Il SudEst

Tuesday
Oct 17th
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Territorio territorio Benvenuti nella scuola post-fordista: toyotismo sperimentale

Benvenuti nella scuola post-fordista: toyotismo sperimentale

Email Stampa PDF

 


di MARCO SPAGNUOLO

Nella giornata di lunedì 7 agosto, la ministra Valeria Fedeli ha firmato il decreto su un “Piano nazionale di sperimentazione”, che sarà attivo dal 2018 e coinvolgerà 100 classi in tutta Italia (ad ora, hanno aderito 11 scuole, di cui 5 paritarie e 6 pubbliche). Il decreto vuole sperimentare un ciclo di maturità della durata di quattro anni, con un innalzamento precipitoso delle ore annuali e un calo impressionante delle relative pause. Si tratta, infatti, di un passaggio dalle solite 900 ore a 1220 ore, alle quali andranno aggiunte quelle dei progetti  di alternanza scuola-lavoro.


Tale decreto si presenta nella perfetta continuità del discorso neo-liberista della legge 107 (la cosiddetta “Buona scuola”), che tende a una coatta sostituzione dei saperi con le competenze. Il tutto per far fronte, a detta del governo, a quello scompenso tra offerta di lavoro, competenze richieste e saperi teorici. E questa continuità può essere ben letta anche nella scelta di termini che rimandano immediatamente a un lessico propriamente aziendale: dalle “skills” al “counselling” al “teaching to test”. L’idea di scuola, e dunque di cultura, racchiusa in questo decreto è quella di una scuola asservita alle necessità del mercato; una scuola che prepara al lavoro, anziché a pensare.

Il decreto del “liceo breve” significa tutto ciò: dall’intensificazione delle ore (performatività) all’alternanza scuola-lavoro (precarietà e competenze specializzate) alla preparazione ai test (skills tecniche). Sembra iniziare a realizzarsi, dunque, un sogno liberista che vuole una scuola professionalizzata, rinchiudendo sempre più le possibilità di iscriversi all’università e in generale distruggendo la funzione di ascensore sociale che la scuola ha avuto dagli anni ’50 nel nostro paese. Ed infatti la ministra ha annunciato che il decreto è figlio di un progetto di riforma che il ministero ha nel cassetto da qualche anno.

E il quadro generale diventa assai più grave se si guarda agli ultimi dati su scuola/università/lavoro: il divario nelle iscrizioni all’università tra figli di laureati e non, si sta allargando sempre più (ultimo report di Almalaurea); il divario nelle iscrizioni all’università tra diplomati al liceo e non, sta esplodendo più degli anni precedenti (ultimo report di Almadiploma). A ciò va anche aggiunto il dato della disoccupazione giovanile (che comprende la fascia 15-24 anni): quest’anno si è saliti al 37% (secondo l’Ansa del 3/7/17).

Dunque, un decreto “utile al progetto di smantellamento del sistema scolastico pubblico e statale in favore della scuola-azienda funzionale al mercato”, secondo l’Usb scuola.