Il SudEst

Saturday
Oct 31st
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Territorio territorio Latina: un bracciante chiede la mascherina, viene picchiato dal datore di lavoro

Latina: un bracciante chiede la mascherina, viene picchiato dal datore di lavoro

Email Stampa PDF

di ROSA MANNETTA

Un cittadino indiano di 33 anni, aveva chiesto una mascherina per poter lavorare in una azienda agricola. In un primo tempo sarebbe stato licenziato e poi, dopo aver chiesto di essere pagato, è stato picchiato con pugni e calci. Non è bastato tutto ciò. E’ stato poi gettato in un canale. Le indagini sono scattate quando il 33enne è andato al pronto soccorso di Terracina con ferite alla testa e lesioni in varie parti del corpo. Gli investigatori sono risaliti ai titolari dell’azienda agricola, rispettivamente, un padre con il figlio. Entrambi sono stati sottoposti a misure cautelari. Nel corso dell’inchiesta, sono stati identificati gli altri braccianti, tutti di origini straniere. La cosa allarmante è che si è scoperto un sfruttamento economico con condizioni di lavoro “difformi verso la vigente normativa di sicurezza e sanitaria”. La ministra delle Politiche agricole ha commentato su questo tragico fatto: “Sono questi i motivi per cui sono convinta che la battaglia per la regolarizzazione sia stata una battaglia giusta. La sicurezza è un diritto. Avere un lavoro con orari e paga dignitosi è un diritto. Dove lo Stato non è presente, dove si insinua il caporalato, questi semplici diritti sono negati. Sono orgogliosa di poter dire che questa volta lo Stato ha scelto di esserci e di restituire a queste persone i loro diritti e la loro dignità”. Propongo questa notizia e intervisto Annamaria. Annamaria dice: “Oggi in piena società governata dal Covid 19, bisogna avere le protezioni relative alle norme di sicurezza e di igiene: guanti e mascherine per evitare i contagi. E’ vergognoso questo modo di fare dei datori di lavoro, sia del padre 52enne, che del figlio 22enne. Qualsiasi lavoratore ha una dignità, ha dei diritti. Non può essere bastonato e buttato via in un canale di scolo. Può essere come un carta da strappare e gettare? Non esiste il rispetto verso un essere umano. Non siamo umani”. Interviene Ciro: “Questo è il risultato della propaganda razziale. Quando si dice che bisogna privilegiare noi che abitiamo in Italia, si diffonde il concetto della disumanità. E se non ci sono gli immigrati, chi lavora nei campi? Mancano i braccianti. Gli immigrati sono i braccianti in Italia: questa è la situazione. Pura verità”. Le parole di entrambi gli intervistati trasudano verità. Verità sconcertante. Più nel particolare, manca il vero valore della socialità. Manca il senso per tutelare la vita in ogni sua forma. Non esiste il senso di collaborazione inclusivo che potrebbe instaurare una società migliore. Il senso di altruismo in questo caso è solo uno specchio evanescente. Noi abbiamo il dovere di rispettare, per essere rispettati. E se vogliamo distruggere il Covid 19, abbiamo il dovere di difendere la salute di ognuno, seguendo le regole prestabilite. Nadia Campana scriveva: “Il ruscello ha fretta...”. Tutti hanno fretta di riprendere la vita di prima del virus. Il virus non ha fretta...