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di NICO CATALANO

“Prima giornata mondiale della consapevolezza sugli sprechi e la perdita alimentare”



Il 29 settembre scorso, per la prima volta si è celebrata “la Giornata internazionale della consapevolezza sugli sprechi e la perdita alimentare” a lanciarla nel nostro Paese, sono state diverse istituzioni e sigle del volontariato sociale, tra cui la rappresentanza della Commissione Europea in Italia, FAO E-learning Academy, Future Food Institute, Campagna Spreco Zero e Fondazione Fico. Secondo la FAO, circa il 33% di quello che annualmente viene prodotto dalla filiera agroalimentare mondiale viene sprecato. Pertanto, ogni anno circa 1,4 miliardi tonnellate di cibo, purtroppo finisce nella spazzatura, in soldoni una quantità pari ad una perdita economica mondiale di oltre 600 miliardi di euro. Contrastare e quindi ridurre le perdite e gli sprechi alimentari è diventata una priorità assoluta per diversi aspetti. In primo luogo, come è riportato in diversi studi pubblicati proprio dalla FAO, la quantità totale di cibo che nel globo viene sprecata, risulta essere pari a circa quattro volte, quello necessario a nutrire gli oltre ottocento milioni di esseri umani che in varie parti del Pianeta a causa di guerre e carestie soffrono gli effetti della malnutrizione. Appunto per questo, mobilitarsi per ridurre concretamente gli sprechi alimentari significa contribuire nel risolvere il vergognoso fenomeno della fame nel mondo. Inoltre, gli sprechi di prodotti alimentari oltre a dissipare una mole enorme di energia generata dai combustibili fossili, causano la perdita di acqua e fertilità del suolo, risorse primarie e limitate, purtroppo utilizzate per ottenere del cibo che non raggiungerà mai le tavole, un processo non sostenibile per i già fragili equilibri ecologici del nostro pianeta. A tutto questo, vanno aggiunti i danni ambientali, difatti lo spreco alimentare è responsabile di circa 4,4 miliardi di tonnellate di gas serra che annualmente viene emesso nell'atmosfera. Una quantità considerevole di anidride carbonica, ossido di azoto e gas metano che contribuisce all’aumento del surriscaldamento globale con i conseguenti cambiamenti climatici dagli effetti negativi per gli ecosistemi e le attività umane. Le cause dello spreco di cibo, sono diverse, economiche, sociali, politiche e culturali, sicuramente da ricercare nell’ attuale sistema di produzione agroindustriale, basato sia sull’ottica estrattiva così come su quel consumismo senza limiti che da tempo caratterizza le società occidentali. Oggi nel pieno di una crisi climatica e sanitaria in corso, nessun obiettivo è più urgente di quello di agire per il Pianeta, anche attraverso una nuova consapevolezza su sprechi e perdite alimentari. Di conseguenza, la prima giornata internazionale istituita dall'Onu per combattere lo spreco alimentare, rappresenta un importante occasione per capire e riflettere sui nostri comportamenti individuali e sulla responsabilità delle istituzioni per favorire un'economia sostenibile e circolare. Mancano dieci anni al 2030, è giunto il momento di impegnarci tutti assieme per mettere in atto azioni collettive e cooperative per raggiungere gli obbiettivi dell’Agenda 2030 ONU per lo Sviluppo Sostenibile.

Fonte della Foto: la Repubblica.it