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Un riccio e un video per avere i like

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di ROSA MANNETTA

Il caso: pochi giorni fa un riccio è stato preso a calci fino  alla sua morte. Sembra che sia stato usato come una palla da gioco da alcuni ragazzi. Gli stessi, poi, si sono filmati e hanno postato il video su Instagram per avere visibilità. La responsabile della Lega Italiana dei Diritti dell’Animale, ha commentato: “E’ stato commesso un atto criminale per una manciata di like sui social”. Il video è stato presentato come materiale per una denuncia ai carabinieri. Questo episodio è grave. Grave per molti aspetti. Iniziamo a inquadrare lo scenario: stiamo vivendo in piena pandemia con la distanza sociale e con l’uso di mascherine, per contenere i contagi. Più in dettaglio, ci troviamo a vivere in una totale mancanza di comunicazione. Manca la comunicazione sociale. I ragazzi sono soli davanti al tablet, al computer, al cellulare, per seguire i social. E non solo: per seguire anche la didattica a distanza. In particolare, in questa fase 3 post Covid 19, non esiste la socializzazione come processo di crescita per l’acquisizione di norme culturali, di costume e di percorsi inclusivi. La nostra vita è cambiata. Il mondo è cambiato. Propongo questo argomento e raccolgo delle interviste. Anna dice: “Ho letto le dichiarazioni di un ragazzo coinvolto nel fattaccio. Il giovane ha detto: “Il riccio era già morto, non l’ho ucciso io. Questo fa una bella differenza”. E riguardo al video, il ragazzo afferma che era stato prodotto, per prendere in giro un amico soprannominato “Il Riccio” e che poi, lo aveva diffuso tra i vari amici. Provo sconcerto. Un ragazzo non può giustificarsi in questo modo, con semplici parole, adducendo che si voleva fare uno scherzo tra amici. E’ uno scherzo di pessimo gusto. Il padre in una intervista lo difende e quasi lo giustifica: “Il fatto è grave, ma mio figlio non ha ucciso quell’animale”. Ma cosa vuol dire? E’ normale che un gruppo di ragazzini si mettano a caricare un video, mostrando di aver palleggiato un riccio morto? Non è normale. Sarebbe stato normale non porre nessun video per avere più potere sui social. Il social è una specie di droga che condiziona i ragazzi. Loro non sanno più vivere senza postare, senza scrivere cose che abbiano poi, una valanga di like”. Di parere diverso è Michele: “I ragazzi hanno vissuto una esperienza di quarantena. Esperienza drammatica. Questo fatto è stato uno scherzo”. Che dire? Gli intervistati hanno espresso ciò che sentivano. Attualmente i valori universali si calpestano. La pandemia avrebbe dovuto innescare i valori in ognuno di noi. Avrebbe. Il condizionale è di obbligo. Perché prevale questo sarcasmo misto ad egoismo? E’ venuta fuori la parte peggiore della non umanità. E ritengo, che ci possano essere dei ragazzi che abbiano delle abilità sociali di cooperazione costruttiva. E’ possibile. René Girard scrive: “Cerchiamo modelli capaci di guidarci”. Stiamo affrontando la paura con il nostro potere irrazionale.