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Ai bambini ... con verità

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di LUIGINA FAVALE

Ci sono rapporti nella vita che vanno sempre protetti e difesi perché da essi si sviluppano le basi per la conoscenza e l'esperienza del sociale, come quello indissolubile tra genitori e figli. In questi rapporti la tendenza alla protezione del più fragile, del più debole è un processo naturale, o almeno, tranne casi eccezionali, dovrebbe essere tale.


Il senso di protezione per la maggior parte di chi fa scuola si allaccia al cordone ombelicale delle famiglie. Infatti la figura della maestra spesso è legata, a volte confusa con quella della mamma. Molte volte ai bambini della scuola dell'infanzia o della primaria sfugge di rivolgersi alla propria insegnante con il nome comune " mamma".

E proprio per questi tipi di legami noi adulti tendiamo ad addolcire tutto, a camuffare emozioni o a chiamarle in altro modo, a non dare notizie spiacevoli ai bambini, a proteggerli da realtà per noi scomode e difficili convinti che in questo modo stiamo facendo il loro bene.

Non è così.

Ai bambini bisogna avvicinarsi con serenità e con verità.

Nella giornata di venerdì 19 Ottobre, la dottoressa Barbara Palaia, psicologa e psicoterapeuta del trauma infantile ha spiegato come prevenire i traumi da brutte notizie nei bambini e come affrontarli al meglio quando già ci sono.

Il seminario, che prevede un secondo incontro, ha avuto luogo presso l'aula magna della scuola secondaria inferiore L. Da Vinci dell'Istituto Comprensivo Sant'Elia-Commenda, alla presenza di docenti, genitori e della dirigente scolastica professoressa Lucia Portopalo, la cui sensibilità verso i problemi sociali si manifesta proprio con l'apertura della scuola ad iniziative come queste.

L'incipit dell'incontro è stato dato dal video musicale de " il guerriero" del noto cantante Marco Mentoniera, il quale ha suscitato la commozione e le relative riflessioni dei presenti.

L'unica ragazzina dodicenne ( Sofia)presente al seminario è intervenuta con una frase piuttosto significativa" il guerriero è come una valigia di sicurezze".

Vero! Noi adulti, genitori, insegnanti siamo coloro che aiutano a riempire una valigia e abbiamo il dovere morale di garantire non solo protezione ma di trasmettere forza positiva e sicurezza ai bambini, affinché possano essere in grado di trovarsi faccia a faccia con le proprie paure e sapere quale strategia utilizzare per sconfiggerle.

Non è semplice sicuramente, ma se cominciamo con l'alfabetizzazione dei sentimenti già in tenera età avremo già iniziato a gettare il materiale giusto su cui cementificazione le certezze di cui i bambini hanno bisogno.

Il dolore, le catastrofi naturali, gli attentati terroristici, le malattie e la morte sono parte del corredo della vita e della società. Fingere che non esistono non risolve i problemi perché al momento opportuno il bambino non saprà come venirne fuori e diventerà per lui un mostro contro il quale il suo guerriero non sa combattere.

Ai bambini bisogna parlare con sincerità. Spiegare, come ribadiva la dottoressa, che tutto questo esiste, che ha un nome specifico (es. la morte si chiama appunto morte e non sonno profondo) e subito dopo offrendo al bambino un rinforzo positivo" io ci sono" " io sono con te" " io ti proteggo", mostrando la sicurezza che deriva dall'affetto,

ma senza timore di mostrarci, noi per primi , come esseri umani che possono sbagliare. Mostrare le nostre sensazioni e chiamarle per nome aspettando sempre che il livello della nostra emotività sia sceso a quello della razionalizzazione, ovvero averne preso coscienza e averlo metabolizzato per poterci approcciare al bambino.

In questo modo, osservando, ascoltando, dando risposte e assicurando presenza cresceremo figli , bambini e studenti più sicuri , capaci molto probabilmente di reagire con risposte ed atteggiamenti adeguati alle difficoltà , e consapevoli di dover e poter chiedere aiuto quando non lo sono.