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La lavorazione del Giunco: dal Salento un’alternativa sostenibile alla plastica

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di NICO CATALANO

Alcune località interne della nostra penisola, interpretano al meglio la definizione “conservativa” di luogo, contrapposta al non luogo, ovvero parafrasando Zygmunt Bauman il simbolo di quella modernità liquida.

I luoghi sono spazi identitari e relazionali, in cui i soggetti che vi abitano e le relazioni che intercorrono tra essi sono parte integrante e peculiare del posto stesso. Un esempio di questi è rappresentato da Acquarica del Capo, località del basso Salento, dove all’ombra dei torrioni di uno splendido castello di epoca Normanna, si originano e intersecano pulite viuzze di case basse dalle pareti smerigliate dal sole. Spurtari era l’appellativo con cui venivano indicati gli abitanti di questo piccolo centro, poiché da sempre produttori di “fische” e cestini ottenuti dalla lavorazione artigianale del giunco. Un mestiere secolare, tramandato di generazione in generazione, oggi purtroppo destinato a scomparire assieme a tutto il suo prezioso patrimonio di storie e antichi saperi. Prima della diffusione della plastica, dal giunco si otteneva di tutto: oggettistica, utensili, borse, scarpe, tapparelle per porte e finestre, persino le “nasse” per la pesca dei crostacei e soprattutto le ceste per trasportare la frutta appena raccolta o conservare i prodotti caseari. L’arte manuale di intrecciare il giunco era un’attività legata a quella civiltà contadina che si reggeva sul recupero, riciclo e riuso, un sistema autopoietico ma allo stesso tempo partecipativo e relazionale con la natura. Una civiltà quasi del tutto scomparsa a causa dei ritmi frenetici indotti dalla moderna civiltà dei consumi, nonché dalla smania dell’uomo moderno di volere soddisfare i suoi voluttuari bisogni imposti dal costante e irritante bombardamento da parte del futile marketing mediatico. Il Giunco è una pianta appartenente alla famiglia delle Juncaceae, annoverata da sempre tra la biodiversità vegetale pugliese, perenne e cespugliosa, che predilige le zone paludose costiere. San Foca, San Cataldo di Lecce, palude Traguano nei pressi dei laghi Alimini, Torre Colimena, Lido Marini, Torre San Giovanni, erano alcuni dei luoghi paludosi e impervi del Salento, dove fino a circa trent’anni fa, gli uomini di Acquarica si recavano per raccogliere il giunco allo stato verde. Un mestiere che si cominciava da piccoli, anche all’età di sette anni, una vita sacrificata tra il rischio di affogare e quello di contrarre la malaria, un tempo diffusa anche nei nostri areali, così come racconta il signor Rocco Giulio che assieme al compianto fratello Antonio detto Totu Visacco, per decenni hanno raccolto, prodotto e commercializzato per tutta la Puglia i manufatti originati dalla lavorazione del giunco. Gli steli della pianta una volta raccolti, prima di essere intrecciati dalla paziente laboriosità delle donne, venivano opportunamente selezionati, poi bolliti, in seguito esiccati al sole, infine sottoposti a solfatura in particolari forni di argilla.  Diverse erano le tipologie di giunco raccolto, dal “paleddhu rossu” utilizzato per lavorazioni più grossolane al “paleddhu fino” prediletto per intrecci più ricercati, vere e proprie opere d’arte, al pari di quelle esposte in questi ultimi anni nelle vetrine dei negozi più importanti di Montecarlo, Parigi e Milano, grazie a favolosi lavori forgiati dalle mani della signora Francesca Luca, una maestra d’eccellenza di quest’arte, purtroppo recentemente scomparsa. Oggi alla mancanza di nuove generazioni di raccoglitori e cestinaie, si somma la difficoltà di reperire la materia prima a causa della bonifica di gran parte di quelle che un tempo erano le terre paludose ma anche per via sia dell’agricoltura intensiva così come dell’elevata cementificazione al servizio di un turismo predatorio e non rispettoso dell’ecologia dei luoghi. Ogni anno otto milioni di tonnellate di plastica finiscono negli Oceani devastando gli ecosistemi e provocando danni anche alla salute dell’uomo. Il 2021 sarà l’anno Europeo del “Plastic Free” certamente un’occasione di rilancio per una pratica sostenibile come la lavorazione del giunco. Diventare una seria alternativa alla plastica, rappresenterebbe una rivincita per un antico mestiere nei confronti di quella modernità poco rispettosa della natura. Sicuramente un modo concreto di agire localmente e nel contempo  pensare globalmente.

Fonte della Foto: Casetascabili.com