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La scuola dell’infanzia e il progetto 0-6

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di LUIGINA FAVALE

I risvolti sociali

 

 

Con la costituzione degli istituti comprensivi la scuola dell'infanzia ha acquisito una propria identità nell'ambito del processo educativo.

Stranamente però a pochi anni da questo riconoscimento a livello sociale ed istituzionale, la legge 107 partorisce il progetto 0-6.

Il progetto studiato per la fascia d'età da 0 a 6 anni decentra la scuola dell'infanzia  dagli attuali istituti comprensivi per farla rientrare in u sistema integrato che pone il peso delle responsabilità contributive dalla Stato alle regioni e agli enti locali. La continuità verticale del percorso educativo va intesa, a parere di chi scrive, come crescita della persona in itinere non a segmenti d'età. Se dobbiamo parlare quindi di continuità scolastica dobbiamo pretendere un intervento da 0 a 16 anni e tenendo conto i dati in possesso del Miur che dice che il 95% dei bambini e delle bambine frequenta la scuola dell'infanzia in Italia allora rendiamo obbligatoria la scuola dell'infanzia. Questo garantirebbe continuità e soprattutto omogeneità delle strutture e delle opportunità. E' noto infatti che a parità di numero di alunni per classe i paesi dell' Emilia Romagna  nell'anno scolastico 2015/16 ha avuto il doppio delle assunzioni di docenti rispetto alla regione Puglia. Questo significa che secondo l'articolo 6 del decreto  se spetta alle regioni organizzare i servizi , i fondi verranno distribuiti con disparità territoriale. A SCAPITO DEI BAMBINI DEL SUD!

Ma quel che è peggio è l'intervento del fondo finanziario  dello Stato prevede la partecipazione economica delle famiglie. In pratica il Miur ci dice che la scuola dell'infanzia , quella che è sempre stata gratuita già con Maria Montessori ora necessita del contributo delle famiglie. In questo modo avvaloriamo la cattiva abitudine di considerare ancora la scuola dell'infanzia come un servizio assistenzialistico e no come una vera istituzione a tutti gli effetti. Un servizio però che necessita personale qualificato, specializzato e laureato. Facciamo il punto della situazione: al sud la gae infanzia è ancora piena . Urgono almeno 23mila assunzioni non solo per riempire i vuoti del tourn over ma anche e soprattutto  come potenziamento. La presenza costante di 2 unità in compresenza è fondamentale in sezioni sovraffollate dove a volte manca persino lo spazio geografico che faccia sentire bene un bambino. L'amore di una maestra non è sufficiente, per garantire un buon lavoro. Il coordinamento pedagogico tra i servizi di educazione ed istruzione previsto è uno dei punti più controversi. Anche in questo caso si rimanda ad enti e comuni  ma senza garanzia di assistenza in ordine alle modalità e alle tecniche. Come si istruisce un bambino di 1 anno? durante il periodo di crescita 0-3 c'è prima di tutto un lavoro di cura  e di assistenza, non a caso usiamo il termine asilonido. Solo dopo il concetto di educazione si trasforma per rispondere ad altre esigenze. Pertanto il patrimonio culturale e sociale della fascia 3-6 è troppo importante perché venga costituito come un'asse verso il basso. La scuola non offre un servizio. Questo va ricordato. La scuola offre prospettive , educa, aiuta nell'acquisizione della consapevolezza del sé e degli  altri. Pertanto è plausibile ritenere che il sostegno per la costituzione dei poli d'infanzia serve solo ad anteporre le esigenze delle famiglie dei  lavoratori non dei bambini. E questa è una necessità che poco ha a che fare con la continuità dell'istruzione. In conclusione ciò che nel progetto viene presentato come una grande svolta per la scuola dell'infanzia altro non è che il misero tentativo di farci acquistare fiducia tenendoci intrappolati in un decreto di 42 pagine con articoli e commi tutti uguali e tutti scritti come se chi leggesse non fosse in grado di carpirne la contraddittorietà  e l'irrealizzabilità. Chi legge non è stupido. Chi legge è il popolo e ricordiamoci che la sovranità sta  in esso.