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Il Web e i giochi pericolosi

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di ROSA MANNETTA

Pochi giorni fa, un ragazzino di 13 anni è stato scoperto dal padre che “dialogava” in una chat del suicidio.

 

Lo sconosciuto in questa chat gli scriveva che “morire è bello, è l’unico modo in cui puoi uscirne”. Queste sono le “chat del suicidio”, conversazioni virtuali in cui gli adolescenti vengono pilotati verso la morte. La morte attraverso dei rituali in cui vince, chi decide di togliersi la vita. Tutti si postano davanti a uno schermo e dall’altra parte siede una entità che gioca e convince i giovanissimi in un crollo di ideali...li convince a lasciarsi cadere in un burrone. E’ un mostro che li spinge a pratiche di autolesionismo, a pensieri estremi sulla bellezza della morte, della signora morte. E il ragazzino fragile, spegne il computer e si lancia nel vuoto dal balcone. Torniamo al ragazzino 13enne: negli ultimi tempi era diventato irascibile, chiuso e scontroso; chattava sempre di notte. E di notte, il padre lo ha sorpreso a chattare con la persona che gli consiglia la fine della vita. Ed è accaduto che il padre abbia letto i messaggi e abbia compreso subito le ragioni del comportamento del figliolo. E successivamente, ha denunciato il caso ai carabinieri. Questo padre ha salvato la vita al figlio. Il 29 settembre a Napoli, un bambino si è ucciso gettandosi dal balcone di casa. Questa è la differenza: il tredicenne si è salvato, lui no. Propongo questo argomento e realizzo delle interviste. Inizia Mario: “I ragazzini non devono essere lasciati soli su internet. Il controllo è necessario. I giochi sono pericolosi, soprattutto la chat del suicidio. Esiste un personaggio Jonathan Galindo. Ma chi è Jonathan Galindo? Tutto è nato da Samuel Catnipnik che nel 2012, ha creato questa maschera spaventosa. Samuel è un produttore di effetti speciali cinematografici e ha inventato questa maschera, per diletto. Qualcuno ha preso questa immagine ed ha iniziato a usarla per scopi crudeli. Sono tante le Challenge che hanno indotto al suicidio dei giovani adolescenti. Tante...ma dove sono gli adulti? Dove sono i genitori?”. Carla dice: “Io penso che i genitori non hanno tempo. Ma il tempo lo devono trovare. Il disagio dei ragazzi è enorme”. Ed ecco che bisogna considerare il disagio dei giovanissimi. Ritengo che tutti noi dobbiamo essere più presenti nella vita dei ragazzi. Dobbiamo evitare che i nostri figli diventino vittime di giochi insulsi che conducano a morire, calandosi giù nel vuoto. Ignazio Silone scriveva: “Ho fiducia nell’uomo che accetta il dolore e lo trasforma in coraggio morale”. Seguiamo i ragazzi.