica MArtucci"

Con deliberazione del 2 agosto 2018 n.1482, pubblicata sul BURP n.125 del 28.9.2018, la Giunta Regionale ha adottato la proposta del nuovo Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Urbani e successivamente, sul BURP n. 128 del 4.10.2018, è stato pubblicato l’Avviso dell’avvio delle procedure di consultazione relativa all’adozione di proposta del Piano, in virtù del quale riportiamo, di seguito, le nostre considerazioni.

Come abbiamo già rilevato in sede di osservazioni alla bozza del Piano (e delle quali, nell’adozione dello stesso, non si è tenuto alcun conto), la filosofia che vi sottende, seppur non sempre coerente e lineare, fondata sul modello di “risorse e non rifiuti”, con l’economia circolare al centro, riduzione dei rifiuti, aumento della differenziata, riuso e riciclo, trasformazione del rifiuto in energia, sembra più un trattato teorico sulla gestione dei rifiuti che un programma strategico realmente finalizzato al raggiungimento  di obiettivi prefissati.

Infatti, se ci discostiamo dalle affermazioni di principio, ci rendiamo conto che trattasi di pura teoria, quale, ad esempio, l’improponibile raggiungimento dell’agognato 65% di differenziata nel 2020 (limite già fissato dal precedente Piano e mai raggiunto), partendo dall’attuale scarso 40%.  Noi gradiremmo, invece, soffermarci sulla realtà dei fatti partendo, ad esempio, dai risultati finali del Piano vigente che, rispetto alle previsioni che lo avevano accompagnato, di certo non hanno brillato e che hanno prodotto esiti molto lontani dagli obiettivi fissati ed auspicati. Anche questa volta temiamo che agli intenti dichiarati non seguirà la concretezza dei risultati attesi, poiché vi è un vizio di fondo che conduce inevitabilmente verso emergenze (annunciate) che penalizzeranno, ancora una volta, chi già da tempo chiede inversioni di tendenza rapide, impegnative e sostanziali.

Tale difetto consiste in un ottimismo di maniera che si racchiude nella supposizione della riduzione del 10%  dei rifiuti, del 30% della produzione dei rifiuti alimentari (per effetto di cosa o di chi? mettendo in capo quali strategie e/o misure?) e, come abbiamo già rilevato, del raggiungimento del 65% di differenziata entro il 2020.

Tanto per dirne una: si parla di incremento del recupero di materia e lo si lega all’impiantisca in dotazione “fino alla realizzazione degli impianti di trattamento e recupero”, come dire speriamo che vada. Si tratta, a nostra modo di vedere, di valutazioni ottimistiche non supportate da riscontri concreti quanto piuttosto incentrato su ipotesi, a nostro giudizio irrealistiche, soprattutto allo stato di fatto della cultura imperante, degli insufficienti interventi politico-amministrativi e dell’effettivo esercizio di adeguati controlli e relative sanzioni. Valga per tutti la previsione dell’art. 205 del D.Lgs. 152/2006 che stabiliva già per la fine del 2012 (!!!) il raggiungimento del 65% di raccolta differenziata in tutto il territorio nazionale e che, invece, fra deroghe e concessioni, ha spinto sempre oltre tale scadenza, facendo ricadere sui territori già gravati da siti con discariche l’onere dello smaltimento indifferenziato, con tutto il suo carico di  inquinamenti massicci, come quello che si verifica fra Mola di Bari, Polignano, Conversano e Rutigliano, che continuano a subirlo da oltre trentacinque anni. Il tutto accresciuto dallo spazio che il Piano riconosce alle tecnologie di incenerimento dei rifiuti all’interno di cementifici e, magari, termovalorizzatori di prossima realizzazione.

Tutto ciò ci preoccupa fortemente e deve trovare un momento di confronto sul piano generale delle iniziative da intraprendere rapidamente, che pure fanno capolino nel PRGRU, quali una nuova organizzazione del servizio di raccolta, la revisione e adeguamento degli impianti di trattamento meccanico biologico, il rafforzamento della dotazione impiantistica regionale dedicata al recupero della FORSU, la realizzazione di un impianto destinato al trattamento del percolato, di un altro destinato al trattamento e recupero dei rifiuti prodotti dallo spazzamento stradale e di tre impianti di trattamento e recupero vetro, plastica, carta e cartone.

Un simile quadro, però, resterà insufficiente e solo sulla carta se non verranno assunti provvedimenti tempestivi sui diversi fronti quali, ad esempio, interventi coercitivi verso i “recalcitranti” (commissariamenti ad acta e penalizzazioni per i Comuni non virtuosi e non in regola con le previsioni di Piano) e interventi specifici per quelle situazioni di impianti di trattamento e smaltimento la cui genesi di insediamento, prima, e magari frangenti giudiziari successivamente intervenuti (vedi Martucci) richiedono, invece, immediate decisioni correttive, da inserire nel Piano.

Tutto ciò, però, difetta nell’attuale stesura di adozione del nuovo PRGRU.

Nell’ambito di questo quadro generale d’assieme non deve, e non può, sfuggire l’attenzione allo specifico del territorio sul quale noi agiamo.

Ebbene, com’è noto, da tempo la nostra Associazione “Chiudiamo la discarica Martucci” di Mola di Bari, unitamente a diversi altri Comitati, Circoli, associazioni ambientaliste, locali e non, assieme alle Civiche Amministrazioni (non sempre con la stessa costanza e convinzione) ha segnalato come ineludibile la questione ormai quarantennale di contrada Martucci, ove nel tempo circa 40 ettari di territorio agricolo, fertile e fortemente produttivo, sono stati trasformati in discariche ed insediamenti di impianti di trattamento dei rifiuti, senza tralasciare la parte del circondario, rientrante nell’area vasta, scenario di molteplici interramenti abusivi, rilevati e localizzati. Abbiamo più volte, e con forza, denunciato la inidoneità del sito in contrada Martucci ad ospitare discariche, perché caratterizzato dalla presenza di numerose doline (e vore e inghiottitoi), fenomeni carsici tipici del nostro territorio che prendono la forma di profondi imbuti che fanno defluire velocemente nel sottosuolo le acque delle piogge (nonché il percolato dei rifiuti), il tutto certificato a suo tempo dalla stessa Provincia di Bari.

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