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La vaccinazione ieri e al tempo del Covid-19: una panacea contro tutti i mali o la fonte di tante discussioni

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di CARMELO PIO CASTIELLO

La pandemia che ha sicuramente scosso il nostro mondo e ha minato alle fondamenta la vita e convivenza sociale appare fortunatamente attenuata in questi giorni, anche se le preoccupazioni e i dubbi continuano a sconvolgere non solo il governo ed il mondo accademico, ma anche la popolazione globale. Superando i dibattiti legati all’annosa questione, l’avvento di un pericolo biologico di portata internazionale ha sconvolto un mondo, quello occidentale, che si pensava esente da problemi di tale natura e ha fatto toccare con mano la nefasta azione degli agenti patogeni. L’unica via d’uscita da una situazione emergenziale sembra essere sicuramente una massiccia prevenzione, non ancora attuabile ma legata alla celeberrima pratica della vaccinazione.

La nuova condizione, quindi, porta subito alla mente la storia e il profondo cambiamento apportato alla vita dell’uomo dalla vaccinazione. Pur rispettando ogni ideologia di pensiero, è innegabile affermare come qualcosa nella società e nelle relazioni si sia evoluto grazie a questa usanza, camaleontica e in continuo mutamento assieme alle scoperte scientifiche. Simbiotica allo sviluppo della vaccinazione è stata la crescita dell’opposizione a tal pratica, che va contro tutti i baluardi di conoscenza e di tecnica di cui la biologia e la medicina si ritengono fieri. Difatti anche se la scienza ribadisce la sicurezza e l’efficacia dei vaccini prodotti dalla “Big Pharma”, i no-vax millantano altre teorie, talvolta fataliste e complottistiche, che dimostrerebbero la pericolosità e l’inefficacia della vaccinoprofilassi o della terapia vaccinale.

Una migliore conoscenza della storia e dell’evoluzione del vaccino potrebbe dunque dissipare molti dubbi attorno a questo tema e, più che stimolare la presa di posizione a tal proposito, aiutare nell’analisi di una questione enormemente complessa, che trascende nell’ideologia da semplice azione umana per arrivare ad essere degna di una considerazione ed analisi etica.

Innanzitutto esistono varie tipologie di vaccinazioni, formulate e rese possibili attraverso lo studio e l’impegno di valorosi medici e biologi a partire dai secoli scorsi, come quelli attenuati, non attivati e con antigeni sintetici. I primi due sono molto simili e causano dopo l’innesto del vaccino una sintomatologia molto lieve rispetto alla più aggressiva forma selvatica di qualsiasi malattia esistente, anche se gli agenti non attivati sono trattati in modo da non portare in sé nemmeno la minima traccia della patologia ai quali sono associati, ma solo una potente reazione immunitaria nel corpo ed i terzi sono preparati artificialmente in laboratorio per evitare ogni sorta di contatto con altre forme vitali umane e non.

La prima intuizione della possibile immunità ad alcune malattie dopo la manifestazione dei sintomi si ebbe nell’antica Grecia, dove lo storico Tucidide osservò una resistenza al vaiolo fra coloro che avevano superato la grande epidemia del 429 a. C. Anche grazie alla narrazione che ne fece l’erudito greco, iniziarono soprattutto in Oriente le pratiche della variolizzazione, cioè la provocazione di un’infezione controllata da parte di  malattie che coinvolgevano l’apparato tegumentario attraverso un po' del pus estratto dalle piaghe di malati gravi, e questa pratica, non sempre efficacissima, ha dominato la medicina fino al XVIII sec.

