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Il razzismo incalza: gravi casi ad Ardea e in Darsena

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di ROSA MANNETTA

E’ successo ad Ardea, vicino Roma: la giocatrice della Nazionale di basket paralimpico, è stata offesa con parole ingiuriose e con pugni e schiaffi.

 

 

Beatrice è stata aggredita da un uomo perché lei aveva un posto auto per disabili. Il padre è stato aggredito e con uno zigomo rotto, è finito in ospedale. Beatrice ha raccontato sul social: “Vivo in Italia da 16 anni. Ho la cittadinanza italiana e ho fatto qui tutte le scuole. Sto continuando gli studi all’università, gioco a basket in carrozzina con la Nazionale italiana. Sono stata offesa perché sono disabile. Mio padre è in ospedale, adesso”. Un altro episodio raccapricciante è accaduto nella notte in Darsena, il bacino artificiale che si trova a Milano, vicino a Porta Ticinese. Un venditore ambulante di rose, bengalese, è stato spinto in acqua da due giovani. I due giovani, dopo, sono scappati. L’uomo è stato aiutato ad uscire dall’acqua dai vigili del fuoco e dagli operatori del 118: lo stesso, poi non ha voluto essere accompagnato in ospedale. Su questo episodio sta indagando la questura di Milano. In primis, pare che non vi sia stato un motivo specifico atto a scatenare il gesto. E’spontaneo chiedersi: “Perché accadono questi episodi nel nostro Paese? Sono episodi di razzismo. Solo e puro razzismo?”. E’ ciò che chiedo ad alcune persone che intervisto. Maria esordisce: “E’ grave ciò che succede. E’grave che l’atleta azzurra sia stata aggredita da un uomo che non poteva sopportare che la ragazza avesse un posto auto per disabili. Ed è una ragazza italiana, è nazionale azzurra. Ripeto questo concetto di “atleta azzurra”. Questo è un episodio di violenza e di odio. Dobbiamo riflettere. E’ stato calpestato il diritto alla convivenza civile”. Interviene anche Carlo: “Pessimo episodio quello sull’atleta. Pessimo episodio anche quello accaduto in Darsena, dell’uomo gettato in acqua. In questo caso, non è chiaro il motivo del gesto. Forse è stata una bravata. Ma non è giustificabile. I due giovani che hanno voluto dimostrare con questo gesto? Non esiste rispetto verso la dignità umana. Noi siamo diventati disumani”. Ho riportato interamente le parole degli intervistati. A mio avviso, in questa società governata dalla pandemia, sono emerse le fragilità, le disuguaglianze emotive, il desiderio di fare del male. Ed ecco che colpire i deboli, diventa una forma di  riscatto. Ma quale riscatto? E’ la forma di quella rabbia repressa di vita precaria. Vita senza certezza lavorativa. Una insoddisfazione che grava nel rancore. Il rancore a scagliare il male. Il livore che fa calpestare i nostri valori fondamentali. Non va bene. Non va bene. Dino Campana scriveva: “La nube si fermò nei cieli...”. Non fermiamo la nube di razzismo?