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I Minibot di cui tutti parlano

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di SIMONE DEL ROSSO

Martedì 28 maggio la Camera ha approvato all’unanimità una mozione non vincolante in merito alla possibilità di pagare in Minibot debiti commerciali della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese fornitrici di servizi.


Si tratterebbe di buoni ordinari del tesoro di piccolo taglio (5, 50 o 100 euro), infruttiferi (cioè su cui non maturerebbero interessi), privi di una scadenza, disponibili solo in forma cartacea. Inoltre, non essendo obbligatoria la loro emissione, lo Stato non sarebbe costretto ad emetterli periodicamente, a differenza dei tradizionali Bot e Btp. Una seconda possibilità di impiego potrebbe ritrovarsi nel pagamento delle tasse da parte di famiglie e imprese.

In tal caso i Minibot corrisponderebbero a tutti gli effetti ad una riduzione delle tasse e, di conseguenza, ad un incremento di spesa corrente. Questo si verificherebbe dato che l’emissione dei minititoli sarebbe automatica conseguenza dell’aumento del debito dello Stato.

Un altro potenziale impiego del Minibot potrebbe essere invece finalizzato ad un incremento delle tasse sulle imprese creditrici. Se un'impresa fornitrice della pubblica amministrazione venisse pagata in mini-Bot oggi, potrebbe scontare il proprio credito solo più tardi al momento di pagare le tasse dovute, in quanto il titolo non è scambiabile con nessun altro operatore al di fuori della pubblica amministrazione. Durante questo lasso di tempo è come se l'impresa sostenesse un costo implicito in misura pari ai mancati interessi.

È evidente come questo strumento ibrido contenga alcune incoerenze contabili e susciti numerosi dubbi in merito alle potenziali ricadute sull’andamento della politica monetaria, sulla gestione del debito pubblico, sulla reazione dei mercati e delle agenzie di rating, sullo stock di moneta in circolazione e sull’inflazione.

E non è chiaro a quale indice ufficiale si potrebbe poi fare affidamento se si volesse convertire quei titoli in moneta.

Vi è anche un problema dal punto di vista contabile. Infatti, il saldo dei debiti commerciali della PA, che sarebbe il sottostante dell’utilizzo dei Minibot, non rientra nell’aggregato del debito pubblico. In quest’ultimo rientrano i debiti di natura finanziaria. Ma nel momento in cui si decide di pagare i debiti commerciali con titoli di nuova emissione (di natura finanziaria perché emessi facendo debito, ma di fatto si tratta di titoli destinati allo scambio solo nel circuito commerciale), questi andrebbero conteggiati nell’aggregato debito pubblico (debiti finanziari).

In altre parole, i Minibot emessi dallo Stato italiano sarebbero scambiabili solo in un circuito chiuso Stato-privati per il pagamento o la riscossione di debiti/crediti di natura commerciale o tributaria che non maturano interessi. In secondo luogo, i Minibot sarebbero scambiabili solo all’interno del nostro Paese, in quanto privi di valore e non riconosciuti nella zona Euro.

A questo punto una domanda sorge spontanea: il Minibot può essere considerato come una seconda valuta alternativa all’Euro? Il presidente della BCE Mario Draghi è stato chiaro: creare e stampare moneta alternativa è illegale.

Inoltre, in questo modo si creerebbe solo altro debito pubblico, agendo in direzione opposta rispetto alle indicazioni della Commissione Europea.

Lo stesso Ministro dell’Economia Tria ha dichiarato che il tema dei Minibot non è al momento la priorità.

Nelle ultime ore è arrivato anche il parere dell’agenzia di rating Fitch, che ha sottolineato in un report che “un ampio uso dei cosiddetti Minibot per finalità di pagamento avrebbe implicazioni negative sul rating dell'Italia”. Perché di fatto in ogni caso emettere nuovi titoli privi di valore monetario per pagare i debiti della PA significa inevitabilmente aumentare il debito, incrementare spesa corrente e dare un segnale negativo alla comunità finanziaria, in un momento già molto teso a causa della spada di Damocle della procedura di infrazione per debito eccessivo avviata da parte della Commissione Europea nei confronti dell’Italia. Situazione di per sé gestibile, se non fosse per l’instabilità e la crisi di fiducia che rischia di generare sui mercati finanziari.