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La trappola mortale della rete

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di MADDALENA COVIELLO

Il più importante social network, Facebook, ha intrapreso una giusta battaglia contro ogni tipo di messaggio violento, che schernisca l’altro in virtù del proprio piacere personale e della propria esaltazione. Ci si chiede, tuttavia, il motivo per cui resta materiale video che mostri gratuitamente filmati sadici di violenza sugli animali. Non è raro, infatti, irrompere la propria quiete di visualizzazione del social e assistere a delle immagini violente che hanno apparentemente il significato di voler mostrare una ferita dell’animale, potendo invece stimolare il piacere di chi è avvezzo al male su esseri completamente impotenti, intelligenti, sensibili e indifesi. La libertà dei contenuti fin dove non lede la psicologia, il comportamento e l’incolumità individuale, dovrebbe essere un argomento di legge. Internet, infatti, è un ottimo strumento di progresso sociale, culturale e scientifico, ma solo se si conoscono le sue potenzialità non barattandole con contenuti lesivi, spazzatura e di degrado. Se si parla di ricerche, è aberrante che una persona in uno stato di totale disperazione, faccia ricerche che non si devono assolutamente fare e trovarsi di fronte a siti che ti spiegano con una certa facilità come commettere l’atto del suicidarsi. Magari la persona non lo sa, perché è stata sempre protetta e custodita dall’amore dei suoi cari, ma poi un giorno può entrare in possesso dello strumento e di situazione sfavorevoli e avviene la tragedia. Perché non prevenirla? Perché non inserire nell’organico personale che si occupi di comunicazione tutelando i consumatori e che diano loro la giusta cura e attenzione? In fondo la costante disoccupazione mostra come un gran numero di gente aspetterebbe solo di essere chiamata per rendersi operativa. Inserire contenuti positivi che richiamano affetto, amore, amicizia, educa la società sicuramente a tali valori. Non è una questione religiosa. Può anche esserlo, ma è soprattutto una materia del saper vivere civile.  Rispettare un animale, significa educare l’animo alla sensibilità verso qualunque forma di vita in tutti i suoi aspetti. Se poi si parla di persone ancor più, il rispetto dell’altro è manifestamente rispetto di se stessi.


Con l’auspicio della sensibilità che i grandi vertici hanno sicuramente per assurgere tali compiti almeno inizialmente, aspettiamo un cambiamento.