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Patrizia ha scelto il biotestamento

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di ROSA MANNETTA

Patrizia è morta pochi giorni fa nella sua casa di Nuoro.

 

Era prigioniera di una vita che per lei, non era più vita e la legge sul Biotestamento, è stata la sua liberazione, le ha dato quella dignità che la malattia le aveva cancellato. Lei era malata di Sclerosi laterale amiotrofica, una malattia che le aveva impedito ogni gesto per compiere gli atti relativi alla quotidianità. Infatti, la malattia non le permetteva neppure di respirare da sola. Dal 2012, ha vissuto un vero calvario. Da tempo si era rivolta all’Associazione “Luca Coscioni” e aveva chiesto informazioni a Marco Cappato, per sapere che tipo di percorso doveva affrontare per porre fine alla sua sofferenza. Sofferenza, che durava da anni. Lei faceva capire, per mezzo di un comunicatore oculare, ai suoi cari che era stanca di non poter muovere i muscoli e non voleva essere più attaccata a delle macchine per tutto il giorno: non voleva soffrire più. E quando la legge è stata promulgata, Patrizia ha inoltrato alla sua Asl, la richiesta di interrompere le terapie. La sua volontà è stata accettata. E al consueto rituale del caffè, al bar Maracuja, chiedo a Grazia di cosa ne pensa del caso di Patrizia. Grazia mi dice: “Il caso di Patrizia è il primo di cui si è parlato da quando è entrata in vigore la legge sul Biotestamento. Questa legge prevede che i medici devono seguire le volontà del malato e non possono rifiutarsi di rispettarle. Ho letto le dichiarazioni del segretario della Associazione Luca Coscioni che ha detto che con il testamento biologico, non sono più necessarie lunghe battaglie nei tribunali. In particolare, occorre manifestare per quattro volte le proprie volontà, di fronte a due testimoni, al medico di base, al rianimatore anestesista e allo psicologo, in modo che venga praticata la sedazione farmacologica. Lo so è un argomento delicato. Io non sono favorevole, ma comprendo le decisioni del malato in genere”. Le parole di Grazia sono integerrime. Il suo discorso è giusto. Il testamento biologico, in effetti, ha reso possibile l’interruzione delle terapie da parte del malato, interruzione che ha eliminato le lunghe attese nei tribunali per far rispettare determinate decisioni. La legge sul biotestamento è una legge che rispetta la dignità del malato. Dignità è non soffrire con cure palliative che conducono alla sofferenza estrema. Dignità è scegliere di andare via con consapevolezza. Ogni caso da considerare è a sé e riguarda determinate patologie gravi, anzi gravissime. Il discorso etico è articolato e frastagliato da dubbi di origine religiosa. L’esistenza umana, non deve essere ostaggio di un moralismo intransigente che deve condannare le nostre scelte. Jack Kerouac scriveva: “Cosi sono nella mia vita. Vivo come voglio”. E dovremmo poter decidere cosa fare della nostra vita.