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L’indifferenza dell’Occidente

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di MARIA DEL ROSSO


L’ indifferenza dell’Occidente è rappresentata dalla foto scattata da Javier Bauluz  a Zahara de los Atunes, a Cadice in Spagna.

Lo scatto descrive  il cadavere di una  persona annegata, morta durante il viaggio della speranza nel Mar Mediterraneo.

Il corpo senza vita giace sulla spiaggia nell’ indifferenza dei turisti che trascorrono la giornata al mare come se non fosse successo nulla.

Il migrante vittima della cultura dello scarto come definisce Papa Francesco, è rifiutato ed emarginato dalla modernità.

È il simbolo della nostra sconfitta, della nostra frustrazione e

dell’irresponsabilità. L’ Europa ha da troppo tempo dimenticato il valore della dignità umana e della Pace.

Il volto dell’ altro, del diverso,  dovrebbe  creare il ponte dell’ integrazione e dell’ accoglienza tra i popoli ma in realtà è divenuto il capro espiatorio, la colpa dei nostri fallimenti.

In questi tempi difficili la nostra società già in crisi da molto tempo si è ammalata maggiormente con la pandemia soprattutto spiritualmente.

In tanti  hanno pensato che la situazione allarmante provocata dal  Covid-19  fosse un’ opportunità per gli esseri umani per divenire  migliori ma in realtà è peggiorata e sfociata nell’ indifferenza e nell’ egoismo  dei molti.

Oggigiorno si innalzano slogan dei partiti populisti e sovranisti che preferiscono fare la guerra ai poveri piuttosto che a un’ economia malata, provocata dalla sbornia dei potenti della terra.

Quel corpo  abbandonato solo al suo orribile e disumano  destino testimonia  il dolore a cui sono costretti a vivere coloro che non hanno voce, non hanno potere, non hanno sostegno soprattutto umano.

Nell’ era dell’ apparenza sempre più egoista tuonano ancora oggi le parole del vescovo salentino, don Tonino Bello, nella famosa lettera al fratello marocchino in cui  denuncia la nostra insofferenza nei confronti dei migranti.

“Perdonaci, fratello marocchino, se, pur appartenendo a un popolo che ha sperimentato l’amarezza dell’emigrazione, non abbiamo usato misericordia verso di te. Anzi ripetiamo su di te, con le rivalse di una squallida nemesi storica, le violenze che hanno umiliato e offeso i nostri padri in terra straniera.
Perdonaci, se non abbiamo saputo levare coraggiosamente la voce per forzare la mano dei nostri legislatori. Ci manca ancora l’audacia di gridare che le norme vigenti in Italia, a proposito di clandestini come te, hanno sapore poliziesco, non tutelano i più elementari diritti umani, e sono indegne di un popolo libero come il nostro.”

Parole forti che anche a distanza di anni sono molto attuali e raccontano il nostro paese cieco e privo di memoria che cancella la Storia dei nostri cari nonni, costretti in passato a emigrare in terre straniere per cercare fortuna, spesso umiliati, destinati al lavoro duro e sofferto pur di mantenere la propria famiglia proprio come sta accadendo ai tanti fratelli marocchini.

In questo periodo storico complesso  come lo definisce Papa Francesco :

“Noi stiamo vivendo una crisi, ma da una crisi non si esce uguali: o usciamo migliori o usciamo peggiori.

Dopo la crisi continueremo con questo sistema di ingiustizia sociale e di disprezzo per la cura della casa comune? Pensiamoci.”

Riflessioni importanti di Papa Francesco e don Tonino Bello, due grandi uomini dei Sud del mondo che guardano con attenzione alla dignità umana e agli ultimi da cui  dovremo imparare a vivere e a  prenderci cura dell’ altro, a guardare il migrante dalla pelle scura del nostro fratello che ci chiede una nuova politica del  bene comune  guardando  all’ Oriente con occhi nuovi  e nuovi sogni, priva di armi e di muri ma intrisa di ponti  e di scambi culturali.

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