Qual è il rapporto tra lettura e pensiero?

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di MADDALENA COVIELLO

La lettura è l’attività del pensiero che prepara la mente alla distensione della conoscenza. Non a caso, infatti, coloro i quali sono giunti a professioni di elevata capacità d’ingegno abbiano letto e studiato svariati libri. Un libro da leggere proietta come uno specchio, la riflessione e la storia dell’autore consentendo al lettore di poter rivolgere lo sguardo dove ha l’interesse, curando l’aspetto del proprio pensiero.


Se è vero che pensare è una funzionalità della mente che può essere conscia e inconscia, allora leggere a mente stimola la parte più importante dell’individuo: l’inconscio. È importante dunque scegliere “sane” letture ed essere quanto più soggetti alla realtà. In uno stato confusionale ai primi stadi non ci sarebbe una chiara interpretazione tra libro e il reale. Questo convalida l’alto potere d’interazione con il lettore e il fatto che un libro è una fonte interattiva con la persona.

«Nelle neuroscienze, cioè dal punto di vista fisico- biologico, il pensiero elabora le informazioni dalle percezioni sensoriali, e quindi dell’esperienza vissuta dal soggetto da parte della mente stessa intesa come attività del cervello», citando la fonte Wikipidia. Leggere accresce le informazioni e la capacità di apprendimento.

Vittorio  Alfieri ne “Del principe e delle lettere”, 1786 affrontò il discorso che ruota attorno al rapporto fondamentale tra lettura e pensiero: «leggere, come io lo intendo, vuol dire profondamente pensare». «La ragione e il vero sono quei tali conquistatori, che per vincere e conquistare durevolmente, nessun’altra arma devono adoperare, che semplici parole. Perciò le religioni diverse, e la cieca obbedienza, si sono sempre insegnate con le armi; ma la sana filosofia e i moderati governi, con i libri».

Uno studio comparso su focus aggiunge dettagli a questa riflessione. Leggere migliorerebbe la capacità empatica, come dimostra uno studio americano. L’abilità di connettersi con le emozioni altrui, intuendone le convinzioni e anticipandone i desideri, è nota come teoria della mente.

Un luogo che cura tutti questi aspetti del lettore è ritrovabile in una piccola libreria pugliese stile novecentesco, che si chiama “La libreria del Teatro” a Bitonto sita in Largo Teatro Umberto I, 7. Il titolare della libreria Gianluca Rossiello, infatti, promuove un’iniziativa aperta a tutti di prestito libri per leggere. L’intento è anche quello di far partecipare il lettore attivamente agli incontri e poter far dialogare lui con l’autore e chi partecipa in un proficuo e interattivo scambio d’idee. Una lettura dunque “viva” che vada oltre le pagine del libro, ma si concreti in un reciproco scambio d’idee e nel pensiero soprattutto critico come unico fine scevro da intenti di tipo politico o quant’altro. «È importante che esista ancora un luogo fisco per il libro e il suo cliente anche se lo scarso interessa sta riducendo le tradizionali librerie a essere uniche nelle piccole e medie città», ha fatto notare il titolare. Il mio mestiere è la cura del lettore, instaurare con lui un rapporto di servizio. Lo faccio a prescindere dai finanziamenti che richiedono spesso molti aspetti burocratici limitando ogni richiesta di ausilio. Spesso si diventa amici con tutti quelli che entrano a far parte del mio “circolo lettori”, come ho voluto chiamare il gruppo per dare una semplice denominazione, ma è un gruppo pronto ad accogliere anche i non lettori che vogliano anche solamente ascoltare le presentazioni dei libri. Il problema dello scarso interesse nel mondo editoriale, penso possa essere superato in parte da un vuoto che ho trovato: la mancanza di rete fra gli scrittori. È un aspetto che potrebbe portare delle novità in questo campo. Sull’importanza della lettura oserei dire: “dove c’è cattiva politica, c’è cattiva cultura”».

«Vorrei che tutti leggessero, non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo», citando Gianni Rodari.