La vera nascita, però, di una vaccinazione fu dovuta al medico inglese Edward Jenner, che nel 1796 osservando le mungitrici ebbe un’importante intuizione: coloro che contraevano la forma bovina del vaiolo, malattia infettiva per antonomasia, non subivano danni dal contatto con la forma umana più pericolosa e talvolta mortale. Prelevando materiale biologico dall’animale ammalato, quindi, e iniettandolo in giovani individui sani la percentuale dei malati scese sensibilmente. Il termine vaccino, d’altronde, è una chiara allusione alla vacca e ai prodotti caseari in genere. Dall’Inghilterra, Paese in cui operava Jenner, la scoperta si diffuse capillarmente in tutto il mondo: i numeri del contagio da febbre vaiolosa diminuirono sensibilmente e l’azione di pionieri come Luigi Sacco diede il la all’espansione di misure preventive in Stati più arretrati, come l’Italia prima dell’Unificazione, tanto che nel 1982 l’OMS ha dichiarato eradicata dal pianeta Terra questa malattia.

Le dimostrazioni del medico inglese, però, erano più empiriche che frutto di un minuzioso lavoro di studi e solo grazie a Robert Koch e a Louis Pasteur si poté aggiungere un grande pezzo a questo puzzle. Il lavoro dello scopritore della tubercolosi e del colera anticipò l’impiego di vaccini realizzati mediante l’indebolimento in laboratorio di batteri e virus che potenzialmente costituivano una minaccia sanitaria e producevano un’immunità acquisita, rendendo l’eziologia legata al microrganismo attenuato meno aggressiva nei confronti dell’organismo umano: inizia l’era delle vaccinazioni di massa, che però si limitavano sempre a bacilli isolabili e trattabili in vitro.

Fu Emil Adolf von Behring a promuovere e a testare su animali il concetto di antitossine, in particolare contro la febbre difterica o il tetano. Per mezzo di anticorpi presenti nel siero di animali guariti, lo scienziato immunizzò altri sani con buoni risultati e si scoprì che anche all’insorgenza dei primi sintomi il buffy coat trattato si offriva come valida soluzione per curare diverse malattie. Dopo Behring, il veterinario francese Ramon rese fruibile per l’uomo questo metodo di inoculazione batterica e si passò velocemente dall’uso di interi agenti patogeni a frammenti ( sub-unità) degli stessi per la preparazione dei vaccini.

Il metodo Ramon fu utile soprattutto per la poliomielite, terribile male innescato dal poliovirus che uccideva nei periodi di massima incidenza mezzo milione di persone annualmente e invalidava altrettanti individui permanentemente: Jonas Salk formulò un vaccino intramuscolare costituito da virus disattivati con formaldeide, anche se pochi anni dopo Albert Sabin riuscì a proporre alternativamente una forma di prevenzione assumibile per via orale di un virus vivo. Il metodo del secondo scienziato era meno costoso e poco invasivo, per questo ebbe una larghissima diffusione e la curva dei contagi di poliovirus scese sensibilmente.

Un ulteriore perfezionamento alla vaccinazione fu dato da Maurice Hilleman, microbiologo che portò avanti la causa per una forma preventiva contro morbillo, parotite e rosolia: fu infatti creato nel 1971 l’MPR, il vaccino trivalente. Grazie a questi iniziali risultati dello studioso, altre e disparate forme epidemiologiche vennero studiate nel corso degli anni, aumentando enormemente il ventaglio di vaccinazioni disponibili e dando avvio alla moderna pratica dei vaccini molecolari, dei quali la scienza afferma con certezza sicurezza e affidabilità.

L’opposizione alle vaccinazioni, però, molto amplificata dai media negli ultimi anni, non è un fenomeno recente. Senza voler esprimere giudizi su quella che è una scelta personale, infatti, si può per certo affermare che di fronte ad una situazione nuova l’uomo sia un po' titubante: al tempo di Jenner si organizzarono movimenti anti vax che si battevano principalmente adducendo come motivazione della loro protesta la contaminazione dell’essere umano mediante sostanze di origine animale. Oltre alla pura ragione empirica, quindi, si aggiungeva un paradosso spirituale e uno scardinamento dei valori morali e religiosi. Nacquero così nelle principali capitali europee libere organizzazioni di oppositori, come la Societas Universa contra Vaccinum Virus. In seguito a ciò la popolazione vaccinata diminuì e aumentarono i casi di malattie infettive.

