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I porti chiusi a cosa condurranno?

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di ROSA MANNETTA

La vicenda recente della Sea Watch con 47 migranti a bordo, ha posto problemi di una notevole rilevanza.

 

La nave umanitaria Sea Watch 3 ha vagato per una settimana, nel Mediterraneo alla ricerca di un porto dove attraccare. Il successivo sbarco è avvenuto a Catania: la Sea Watch è stata scortata da quattro motovedette della guardia di finanza e della guardia costiera. Le operazioni di sbarco sono avvenute perché alcuni Paesi come la Francia, il Portogallo, la Romania, Malta, la Lituania, il Lussemburgo e l’Italia, si sono fatti carico dei 47 migranti. Matteo Salvini ha commentato: “Missione compiuta! Ancora una volta, grazie all’impegno del governo italiano e alla determinazione del Viminale, l’Europa è stata costretta a intervenire e ad assumersi delle responsabilità”. Ha poi aggiunto: “Non mi sostituisco ai giudici, ma mi risulta che ci siano più elementi di irregolarità nel caso Sea Watch. Col mare in tempesta invece di andare in Tunisia sono venuti in Italia....”. La chiusura dei porti a persone in fuga, mi fa rievocare la storia del transatlantico St. Louis. Era il 13 maggio del 1939 quando salpò da Amburgo con 937 persone, di cui 930 rifugiati ebrei in fuga dalle persecuzioni. Il transatlantico navigò e gli furono chiusi i porti cubani, statunitensi e canadesi. Il St. Louis fu costretto a ritornare in Europa: 250 rifugiati morirono a Auschwitz e in altri campi di concentramento.  La storia del St. Louis si ripete oggi, con la chiusura dei porti italiani, dei nostri porti. E’ inaccettabile, ma succede. E’ successo e continuerà a succedere: 47 persone hanno sofferto in una nave battente bandiera olandese e bloccata verso la costa siracusana per diversi giorni.  E nel bar Maracuja,dove realizzo interviste, parlo di questo argomento. Anna interviene e dice: “Noi, con i porti chiusi, abbiamo perso il senso di umanità. Crediamo di fermare l’emigrazione dei popoli con la forza. Non deve essere così. In ogni epoca si sono verificati processi migratori ed hanno interessato vaste aree continentali. I migranti non sono solo un dovere morale del nostro Paese. Questo dovere morale deve essere da parte di tutti i Paesi della Comunità Europea. Questo è il mio pensiero”. Giorni fa, un gran numero di persone in trecento comuni italiani, hanno formato una catena umana, con lo slogan “E’ l’ora di metterci la faccia”, per criticare la scelta del governo sui porti chiusi. Questa lunga catena umana, è l’Italia che “resiste”; è l’Italia che anche sotto la pioggia, esprime il proprio dissenso, in modo pacifico. Nadia Campana scriveva: “Nel fosso chissà che ritrovo...”. Noi, attualmente, rischiamo di cadere in un fossato di pregiudizi e di ostracismo assoluto. I vicepremier Di Maio e Salvini, dovrebbero sapere che l’impero romano cadde per il movimento di popoli che si spostavano dall’Asia verso Occidente? Lo sappiamo tutti?