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La violenza quotidiana sulle donne

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di ROSA MANNETTA

Qualche mese fa in Irlanda, la deputata Ruth Coppinger, è entrata in parlamento con delle mutandine in pizzo blu.

 

Perché? Lo scorso novembre 2018, una sentenza ha assolto un giovane 27enne accusato di aver stuprato, una ragazza di 17 anni perché lei indossava un “tanga”. In seguito a tale sentenza, diverse sono state le contestazioni. E al grido di “This is not consent”, molte donne sono scese in piazza. Ma anche molti uomini hanno partecipato alla protesta dei “tanga”. La stessa Ruth Coppinger ha detto: “Ma come pensate che si senta una vittima di stupro, quando in modo inappropriato viene mostrata la sua biancheria intima in un tribunale?”. Da noi, una 24enne violentata all’interno di un ascensore della Circumvesuviana nella stazione di San Giorgio a Cremano, teme vendetta da parte di due dei suoi tre aggressori che sono stati scarcerati. La giovane ha dichiarato: “Quel giorno sono caduta in una trappola. Mi fa male ciò che è successo. E non c’è giustizia”. Secondo la ragazza, i giudici hanno deciso di scarcerare due dei suoi aggressori, per il “suo atteggiamento iniziale di benevolenza verso quei ragazzi. Si vede dai filmati...”. La 24enne ha affermato: “Non credevo davvero che arrivassero a spingermi nell’ascensore. La mia benevolenza è stata scambiata per consenso che non c’è mai stato”. In Irlanda, una ragazza ha subito violenza e il suo aguzzino è stato assolto perché lei indossava uno slip ridotto. In Italia, una ragazza ha subito violenza e due dei suoi tre aguzzini sono stati scarcerati perché lei ha avuto un atteggiamento di “benevolenza”. In entrambi i casi, sembra che la colpa sia da attribuire alla donna che si presenta come una “femme fatal”; che essere magari gentile, sia una forma di provocazione per subire uno stupro. Parlo di questo argomento nel solito bar Maracuja, dove ormai, le interviste sono diventate una consuetudine. E interviene Silvana: “Io penso che alcune ragazze non debbano essere vistose. Oggi esiste un modo di vestire intrigante e alcune se la “chiamano” la violenza sessuale”. Maria risponde: “Non è così. Le donne si devono sentire libere. Un abito non può fomentare un istinto violento. Un carattere aperto non può fomentare un istinto violento. Dovremmo allora, indossare il niqab? Il medioevo è nei nostri pensieri. La violenza è altro. E’ solo abiezione”. Maria ha avuto il coraggio di dire la verità. Non è una maglietta aderente a ispirare la violenza. Alcuni uomini non hanno il senso del rispetto verso le donne. E’ questa, un’amara realtà. Sylvia Plath scriveva: “Adesso sono sorvegliata...”. Noi donne siamo viste come delle belve da catturare e da sopprimere...