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I giocattoli che infettano i bambini

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di ROSA MANNETTA

Alcune mamme hanno buttato i giocattoli che un bambino autistico usava nelle ore di lezione.

 

Tutto ciò è accaduto in una scuola primaria in provincia di Napoli. Perché? Perché secondo queste mamme, i giocattoli utilizzati dal piccolo potevano “infettare” i loro figli. Le stesse mamme rassettano le aule dell’istituto scolastico dei figli perché la cooperativa addetta alle pulizie, è in mobilitazione da tempo e poi, “lascia ogni ambiente in condizioni igieniche non adeguate”. Il bambino ha scoperto di non avere più i suoi giochi ed ha avuto una notevole crisi. Flora Angellotti, consigliera comunale ha detto di essere “senza parole” di fronte ad un simile episodio. Inoltre, ha affermato: “Pensavamo che non ce ne fosse bisogno e invece ciò che è successo, ci ha fatto capire che c’è ancora tanto da fare su questo argomento”. Di conseguenza, la dirigente scolastica, si è adoperata a procurare i giocattoli al piccolo alunno. In questo contesto, si pone la domanda: “Perché fa paura l’autismo?”. Gli autistici sono super intelligenti. Un bambino autistico non può parlare. L’autismo è contagioso. Questi sono i luoghi comuni. Le cause dell’autismo possono essere cause genetiche dirette o possono esserci fattori genetici in associazione a cause di tipo ambientale. La diagnosi è complessa ed è relativa ad una scala di valutazione. Per contro, questo grave episodio, rivela emarginazione e bullismo, verso un bambino che aveva dei giocattoli, come punto di riferimento in classe. Introduco l’argomento nel solito bar Maracuja, dove avvengono dibattiti e interviste. Maria Chiara dice: “Un bambino autistico è abitudinario: quando non trova i giocattoli che usa ogni giorno, è come se gli venissero lacerate le certezze dei suoi interessi. E’ vergognoso quello che hanno fatto al piccolo alunno. L’autismo non è contagioso. I suoi giocattoli non creano infezioni virali. Ripeto, è una vergogna!”.  Marco incalza: “Il bimbo autistico escluso dalla recita di Natale, è stato accolto con i pasticcini, nella nuova scuola. Ha trovato affetto. E anche questo bimbo a cui hanno gettato i giochi, dovevano pensarlo con affetto. E nessuno ha provato affetto, sapendo che avrebbe avuto una crisi, come poi, si è verificata. E’ vergognoso, questo fatto”. Concordo e dico che sia vergognoso il modo di pensare che i giocattoli fossero fonte di infezione. E’ avvenuta una grave forma discriminazione verso un piccolo alunno. Discriminazione di pensiero e di convivenza quotidiana. Edmond Jabès scriveva: “Mi sono rifugiato in un vocabolo...”. Noi ci poniamo nel nostro guscio.