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Italiano disabile ospita immigrato senza casa

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di ROSA MANNETTA

E’ successo in questi giorni. Un mondo, una storia: Claudio, un italiano disabile, ha scelto di ospitare un immigrato senza casa.

 

Claudio non è autosufficiente in quanto, essendo disabile, ha bisogno di aiuto. Claudio si fa aiutare da Chedli a cucinare, a lavare, a stirare, a rassettare. Egli dice: “Io mi sono affezionato a Chedli e se riesco ad avere una vita così bella, lo devo a lui. I suoi piatti sono squisiti, mi piace la pizza e il cous cous, la sera mangiamo sempre insieme e cucina sempre lui, non vedo l’ora di mangiare”. Claudio lavora in una casa di cura ed è stato assunto come categoria protetta. Sia Claudio che Chedli , sono seguiti dai servizi sociali. In particolare, i due affermano: “E’ proprio vero che l’unione fa la forza e noi insieme non siamo più soli, possiamo chiacchierare, ridere, scherzare e vivere dignitosamente. Siamo andati anche in vacanza per una settimana e ci siamo divertiti tantissimo”. Gabriele Danesi, coordinatore di “Abitare Solidale”, ha detto: “La storia di Claudio e di Chedli ci dimostra come aprire la propria casa a un’altra persona significhi spalancare nuove opportunità di vita. La coabitazione è proprio questo: avviare una piccola rivoluzione con gesti semplici, ma dal grande significato”. Questa convivenza è stata resa possibile dall’associazione Auser Volontariato Abitare Solidale che tende ad attivare percorsi di coabitazione tra anziani, tra quelli che hanno bisogno di una casa e che si trovano in una condizione di provvisorietà. Propongo questa notizia nel solito bar Maracuja, dove avvengono dibattiti e mie interviste. Elena subito, interviene: “Questa convivenza evidenzia un abbattimento dei pregiudizi e delle diffidenze. E’ come se ci fosse uno scambio di servizi: uno viene ospitato e l’altro si rende utile con la gestione della casa con le faccende domestiche e gli imprevisti che ne derivano. E’ una bella storia in questa Italia che sta diventando più razzista. E’ interessante questa attività che ha intrapreso l’associazione “Abitare Solidale”. Veramente interessante”. Francesco dice: “Io non concepisco questo tipo di convivenza. Io penso che ognuno debba stare a casa propria e magari con una badante. Gli immigrati devono avere altre soluzioni. Non so quali”. Silvana gli risponde: “Io penso che sia una delle migliori soluzioni per incentivare l’integrazione degli stranieri in Italia. Dobbiamo eliminare il razzismo e la chiusura mentale. L’emigrazione non si ferma con i muri e con il filo spinato alle frontiere tra gli stati”. E’ di pochi giorni fa, la notizia che la Slovenia ha posto i blindati e i militari ai suoi confini con la Croazia per respingere i migranti. Innalzare muri con le truppe militari e con le armi, significa far emergere la crudeltà, significa fermare la storia. Il progresso coincide anche con l’apertura verso la società multiculturale. E non dobbiamo dimenticare il nostro passato: negli Stati Uniti si diceva che “gli Italiani non erano bianchi”. Antonia pozzi scriveva: “Mi trovò l’alba”. E noi dovremo ritrovare le nostre origini.