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Adam e il razzismo in banca

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di ROSA MANNETTA

Giorni fa, l’ennesimo episodio di razzismo: il protagonista dell’assurda vicenda si chiama Adam, un ragazzo che vive in Italia da oltre dieci anni.

 

E’ uno dei tanti migranti che studia e lavora...ed è anche un cliente dell’istituto bancario Sant’Angelo. Di conseguenza, ha anche un bancomat. Adam aveva dimenticato il codice pin e aveva provato a chiedere un nuovo codice. La sua era una richiesta legittima. E’ stato offeso con un: “Vai via!”. Il giorno dopo, si è recato ancora in banca, ma gli è stato impedito di spiegare che lui era un cliente. Per caso...un impiegato lo ha ascoltato e non l’ho ha fatto accomodare nel salotto “buono”. In pratica, fuori dalla banca, l’impiegato solerte, ha consegnato ad Adam, la somma che gli serviva. L’impiegato ha effettuato tutte le operazioni e ha riscontrato che...tutto era in regola. Adam non è bianco. Adam è un cliente dalla pelle scura. Un cliente bianco, si può accomodare sulla poltrona di pelle. Un cliente prende anche un caffè, con calma. Un bianco, scambia qualche battuta di spirito: Un bianco, apre una conversazione amena e calorosa. Un bianco può. Chi ha la pelle scura viene umiliato. E nel bar Maracuja, il solito bar, dove realizzo interviste e coinvolgo le persone a parlare, Assunta si propone. Assunta afferma: “I clienti in banca sono solo clienti. Adam è un immigrato che studia e lavora. E deve essere trattato come tutti gli altri. Non è ammissibile la discriminazione razziale. Adam è un essere umano. Punto. Stiamo vivendo una campagna di razzismo. Sento che ci comandano a pensare che i migranti siano tutti “cattivi”. Non può passare un messaggio simile. Noi siamo stati dei migranti, dei grandi lavoratori, ma negli Stati Uniti, i gangster, come Al Capone, da dove provenivano? Noi italiani, abbiamo esportato anche la mafia. Vogliamo negarlo? Io penso che occorra saper riconoscere chi sia una brava persona e chi non lo sia. E tra i migranti ci sono brave persone”. A tal fine, cito la storia di Ermir Lushnjari che è arrivato in Italia su una nave, quando aveva 15 anni: ha lavorato per undici anni come falegname. Ha studiato nel tempo libero e si è laureato in giurisprudenza. Oggi lavora in uno studio legale. Ha creato una app “Caj Mali” per aiutare altri migranti per poter affrontare i disagi burocratici. Il desiderio di emergere, conduce alla realizzazione personale. Succede da sempre.  Anna Achmatova scriveva: “Domani sarà un mattino di serenità...”. E forse occorre crederci.