Anche il pensiero dell’antroposofo Rudolf Steiner, pioniere delle medicine alternative, fece accrescere l’avversione verso l’inoculazione controllata: egli aveva la convinzione che le malattie esantematiche fossero la modalità con cui l’infante ristabilisce il controllo della sua anima sulle leggi dell’ereditarietà e senza questa lotta diventasse un automa in età adulta, facilmente manovrabile da parte delle grandi potenze o dalle lobby.

Oggi i no vax sono molti nel mondo e spesso sono individui che cercano con questa scelta di affermare la propria volontà personale. La nazione con il maggior numero di persone contrarie a questa pratica è la Francia, seguita dall’Italia e da altre nazioni mediterranee. Molti antivaccinisti ritengono, senza entrare nel particolare, che metalli pesanti assieme a porzioni organiche instabili possano causare complicazioni all’interno di alcuni individui, specialmente neonati, che vaccinare contro malattie ormai scomparse sia un inutile stress verso il corpo e che la vaccinazione sia effettuata precocemente. La scienza ufficiale rifugge tutte queste tesi, additandole come infondate ed allegando confutazioni più o meno chiare a seconda del singolo caso ( anche se talvolta queste possono risultare un po' contraddittorie ). Stando al parere di alcuni psicanalisti, questa tendenza è dovuta all’inconscio dell’homo sapiens che rimane allibito di fronte alla modernità: il nostro cervello spesso non si è evoluto tanto velocemente quanto la tecnologia, infatti secondo questa convinzione proporre la modernità all’uomo sarebbe come installare un nuovissimo software ad un pc dei primi anni ’80. In entrambi i casi si avrebbe il rischio di far impallare il sistema e di portarlo al collasso meccanico o ad una profonda inquietudine e sfiducia nei confronti della scienza.

Nel mondo alcune teorie no vax si sono rivelate non verissime, come dimostrato dalle recrudescenze di polio in Pakistan dopo la guerra contro i talebani, quando la popolazione locale si ribellò all’obbligatorietà del vaccino, poi abolito, con effetti non proprio leggeri od anche quando sostenitori del calibro di Wakefield hanno ritirato e corretto gran parte delle loro ricerche in materia. Se da un lato, quindi, molte di queste tesi propugnate si sono rivelate semplici credenze, dall’altro si sono avuti comunque casi di complicazioni legate alla vaccinazione, specialmente in quella contro alcuni ceppi virali oggetto di forti discussioni ( HPV, meningite, epatite ecc..) anche se da sole non possono comprovare la pericolosità di una pratica che indubbiamente ha salvato tante vite.

In alcuni casi l’antivaccinismo è stato un semplice pretesto per lucrare sulle tendenze di massa, specialmente da parti di pseudo-divulgatori scientifici o di presunti medici, mentre in altri la corrente di pensiero che contrasta nettamente la scienza ha avuto la meglio anche a livello istituzionale. È questo il caso di alcune prefetture del civilissimo Giappone. Qualche governatore, infatti, coadiuvato dall’opinione pubblica ha eliminato l’obbligatorietà delle vaccinazioni, anche se dai dati nazionali è emersa la presenza di 2597 casi di rosolia e qualche centinaio di morbillo in soggetti adulti come conseguentemente a queste scelte.

Corretta informazione, miglioramento delle ricerche scientifiche e individuazione di cure meno invasive rispetto alla vaccinazione sono solo alcuni degli strumenti impiegabili per squarciare il velo di Maya che avvolge gli aghi dei vaccini e per risolvere le controversie fra le diverse parti in quella che sembra essere una vera e propria lotta. Infine, considerando la salvifica azione della scienza, bisognerebbe anteporre il bene della comunità a quello del singolo e lasciare per una volta l’homo homini lupus dell’individualistica società umana per cogliere il valore di tutto ciò che ha migliorato le condizioni di vita in tutti i tempi, guardando ai lati critici anche con la giusta prospettiva.