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Professore rimprovera un alunno, i genitori lo picchiano fino a rompergli una costola

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di ROSA MANNETTA

E’ successo ancora.

 

 

 

E’ da un po’ di tempo che gli insegnanti sono rimproverati, aggrediti, ma che si giungesse a rompere una costola, è quasi da folli.

Il tutto è accaduto a metà mattina: il professore stava accompagnando una classe per l’orientamento informativo in un liceo, quando ha visto i genitori del suo alunno. Questi genitori, hanno iniziato subito a picchiarlo. E mentre davano pugni e calci, gli hanno provocato la rottura di una costola. L’aggressione è avvenuta dinanzi ad altri alunni. L’intervento di altri docenti ha evitato il peggio per il loro collega che comunque, a 60 anni, è stato ricoverato con una prognosi di dieci giorni. I ragazzi che hanno assistito al pestaggio, sono rimasti attoniti. Perché è avvenuta questa reazione violenta dei genitori dell’alunno? Le circostanze dovranno essere chiarite. I genitori, denunciati per lesioni e interruzione di pubblico servizio, hanno rivelato ai carabinieri, di essere stati informati dal figlio, il quale, avrebbe raccontato di aver ricevuto delle urla da parte del docente. E al solito, bar Maracuja, davanti ad un caffè, chiedo a Maria di cosa ne pensa di questo avvenimento spiacevole. Maria racconta: “Io sono una docente precaria. Ogni anno ho un incarico annuale e so cosa significa insegnare. Oggi è arduo insegnare: ci sono classi numerose con ragazzini vivaci che non seguono le regole. Ogni invito al rispetto, è inutile. Perché si comportano in questo modo? I ragazzini sono arroganti e sono protetti dai genitori. Io quando ero una ragazzina, dovevo studiare. I miei genitori mi spronavano ad essere educata ed erano guai se non seguivo le lezioni. Loro volevano che avessi il gusto di imparare nuove nozioni. Un tempo gli insegnanti erano autorevoli. C’era più rispetto, più considerazione a livello sociale. Mi accontento di insegnare. Cosa potrei fare? Io almeno, guadagno qualcosa”. L’aggressione al professore di 60 anni e le parole di Maria, invitano a riflettere. Un ragazzino non può provocare nei genitori un gesto violento. Questo è accaduto in Italia. In Gran Bretagna è accaduto ciò: una ragazzina, Niamh, sì è rasata i capelli per donarli ad una associazione che produce parrucche per i bimbi malati di cancro. La ragazzina è tornata a scuola e la preside l’ha sospesa. La preside ha spiegato che la studentessa avrebbe dovuto chiedere alla scuola se poteva rasarsi; inoltre, ha dichiarato che gli studenti sono informati sul regolamento che prevede che i capelli siano lunghi almeno, un centimetro. Due Paesi, l’Italia e la Gran Bretagna. Due Paesi diversi, con regole opposte. Cosa aggiungere? Nulla. Ogni commento risulterebbe superfluo. E’evidente che il termine “regola”, sia un termine desueto. Richard Dawkins scrive: “E’ illusione avere uno scopo. Abbiamo l’anestesia del vissuto”. E se ci liberassimo da false ispirazioni? Ci proveremo?