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Un meritato riconoscimento di coerenza

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di CARMELA BLANDINI

Il Dott. Antonio Ingroia sarà Premio Uomo Siciliano 2018 per la sua carriera come Magistrato ed Avvocato, e per il suo coraggio di uomo coerente.

 

Domenica 9 Dicembre presso il Teatro comunale "L. SCIASCIA" di Aci Bonaccorsi alle ore 18 .

Abbiamo oggi una mafia più civile e una società più mafiosa. Una mafia sempre più in giacca e cravatta e una società che cambiandosi abito troppe volte al giorno sceglie il travestimento. Insomma, abbiamo interi pezzi di società che hanno ormai introiettato i modelli comportamentali dei mafiosi. E lo si vede in tutti i campi.” Antonio Ingroia.

L’impegno civile di Antonio Ingroia è sempre stato costante e non si è mai fermato davanti a niente, nemmeno le minacce  di morte, che la mafia gli ha mandato,  sono state capaci di fargli dimenticare  che il suo dovere di magistrato era prima di tutto verso i cittadini italiani, nemmeno adesso che lo Stato lo ha lasciato senza scorta.

Antonio Ingroia nasce il 31 marzo del 1959 a Palermo. Formatosi professionalmente nel capoluogo siciliano, iniziò la carriera collaborando con Paolo BorsellinoGiovanni Falcone a partire dal 1987: lo stesso Borsellino lo aveva chiamato con sé alla procura di Marsala. Divenuto sostituto procuratore a Palermo, con Gian Carlo Caselli nel 1992, fu pubblico ministero della Procura antimafia, il caso più eclatante fu l'inchiesta su Bruno Contrada. Inoltre condusse importanti processi relativi ai rapporti tra mafia, economia e politica, si deve a lui l'indagine riguardante Marcello Dell'Utri, senatore del Pdl, che secondo l'accusa avrebbe svolto un ruolo da intermediario tra il mondo dell'imprenditoria del Nord e la mafia del Sud, avvalendosi della collaborazione di mafiosi come i fratelli Graviano e Salvatore Riina.

A Ingroia però piace anche scrivere e nel 1993 dà alle stampe "L'associazione di tipo mafioso", mentre con Gian Carlo Caselli ha pubblicato nel 2001 "L'eredità scomoda. Da Falcone ad Andreotti. Sette anni a Palermo", edito da Feltrinelli. Nel 2002, invece, il giudice siciliano venne intervistato per il libro "La trattativa. Mafia e Stato. Un dialogo a colpi di bombe" di Maurizio Torrealta, e sempre con Caselli realizza il capitolo "Mafia ieri, mafia oggi: ovvero cambia ma si ripete" per il volume "Che cosa è la mafia di Gaetano Mosca.

Nel 2004 Ingroia ottenne la condanna a nove anni di reclusione per Dell'Utri, ritenuto colpevole di concorso esterno in associazione mafiosa: la condanna verrà confermata in appello, con una riduzione di due anni. Nel 2010 però il senatore verrà assolto per i comportamenti successivi al 1992, in quanto non verrà provato, secondo i giudici, il presunto patto di scambio mafioso-politico con Cosa Nostra.

Tre anni più tardi esce uno scritto di Ingroia con un sottotitolo che dice cose chiarissime "C'era una volta l'intercettazione. -La giustizia e le bufale della politica. Lo strumento d'indagine, la sua applicazione per i reati di mafia e i tentativi d'affossamento-". Intanto  viene nominato procuratore aggiunto della procura antimafia di Palermo.

Il "Premio Renato Benedetto Fabrizi" nel 2011 gli viene consegnato dall'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, Ingroia diventa sempre più famoso come “partigiano della Costituzione” e scrive “Nel labirinto degli dei” e dopo “Storie di mafia e di antimafia". Per Il Saggiatore scrive la prefazione di "Mafia Spa. Gli affari della più grande impresa italiana", di Benny Calasanzio. Divenuto simbolo della lotta alla mafia, realizza la prefazione del volume "Il quarto livello", di Maurizio Torrealta, e la postfazione di "Globalmafia. Manifesto per un'internazionale antimafia", di Giuseppe Carlo Marino.

Il 24 luglio 2012, nell'ambito dell'indagine relativa alla trattativa Stato-mafia, chiede il rinvio a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa di dodici indagati, tra cui Marcello Dell'Utri, Calogero  Mannino, Bernardo ProvenzanoTotò Riina, Massimo Ciancimino e Nicola Mancino, ex ministro accusato anche di falsa testimonianza. Due giorni dopo il Consiglio Superiore della Magistratura gli permette di lasciare il ruolo di pubblico ministero, favorendo il suo collocamento fuori ruolo: ormai ex procuratore aggiunto di Palermo, decide di trasferirsi in Guatemala per un anno, dove dirige su incarico dell'ONU un'unità di investigazione nell'ambito del contrasto al traffico di sostanze stupefacenti.

Così, dopo aver tenuto, il 29 ottobre 2012, la sua ultima udienza nel processo sulla trattativa Stato-mafia, parte per il continente americano il 5 novembre.

Scrive "Io so" uscito per Chiarelettere (nel quale lascia intendere che la nascita del partito Forza Italia sia connessa agli interessi della mafia: per questo motivo, numerosi militanti, appoggiati dal "Giornale", hanno dato il via a una class action contro di lui, sentendosi diffamati). Scrive per la Melampo, per Il Fatto Quotidiano e per l’Unità. Nel 2011 partecipa al Congresso del Partito dei Comunisti Italiani. Nel 2012 inaugura su Micromega il suo blog: “Partigiani della Costituzione”.

Convinto da alcuni amici politici, nel 2013 si presenta come candidato alla Presidenza del Consiglio con Rivoluzione Civile. Ma il risultato non soddisfacente lo convince a lasciare la magistratura e a prestare giuramento come avvocato.

Il suo ultimo libro LA TRATTATIVA spiega chiaramente come, secondo lui, si è consumata l’epoca delle stragi e, naturalmente, non nega ai lettori la verità che per lui è chiarissima,  con nomi e situazioni incresciose che parlano dei governi italiani.

Un uomo che ha fatto tutto questo, ma anche molto altro da quando è avvocato di successo sia in Italia che in America del Sud, è sicuramente degno di ricevere il Premio Uomo Siciliano 2018.