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Il ruolo della Vitamina D nell’organismo e la battaglia contro Covid-19

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di VINCENZA D'ONGHIA

La ricerca sul SARS-CoV-2 non è che agli inizi ma la diffusione dell’infezione e della sua espressione clinica, la Covid-19, ci impongono di trovare strategie terapeutiche alternative e strumenti che ci permettano di ridurre il rischio delle forme severe, in particolare nella popolazione anziana, che risulta quella in cui si manifestano i casi più critici. Numerosi studi hanno evidenziato il ruolo della Vitamina D (colecalciferolo) e della sua supplementazione in questo senso: cerchiamo dunque di comprendere con quale meccanismo la vitamina, la cui carenza è frequentissimo riscontrare nella pratica clinica, esplicherebbe un’azione antivirale e immunologica.

La Vitamina D, liposolubile, interagisce con il Paratormone (PTH) nel mantenimento dell’equilibrio di calcio e fosforo nell’organismo e viene introdotta, in forma D2 o D3,  sia con l’alimentazione, in particolare attraverso olio di pesce, latte, latticini, cereali, uova, funghi e succhi di frutta cui viene addizionata, sia tramite l’azione dei raggi solari che convertono il suo precursore nella cute, il 7-deidrocolesterolo, nella forma attiva, ossia la Vitamina D3. Le forme attive vengono poi convertite nel fegato in 25-idrossi-vitamina D che circola nel siero legata a proteine e rappresenta il miglior marker per valutare una carenza della stessa. L’ultimo passaggio di attivazione dell’oligoelemento avviene a livello renale, dove un enzima specifico porterà alla formazione di 1,25-idrossi-vitamina-D, la forma attiva definitiva. La carenza di vitamina D è molto comune tra la popolazione anziana a causa del minor tempo trascorso esponendosi alla luce solare, l’aumento del tessuto adiposo, minore mobilità, minor tasso di sintesi della vitamina a livello cutaneo, carenze nutrizionali e fenomeni di malassorbimento intestinale. Alcuni di questi fattori hanno indotto a collegare l’elevato numero di vittime e di casi severi di Covid-19 osservato nelle aree più settentrionali del continente europeo e nelle regioni del Nord Italia, ad una carenza di vitamina D nell’anziano legata a motivi climatici, che predisporrebbe anche a comorbidità cardio-respiratorie e metaboliche, così importanti nel determinare la prognosi dell’infezione. Infatti, a causa dell’ampia diffusione di recettori per la vitamina D in tutto l’organismo, la sua carenza è stata messa in relazione a osteoporosi, diabete, immunodeficienza, malattie infiammatorie, neoplasie, ipertensione, malattie cardiovascolari, declino cognitivo e malattie neurodegenerative tipiche dell’età senile come il Morbo di Parkinson.

A livello del sistema immunitario, attore principale della potente reazione infiammatoria alla base delle forme severe di Covid-19, la Vitamina D potenzia l’espressione di fattori come la catelicidina e le defensine, presenti a livello delle vie respiratorie e in grado di agire sulle membrane cellulari batteriche e sui capsidi virali, aumenta la permeabilità capillare permettendo ai fattori dell’infiammazione di raggiungere il sito dell’infezione, e rafforza le giunzioni intercellulari, barriere naturali nei confronti dei patogeni. Inoltre, il legame della vitamina al suo recettore indebolisce la risposta immunitaria Th1 e l’espressione delle citochine pro-infiammatorie IL-6, TNFα e INFγ, potenziando invece la risposta Th2 e le citochine anti-infiammatorie IL-10 e IL-12. Ciò potrebbe quindi spiegare l’effetto protettivo nei confronti di malattie come Covid-19, le cui forme gravi sono caratterizzate da una deregolazione del sistema immunitario ed una “tempesta citochinica” con un’esagerata espressione di fattori pro-infiammatori. La Vitamina D avrebbe anche proprietà antiossidanti, sarebbe in grado di stabilizzare il DNA e potenzierebbe la risposta immunologica alle vaccinazioni, un fattore da tenere in grande considerazione in vista di una futura vaccinazione anti-SARS-CoV-2.

Alcuni studi hanno evidenziato un possibile ruolo antivirale della Vitamina D, i cui livelli ottimali sarebbero associati ad una minor severità e durata di malattia in corso di infezioni da virus influenzali, virus Dengue, HSV-1 e in corso di epatite cronica da HBV ma sono necessarie ulteriori conferme in proposito. La carenza di vitamina D promuoverebbe inoltre l’attivazione cronica del sistema renina-angiotensina, condizione che predispone ad un peggioramento della funzione cardiovascolare e polmonare a lungo termine, comorbidità molto comune nei pazienti con forme severe di Covid-19. L’infezione, secondo alcuni studi, avrebbe un’azione inibitoria sulla funzione di ACE2 portando ad un accumulo tossico di angiotensina II, una delle cause di distress respiratorio acuto e miocardite fulminante. Un altro aspetto importante delle forme severe di Covid-19 è la coagulopatia con livelli di D-dimero sensibilmente più alti nei pazienti in Unità di Terapia Intensiva e a rischio di coagulazione intravascolare disseminata, e il riscontro autoptico di trombosi dei piccoli vasi a livello polmonare. La carenza di Vitamina D è correlata ad un aumentato rischio di trombosi in quanto la vitamina controlla l’espressione di numerosi geni coinvolti nella proliferazione e differenziazione cellulare, nell’apoptosi e nell’angiogenesi.

Nonostante siano necessarie ulteriori conferme scientifiche, secondo la letteratura attualmente disponibile, la carenza di Vitamina D è un fattore di rischio per infezioni, anche respiratorie, a causa di una deregolazione del sistema immunitario, e aggrava eventuali comorbidità presenti in pazienti critici. È perciò fortemente raccomandata, specie nel corso dell’attuale pandemia e in particolare nei soggetti a rischio di carenza per età avanzata, obesità, carnagione scura, scarsa esposizione solare e abitudine ad indossare indumenti coprenti, la supplementazione della vitamina sotto forma di colecalciferolo (D3), sicuro, se si eccettuano condizioni come sarcoidosi e particolari mutazioni genetiche, ampiamente disponibile e dal costo contenuto. Il dosaggio quotidiano consigliato è tra le 2000-5000 UI accompagnato da un monitoraggio periodico dei livelli serici della vitamina al fine di prevenirne la carenza, così comune tra la popolazione anziana, per affrontare al meglio eventuali infezioni e migliorare la risposta immune alla tanto attesa vaccinazione anti-SARS-CoV-2, nel momento in cui sarà finalmente disponibile.

Immagine I: I principali alimenti contenenti Vitamina D.

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