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Minaccia di lanciarsi dal balcone: la gente lo invoglia a buttarsi giù

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di ROSA MANNETTA

Ma cosa siamo diventati?

 


Pochi giorni fa, un uomo ha minacciato di lanciarsi dal balcone di un palazzo in via Di Bruno, zona Calvairate. Parecchi curiosi si sono raggruppati per vedere l’evolversi della scena. Tra questi curiosi, molti hanno incitato più volte, l’uomo a lasciarsi cadere nel vuoto. E’ stato proficuo l’intervento dei carabinieri e dei vigili del fuoco, a far desistere l’uomo. Fa pensare piuttosto, il gruppetto di persone che volevano convincere l’uomo a compiere il gesto di compiere il suicidio. E’vergognoso questo atto di incitamento al suicidio. Ma siamo ancora esseri umani? Propongo questo argomento e realizzo alcune interviste. Inizia Maria: “Siamo diventati soggetti mostruosi. Non sappiamo cosa sia la vita. Non diamo più il valore alla vita. Ma che esseri umani siamo ora? Cosa siamo diventati? Quel gruppo di persone doveva aiutare l’uomo a non compiere il gesto di morire. Non dovevano rivolgergli parole che invitavano a fargli fare il volo giù dal balcone. E’inconcepibile. E’gravissimo. E’ gravissimo”. Contatto Sergio e dice: “Sembra irreale. E per fortuna questa persona è stata salvata. E se fosse successa la tragedia? E se l’uomo avesse ascoltato il gruppetto sghignazzante? Questi sono interrogativi graffianti. Mi spavento ad usare queste parole. Noto che la pandemia abbia causato solo animi corrosi da egoismo. Più che egoismo, dico, follia. E’ mancanza di rispetto verso il significato del termine “umanità”. Siamo diventati poveri nell’anima. Poveri a livello di sentimenti”. Maria e Sergio, si sono espressi. A mio avviso, hanno descritto lo statu quo attuale. Uno statu quo aberrante. E diciamolo, il periodo è duro. Ci sono sempre più persone depresse, ansiose e preoccupate. Secondo un recente studio della Link Campus University, più persone stanno chiedendo aiuto ai professionisti della salute mentale per situazioni inerenti al Covid 19. Qualcuno ha paura di camminare per strada, di partecipare ad una vita sociale. Il rispetto delle restrizioni può finire in un atteggiamento ossessivo. E’ necessario seguire la regola, ma non bisogna cadere nell’atteggiamento morboso. La nostra quotidianità è mutata. Abbiamo la possibilità di imparare di nuovo a vivere con un senso di protezione individuale: possiamo essere prudenti. La prudenza è nostra. La prudenza consapevole è nostra. Le motivazioni di questi gesti drammatici sono da ritrovare in numerosi fattori ambientali, sociali e patologici. Patologici in un periodo storico angoscioso. E’ raccapricciante? Simon Veil scriveva: “Avremo mai la mente illuminata?”. Io dico: “Ci riusciremo?”.